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Tutte le news del mondo del cinema in continuo aggiornamento nella rubrica "cortomese" del sito www.inventaunfilm.it . Per ulteriori informazioni: Ermete Labbadia () inventaunfilm@inventaunfilm.it
Nella news in home page l'elenco delle manifestazioni che ci hanno inviato il materiale informativo per la rubrica "Festival di Italia" in ordine di scadenza di bando
Notizie sui festival cinematografici possono essere trovate in Festival di Italia
I mille occhi: Liliana Cavani aprirà la nona edizione, a Trieste dal 18 al 25 settembre Premio Anno Uno allo scrittore e regista tedesco Thomas Harlan
18 - 25 settembre 2010 Trieste, Teatro Miela Sarà Liliana Cavani la protagonista della serata di apertura della IX edizione de “I mille occhi”, in programma a Trieste dal 18 al 25 settembre presso la consueta sede del Teatro Miela. Novità di quest'anno, gli incontri antemeridiani si terranno presso l'Auditorium dell'ex Pescheria. Quest'edizione del festival, come sempre ideato e realizzato dall’Associazione Anno Uno, avrà come titolo “Maschere e pugnali. Una sinfonia in nero” e per il secondo anno consecutivo avrà un'anteprima il 14 e il 15 settembre a Roma presso il Cinema Trevi della Cineteca Nazionale, a conferma della crescita della manifestazione. Liliana Cavani presenterà a Trieste, nella serata di apertura, un film maledetto di grande successo come Il portiere di notte, proposto in anteprima nella nuova ristampa della Cineteca Nazionale. Della Cavani sarà interessante vedere la trilogia mitteleuropea, alla luce del suo primo film "triestino", che si appresta a girare. A sottolineare immediatamente l'integrazione e la coerenza della presenza della regista all'interno di un programma come sempre ricco di spunti e sfaccettature, il percorso della serata proseguirà con Wundkanal, film-inchiesta su un'ex-gerarca delle SS diretto da Thomas Harlan, cui quest 'anno I Mille Occhi assegnano il Premio Anno Uno. Se il protagonista di Notre nazi sta, a sua volta, girando un film-inchiesta su un ex-gerarca delle SS, quello de Il portiere di notte (interpretato da Dirk Bogarde) è proprio un ex ufficiale delle SS: si tratta del primo di una serie di accostamenti ed incroci che hanno caratterizzato fin dalla nascita il programma del festival. Il discorso prosegue nelle altre serate, che si sviluppano attorno a nuclei tematici di sicuro interesse: il secondo giorno di festival propone, ad esempio, un ragionamento su nazismo e totalitarismo globale, attraverso la visione di opere come Nuit de chien di Schroeter e Notre nazi, film diretto da Robert Kramer che è una sorta di intervista-interrogatorio sul set autoritario di Thomas Harlan. Dai film di un autore ingiustamente poco noto come Giorgio Bianchi partirà, invece, il discorso su Trieste e la prima guerra mondiale. Ancora, un percorso sulla crisi, e in particolare su come viene narrata, con classici di Pasolini, Rossellini e dei Fratelli Lumière; uno sulle istituzioni negate, con due film firmati da Brunello Rondi; e poi un omaggio a Rohmer, recentemente scomparso; e un viaggio intorno a temi come nascita, contraccezione e aborto con film di Čap, De Sica e Autant- Lara, e proprio a quest'ultimo viene dedicato un importante percorso. 18 - 25 settembre 2010 Trieste, Teatro Miela parallele" con i grandi minori di cui il cinema italiano deborda. Il programma della IX edizione conterrà omaggi, talvolta ideati in collaborazione con altre iniziative, che vanno da Giorgio Bianchi a Brunello Rondi. Fuori dall'Italia si proseguiranno gli omaggi a Schroeter e Baratier, che avevano onorato il festival con la loro presenza. Ci si rioccuperà di Papatakis e Autant- Lara, e si avvierà invece l'attenzione verso Thomas Harlan, Alain Cuny, Marc Scialom e altri cosiddetti "marginali". S'inaugurerà anche un pluriennale viaggio attraverso le rarità del cinema tedesco-federale, curato da Olaf Möller e naturalmente intitolato Germania anno zero.” I mille occhi - festival internazionale del cinema e delle arti è ideato e realizzato dall’Associazione Anno Uno con Cineteca del Friuli – Archivio cinema del Friuli Venezia Giulia, FIAF, con il contributo di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia di Trieste, Comune di Trieste e Fondazione CRTrieste. Collaborano Cineteca Nazionale e Goethe- Institut Triest. Il festival è diretto da Sergio Grmek Germani con a fianco un prestigioso comitato artistico internazionale. Per ulteriori informazioni: http://www.announo.it
IL KENIA PROTAGONISTA DELLA DICIOTTESIMA EDIZIONE DEL PREMIO CITTA’ DI VENEZIA AL CENTRO CULTURALE CANDIANI
Torna anche quest’anno - sabato 11 settembre a partire dalle ore 17.00 al Centro Culturale Candiani, il Premio Cittá di Venezia organizzato grazie all’impegno dell’associazione “Una Strada”- Onlus e al contributo dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Venezia. Il premio è assegnato a un cineasta dell'Africa o di altri continenti in via di sviluppo che, attraverso il ruolo che occupa nel mondo del cinema (critico, regista, attore, produttore), cerca di far conoscere i lavori cinematografici del suo Paese e i problemi e le risorse della sua terra. Dopo le precedenti edizioni, dedicate al cinema dell’Africa del Nord, al nuovo cinema dell’Afghanistan e del Camerun, è ora la volta del Kenia con Wanuri Kohiu vincitrice della diciottesima edizione con il film Pumzi - uno sguardo su un’Africa del futuro trentacinque anni dopo la Terza guerra mondiale - che sarà trasmesso al Candiani alla presenza della giovane regista. Programma: ore 17.00 Intervento di Roberto Ellero, direttore del Centro Culturale Candiani Proiezione e incontro con i registi: Crushing Stones (Pietraia), Iran, di Negin Vaziri e Cyrus Omoomiam. Durata 9', lingua inglese Alla ricerca di una casa, Afghanistan, di Aluk Amiri. Durata 4'30'', senza dialoghi Nel sogno dei miei piccoli sogni, Afghanistan, di Aluk Amiri, Durata 8', lingua italiana Gridami (Mela, Melograno blu), Aghanistan, di Razi Mohebi, Durata 60', lingua italiana ore 20.30 Saluto e intervento dell'Assessora alle Attività Culturali Tiziana Agostini Presentazione della vincitrice del premio Wanuri Kohiu e colloquio sul suo cinema e sul cinema del Kenya e dell'Africa dell'Est con la collaborazione di padre Fabrizio Colombo. Proiezione del film Pumzi. Durata 30', sottotitoli in italiano. Proiezione di un secondo film di Wanuri Kohiu. Durata 80' Ingresso libero http://www.centroculturalecandiani.it
NEWS DEL GIORNO 8 SETTEMBRE 2010
ZEROTRENTA CORTO FESTIVAL: IL BANDO
2010 - 6^ EDIZIONE ZeroTrenta è una manifestazione culturale il cui scopo è quello di valorizzare l’opera cinematografica breve realizzata da autori indipendenti amatoriali e professionisti. Principali promotori dell’iniziativa sono Neropiustudio Multimedia, studio di grafica e video, il Comune di Argenta (FE), l’Associazione Culturale Salamandra. La manifestazione si svolgerà nella giornata di sabato 23 e domenica 24 ottobre Il termine ultimo per l'iscrizione al festival è giovedì 30 settembre 2010, farà fede il timbro postale. Il programma della giornata di sabato si svolgerà la proiezione delle opere selezionate per il premio del pubblico, nella giornata di domenica saranno premiati gli autori dei corti vincitori. Il concorso prevede due premi principali: · Concorso ZeroTrenta, che vedrà premiato il miglior cortometraggio tra tutti quelli pervenuti alla redazione del festival; · Concorso Corti Emiliani, che vedrà premiato il miglior cortometraggio il cui autore è residente in Emilia Romagna; Possono partecipare al concorso nazionale opere di finzione di qualsiasi genere (thriller, commedia, sperimentale, ecc.), realizzate da autori di qualsiasi nazionalità residenti su tutto il territorio italiano. Sono esclusi dal concorso opere documentarie. Concorso “ZEROCLIP” Accedono a questa sezione del concorso tutti i video-clip musicali con colonna sonora originale. Per maggiori info in particolare su premi e quote d'iscrizione: http://www.zerotrenta.net
I VINCITORI DEL VILLAMMARE FILM FESTIVAL
E' Colors di Gianni Del Corral, il corto vincitore della nona edizione del Villammare Film Festival, andata in scena a Villammare (SA) dal 25 al 28 Agosto 2010. Questa storia delicata, che in soli tre minuti e con degli interpreti bambini racconta il problema attuale della multiculturalità nelle scuole e delle relazioni interrazziali , ha convinto la giuria artistica composta dallo sceneggiatore Giorgio Arlorio, dal regista Nino Russo, dall'attrice Alessandra Borgia e dal giornalista Gaetano Bellotta. Diverso invece è stato il verdetto della giuria popolare che durante l'ultima sera del Villammare Film Festival ha scelto il corto "Lo sguardo ritrovato" di Marco Ottavio Graziano, un film dove la riuscita interpretazione di Paolo Ferrari ha tratteggiato il tema della solitudine e dei rapporti tra nonni e nipoti.
NEWS DEL GIORNO 7 SETTEMBRE 2010
DAL 10 SETTEMBRE AL VIA LA 15^ EDIZIONE DEL MILANO FILM FESTIVAL
Dal 10 al 19 settembre torna il Milano Film Festival. La quindicesima edizione della rassegna cinematografica organizzata Esterni si svolgerà in cinque luoghi il teatro Strehler, il Teatro Studio, il Teatro dal Verme, il Parco Sempione e l’Acquario Civico. Si potranno anche vedere i 47 corti selezionati al Concorso Internazionale Cortometraggi. Ogni genere, lingua e formato: storie, documentari, animazioni, film, sperimentali... Oltre al concorso cortometraggi il festival è ricchissimo di sezioni tra cui: Lungometraggi: 10 film selezionati tra oltre 800 iscritti al Concorso Internazionale Lungometraggi: solo opere prime e seconde, sguardi e storie provenienti da ogni parte del mondo. Jim Jarmusch: 30 anni di carriera celebrati con una retrospettiva completa. Tutte le opere, i video, le collaborazioni. Da non perdere The Limits of Control, anteprima italiana dell'ultimo film Colpe di Stato: 7 opere selezionate tra le oltre 200 iscritte al concorso per presentare il quadro complesso del sistema di potere e degli interessi che lo governano. Un'area dedicata al Parco, tutti i giorni incontri. Visioni d'autore: Il concorso lanciato da Milano Film Festival e Fastweb: 50 cortometraggi da tutto il mondo, 10 selezioni tematiche per raccontare 15 anni di corti. Immigration day: Tre documentari su un Paese che ha smesso di essere accogliente. Un percorso attraverso testimonianze, parole, immagini.
La giuria, composta da Martha Capello, Andrea Dall’Asta, Prati Kulshreshtha, Saretto Cincinelli e presieduta da Vittorio Dalle Ore, ha valutato i film in concorso e ha deciso i vincitori. Il Gran Premio Asolo per la miglior opera in concorso viene assegnato a “Les Larmes de la Luciole” (Francia, 2009, 15’30’’) di Antoine Mocquet. Per la categoria Film sull’Arte vince “Saiva” (Norvegia, 2010, 8’) di Tuva Synnevag. Nella sezione Biografie d’Artista vince “Maria Lai – Ansia d’Infinito” (Italia, 2009, 52’) di Clarita di Giovanni. Il miglior film sull’Architettura è “Lettera 22” (Italia, 2009, 46’) di Emanuele Piccardo. Come miglior film sul Design è stato scelto “Lino Sabattini” (Italia, 2010, 50’) di Gianluca Migliarotti. Nella sezione Produzione di Scuole di Scuole di Cinema vince “Éjfél – Midnight” (Ungheria, 2009, 18’) di György Mòr Kàrpàti. “Murgia – Tre Episodi” (Italia, 2008, 60’) di Cosimo Terlizzi è stato eletto miglior opera per la categoria Armonia e Territorio. Il miglior film di Videoarte e Computer Art è “Dimmi chi sono” (Italia, 2009, 4’55’’) di Andrea Biagioni. Il Premio Gian Francesco Malipiero per la miglior colonna sonora originale viene assegnato a “Ergo” (Ungheria, 2008, 12’) di Geza M. Toth. Il Premio Speciale della Giuria viene assegnato a “Poesia che mi guardi” (Italia, 2009, 50’) di Marina Spada. “Basilicata Coast to Coast” (Italia, 2010, 115’) di Rocco Papaleo vince la Targa del Presidente della Repubblica. La giuria ha dedicato una Menzione Speciale ai seguenti film: “Sìncronizacìa” (Lituania, 2009, 8’3’’) di Rimas Sakalauska, “News, Weather & Sports” (Canada, 2010, 23’) di Dan Hudson, “Helen Keller” (Italia, 2010, 7’) di Alessandra Caccia, “Ich Bin’s. Helmut” (Germania-Svizzera, 2009, 10’) di Nicolas Steiner, “Formic” (Germania, 2010, 3’43’’) di Roman Kalin e Florian Wittmann e “Space Drawning n°5” (Russia, 2009, 1’02’’) di Sai Hua Kuan. http://www.asolofilmfestival.it
ACQUEDOLCI INDEPENDENT FILM FESTIVAL (AIFF) 2010:I VINCITORI
La terza edizione dell’Acquedolci Independent Film Festival (AIFF) – concorso internazionale per cortometraggi indipendenti certificato Top Video da Tutto Digitale ed organizzato dalla Pro Loco Acquedolcese “San Teodoro” presieduta da Francesco Sciambarella e dalla PsychoLand di Iarumasami (aka Antonio G. Valenti) con il contributo del Comune di Acquedolci – si è conclusa ufficialmente lo scorso 29 agosto con la proiezione e la premiazione delle opere in concorso. Nell’elegante ed evocativa atmosfera dell’ex Cinema all’aperto Aurora di Aliberti – sede dell’AIFF sin dalla seconda edizione – l’evento ha fatto registrare il più ampio e manifesto gradimento dei presenti. Ecco i premiati: Premio AIFF 2010 Intesa Sanpaolo – Miglior cortometraggio a Il mio ultimo giorno di guerra di Matteo Tondini (Italia) – già vincitore, tra l’altro, del premio “Miglior corto straniero” al Los Angeles International Family Film Festival 2010 e del Giffoni Film Festival 2009. Smáfuglar (2 birds) di Rúnar Rúnarsson – corto islandese candidato all’Oscar nel 2009 e Zibaldone (Italia) di Luca Nestola si sono classificati rispettivamente al 2° ed al 3° posto su 286 opere iscritte all’edizione 2010 del Festival. A Rubami il cielo, diretto dal barese Daniele Cascella per la Scuola Media Statale “Renato Moro” di Barletta, è stato assegnato il Premio AIFF/Scuola 2010. Il catanese Alfio D’Agata, con il suo Clamoroso al Cibali, si è aggiudicato il Premio AIFF/Sicilia 2010, tributato dai Lamantino Brothers di San Benedetto del Tronto in collaborazione con la Scuola di Cinema di Roma Premio AIFF/DOC 2010 a “Be water, my friend” (Italia/Uzbekistan) di Antonio Martino, giovane regista indipendente già vincitore del Premio Ilaria Alpi 2007. A Do you see me? di Alessandro de Cristofaro è andato il Premio PsychoLand 2010 ( Tra gli altri riconoscimenti tributati nel corso della serata conclusiva del Festival: Premio AIFF/CLIP 2010 a Nasca Patasca di Guglielmo Manenti; Premio AIFF/Animazione 2010 a Gamba Trista di Francesco Filippi; Premio GooWai 2010 (Miglior fotografia) a Il mio ultimo giorno di guerra di Matteo Tondini; Premio della Stampa a Come si deve di Davide Minnella; Premio della Giuria popolare a DisAbili di Angelo Cretella; Menzione speciale Miglior sceneggiatura a François di Dario Gorini e Iacopo Zanon; Menzione speciale Miglior attrice protagonista a Lucianna De Falco per La grande menzogna di Carmen Giardina; Menzione speciale Miglior cortometraggio d’azione a Spinacity: fuga da Spinaceto di Aiman Sadek. Per ulteriori informazioni http://www.psycholand.it
NEWS DEL GIORNO 3 SETTEMBRE 2010
RIFF : IL BANDO
Sono aperte le iscrizioni per la decima edizione del Roma Independent Film Festival, On line il bando di concorso Sino al 15 dicembre 2010 sarà possibile presentare opere cinematografiche per partecipare alla decima edizione del RIFF - Roma Independent Film Festival - che si terrà a Roma dall’17 al 25 marzo 2011 presso il Nuovo Cinema Aquila. Tutte le informazioni per iscriversi e il bando sono presenti sul sito www.riff.it. Anche quest’anno il RIFF offrirà ai filmakers l’occasione per presentare opere originali in anteprima assoluta: la sezione New Frontiers, dedicata alle opere prime, già da cinque anni raccoglie e presenta, in prima serata, pellicole provenienti da tutto il mondo, dando particolare rilievo alla produzione italiana. Tra i premi in palio, quello patrocinato dalla Regione Lazio, del valore di 2.500 euro, da destinare allo sviluppo del progetto vincitore nella sezione “miglior cortometraggio” e il Premio Distribuzione, offerto anche quest’anno dal Nuovo Cinema Aquila – sede della manifestazione – che consiste nella possibilità per il film di lungometraggio vincitore di rientrare nella programmazione del cinema. Confermato per il secondo anno il Premio CURRENT per il miglior lavoro originale nel settore del documentario-inchiesta. Verrà selezionata un’opera sul tema ‘Inchiesta Internazionale: un opera che tratti una tematica di rilievo internazionale e che s’ispiri al format d’inchieste internazionali e italiane Vanguard, in onda ogni martedì e mercoledì su Current (canale 130 Sky). Il premio consiste nell’acquisizione da parte di Current dell’opera vincitrice, che verrà successivamente trasmessa sul canale 130 Sky. Le opere selezionate per il concorso saranno oltre 150 Queste le sezioni in concorso: Feature Films (lungometraggi); New Frontiers (opera prima); Documentary Films (documentari a tema libero e sui diritti umani); Short Films (cortometraggi); International Student Films (per studenti delle scuole di cinema); Animation (animazione); Screenplays & Subject (sceneggiature & soggetti); Il programma del RIFF 2011 sarà arricchito da retrospettive e seminari concernenti vari aspetti della cinematografia. Al termine del Festival verranno assegnati i RIFF Awards per un valore di oltre 50.000 Euro. Con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, il contributo del Ministero dei Beni Culturali – DGC e il contributo dell’Assessorato alla Cultura, Spettacolo, Sport e Turismo della Regione Lazio, il Roma Independent Film Festival registra ogni anno crescenti apprezzamenti e si conferma come un importante appuntamento per il cinema indipendente.
GRAN GALA' DEL MADE IN ITALY - 08 SETTEMBRE 2010 – AMALFI
Amalfi, scenario incantevole e suggestivo della Costiera Amalfitana, diventa set della Moda d’Eccellenza con 3 importanti eventi, nei primi giorni di settembre. Il ‘Gran Galà del Made in Italy’, evento promosso dalla Regione Campania Assessorato al Turismo ed ai Beni Culturali e dalla Provincia di Salerno, con il co-finanziamento dell’Unione Europea, POR FESR Campania 2007/2013 (asse 1 Ob. 1.12), nasce per celebrare l’Alta Moda italiana con la eccezionale presenza della stilista Raffaella Curiel. Conducono la serata, la bellissima Francesca D’Auria al fianco di Massimiliano Buzzanca. Ospiti della kermesse Monica Sarnelli, il cantante Bruno Cuomo ed il cabarettista Peppe Iodice dal programma cult di Italia 1‘Zelig’. Oltre alla partecipazione con l’Alta Moda di Raffaella Curiel, nel contesto della serata la Moda di Positano, moda celebrata in tutto il mondo. L’evento gode del Patrocinio della Regione Campania, Assessorato al Turismo ed ai Beni Culturali, la Provincia di Salerno, l’Ente Provinciale Turismo di Salerno, Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo di Amalfi ed il Comune di Amalfi. Lo spettacolo si tiene nel teatro all’aperto ‘La Darsena’ di Amalfi con inizio alle ore 21.30
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Si è conclusa la tredicesima edizione del festival Inventa un Film Lenola 2010, organizzato dall'Associazione Culturale Cinema e Società, presieduta da Ermete Labbadia, in collaborazione con Panalight, Sefit CDC, Technicolor, LVR, Regione Lazio, Provincia di Latina, Comune di Lenola e Banca Popolare di Fondi Inventa un Film è un concorso di cortometraggi a tema con argomento del tema stesso che varia anno dopo anno. Il tema di questa edizione “Storie dei nostri giorni” ha fatto registrare l’ adesione di 803 cortometraggi provenienti da 57 nazioni. Le varie giurie che si sono alternate nel valutare i corti in concorso e composte da Elisabetta Ribacchi (Coming Soon Television), Tuono Pettinato (Superamici), Emanuela Panatta (attrice, regista, danzatrice, presentarice TV), Vincenzo Gioanola (autore e regista di film di animazione), Cristina Cellini (Attrice), Emanuela Mascherini (attrice, autrice), Ines Manca (pittrice e regista), Dina Tomezzoli (Lazio TV, Musicaradio 101.5), Carmen Siciliano (regista e scrittrice), Laura Curreli (segretaria di edizione), Quintino Di Marco (Prove Aperte), Paolo Conte (Handiamo), Alessandro La Noce (sociologo), Enza Iadevaia (autrice e produttrice), Marco Saputo (sociologo) hanno assegnato i seguenti premi:
SEZIONE AUTORI ITALIANI: Primo premio: Home (Francesco Filippi) Secondo Premio: Uerra (Paolo Sassanelli) Terzo Premio: Habibi (Davide Del Degan) Miglior regia: Uerra (Paolo Sassanelli) Miglior sceneggiatura: Home (Francesco Filippi) Miglior interprete: Anna Orso per Il talento di Fabio di Andrea Di Bari Miglior fotografia: Debora Virzi per Habibi di Davide Del Degan Miglior colonna sonora: Andrea Vanzo per Home di Francesco Filippi Premio Messaggio Importante: Rec stop & Play (Emanuele Pisano) Miglior montaggio: Mauro Modella per La pistola di Enrico Ranzanici Premio Inventa un Cartoon Italia: Nuvole, Mani (Simone Massi) Premio Cinema che verrà: La pistola (Enrioco Ranzanici) Miglior Mediometraggio: Il talento di Fabio (Andrea Di Bari)
Primo Premio sezione scuola: Prevenire è vivere: Liceo Scacchi di Bari Secondo premio sezione scuola: Con i miei occhi: liceo Classico Pitagora di Crotone Terzom Premio sezione scuola: Incroci: Istituto d'Istruzione Superiore di Riposto (CT)
SEZIONE LENOLAFILMFESTIVAL: Primo Premio: After Tomorrow (Emma Sullivan – Inghilterra) Secondo Premio: The postcard (Stefan Le Lelay – Francia) Terzo Premio: La condena (Mario De La torre - Spagna) Miglior regia: After Tomorrow (Emma Sullivan – Inghilterra); 5 recuerdos (Oriana Alcaine , Alejandra Marquez – Spagna, Messico) Miglior sceneggiatura: The postcard (Stefan Le Lelay - Francia ) Miglior interprete: Aisling Loftus per Jade di Daniel Elliott - Inghilterra Miglior fotografia: 5 recuerdos (Oriana Alcaine , Alejandra Marquez – Spagna, Messico) Miglior colonna sonora: César Benito per Una vida mejor (Luis Fernandez Reneo – Spagna) Premio Messaggio Importante: El nunca lo haria (Anartz Zuazua – Spagna) Miglior montaggio: Iago Lopez Marcos e Luis Fernandez Reneo per Una vida mejor (Luis Fernandez Reneo – Spagna)
SEZIONE ANIMAZIONE Primo premio: El misterio del pez (Giovanni Maccelli – Spagna , Italia) Secondo premio: Airport Tunnel (Vitor Hugo - Portogallo) Terzo Premio: Nuvole, mani ( Simone Massi – Italia)
Grande successo per l’ esposizione “Inventa un Film – sogni in mostra” con opere d’arte realizzate con materiale riciclato e/o a basso costo. Tra gli artisti premiati, che hanno esposto, Gaetano Muratore, Eleonora Battaggia, Bruno Vivino, Antonella Berlen, Raffaella Riccio, Riccardo Wilczek.
13° Festival Inventa un film Lenola 2010
Si spengono le luci
Prima serata : 28 luglio
Sogni in mostra: Eleonora Battaggia
La prima serata si avvia alla conclusione
29 luglio: Sogni in mostra: Bruno Vivino
30 luglio: Oltre ai registi anche le scuole. Nella foto l'arrivo a Lenola dell'Istituto d'Istruzione di Riposto in provincia di Catania
31 luglio Sezione scuole: Primo Premio sezione scuola: Prevenire è vivere: Liceo Scacchi di Bari Secondo premio sezione scuola: Con i miei occhi: liceo Classico Pitagora di Crotone Terzo Premio sezione scuola: Incroci: Istituto d'Istruzione Superiore di Riposto (CT)
31 luglio ore 15.00 Pausa prima dei mediometraggi
31 luglio: Gaetano Muratore e i suoi androidi sognanti
31 luglio: Antonella Berlen: quando una bottiglia sogna...
Sogni in mostra: Raffaella Riccio: Costumi di scena con materiale riciclato
Androidi al tramonto...
Raffaella Riccio: Riciclo '700
In giuria Carmen Siciliano
In giuria Ines Manca
Gli androidi si muovono
31 luglio: Sogni in mostra Pineta Mondragon
Sogni in mostra: Premiazione Raffaella Riccio
1 agosto 2010: si avvicina la premiazione "Chi tanto... e chi niente"
1 agosto: Riccardo Wilczek : La potenzialità del legno
1 agosto: serata finale
Tra i registi presenti selezionati per la finale Erika Fiscella (Anima incompresa)
Tra i registi presenti, selezionati per la finale, Riccardo Banfi (Buonanotte)
Tra i registi presenti: Marco Zangardi (Generoso Est)
In giuria al 13° Festival Inventa un Film: Elisabetta Ribacchi
In giuria al 13° Festival Inventa un Film: Emanuela Mascherini
In giuria al 13° Festival Inventa un Film: Emanuela Panatta
In giuria al 13° Festival Inventa un Film: Quintino Di Marco
In giuria al 13° Festival Inventa un Film: Enza Iadevaia
1 agosto: sogni in mostra: la premiazione di Riccardo Wilczek e Gaetano Muratore
I registi a telefono non rispondono e allora ci si rivolge a Lei
....
Pronto... Emanuela?
Premio miglior mediometraggio a "Il talento di Fabio" di Andrea Di Bari.
Premio per miglior montaggio e premio Cinema che verrà ad Enrico Ranzanici di Brescia, con il cortometraggio "La pistola".
Secondo classificato e Miglior regia: Uerra di Paolo Sassanelli. Presente a Lenola il produttore del cortometraggio Tommaso Arrighi, che ritira i premi.
Miglior interprete è Anna Orso per il film "Il talento di Fabio" di Andrea Di Bari, che presente alla serata finale ritira il premio.
Andrea Di Bari ed Enrico ranzanici, tra i premiati del tredicesimo festival Inventa un Film Lenola 2010.
L'ultima foto
Le foto fin qui inserite sono di Salvatore Spirito, Ermete Labbadia, Giuseppe Davia, Paolo Conte, Roberto Terelle, Eleonora Battaggia
“Control è un film sui Joy Division (celebre rock band degli anni 80) e su Ian Curtis, diretto da Anton Corbijn ( che tra i tanti, ha diretto videoclip di U2, Metallica, Depeche Mode, Coldplay), in uscita il prossimo 25 ottobre in tutte le sale cinematografiche italiane per Metacinema. Il film è stato premiato anche al Festival di Cannes 2007 con il “Best Camera Act”. Vi pubblichiamo l'intervista integrale al regista Anton Corbijn (www.inventaunfilm.it è il primo sito cinematografico italiano in ordine cronologico a pubblicarla)
INTERVISTA AD ANTON CORBIJN
D: Quando il produttore Orian Williams le ha proposto di dirigere un film, lei gli ha confessato che in realtà stava già pensando ad allargare i suoi orizzonti professionali…
R: Erano 5 anni che accarezzavo l’idea di dirigere un film. Quando fai il fotografo per così tanto tempo, è positivo cimentarsi in qualcosa di diverso. Avevo già realizzato dei video, dei cortometraggi, avevo fatto il grafico e lo scenografo per il teatro e per quanto riguarda la fotografia avevo fatto tanti progressi e battuto molte strade. Il cinema era una cosa alla quale avevo sempre pensato anche perché nel corso degli anni ho fotografato tanti registi e attori, e avevo voglia di raccontare una storia attraverso un mezzo diverso dalla macchina fotografica.
D: Dopo aver rifiutato il progetto una prima volta, alla fine ha accettato perché ha capito che doveva essere lei a raccontare la storia di Curtis e dei Joy Division?
R: Ripensandoci credo proprio che sia andata così. Inizialmente non ne ero sicuro perché non avevo mai diretto un film e non volevo rovinare un progetto che avrebbe potuto essere realizzato da qualcun altro meglio di me. Non volevo fare un brutto film altrimenti ci sarebbero voluti anni prima che Ian Curtis avesse avuto il film che meritava.
D: Ricorda la sua esperienza personale con Ian?
L’ho incontrato di persona due o tre volte. Il primo incontro, quello per la foto in metropolitana, è stato piuttosto breve, solo dieci minuti. All’epoca il mio inglese era piuttosto scarso, e ricordo di aver tentato di dire qualche parola per presentarmi ma nessuno dei componenti del gruppo aveva voluto stringermi la mano. Dopo aver scattato le foto, però, vennero tutti a salutarmi e a darmi la mano e questo voleva dire che in qualche modo gli ero piaciuto subito, ancor prima di vedere le fotografie. Quando poi gliele mandai, ricordo che le gradirono moltissimo, a differenza di tutti gli altri. Infatti quelle foto non piacquero a nessuno perché a nessuno piace guardare la nuca di una persona. E quindi nessuno le pubblicò anche se il gruppo usò uno di quegli scatti per un singolo. Poi Rob Gretton mi chiese di andare a Manchester per fotografarli di nuovo mentre preparavano il video di ‘Love Will Tear Us Apart’. E quello fu il secondo incontro ma anche in quel caso non riuscii ad intavolare una grande conversazione con loro visto che il mio inglese era ancora piuttosto scarso. Inoltre ero anche molto timido. Una cosa interessante della mia scarsa conoscenza dell’inglese era che non capivo i testi delle canzoni di Ian ma riuscivo a sentire che si trattava di argomenti pesanti e importanti; dalla maniera in cui cantava, si capiva che si trattava di cose che gli stavano a cuore. E inoltre i Joy Division erano il motivo per cui mi ero trasferito in Inghilterra anche perché c’era una grande differenza, per me, tra i musicisti olandesi e quelli inglesi. In Olanda, la musica sembrava una sorta di hobby pagato dallo stato mentre in Inghilterra appariva piuttosto come una fuga da una certa forma di vita.
D: Crede che le sue esperienze dirette le siano servite a capire e descrivere meglio Ian Curtis?
R: Credo che il fatto di averli frequentati almeno un po’ mi abbia aiutato a capire il contesto del film e ciò che resta di quell’epoca. Le mie fotografie e il mio video Atmosphere] hanno avuto un certo successo e ormai mi sento accettato e non più straniero.
D: Si può dire che il film si regga tutto sulla scelta dell’attore che interpreta Ian Curtis. Ha sentito il peso di questa responsabilità?
R: Sono perfettamente d’accordo con lei perché la scelta dell’attore era fondamentale e devo dire che era una cosa che mi spaventava parecchio. Quando cerchi un attore, inizi sempre da quelli più famosi e devo ammettere di aver contattato un paio di attori molto conosciuti. Poi ho fatto tante ricerche a Londra e nel nord dell’Inghilterra, ho visionato le cassette con i provini e alla fine ne ho vista una con Sam Riley. C’era qualcosa in lui che mi ha fatto ripensare ai giorni trascorsi con i Joy Division. Quando arrivai in Inghilterra alla fine degli anni 70, incontrai quei musicisti ragazzini che non avevano un soldo, erano vestiti male, erano malnutriti e fumavano una sigaretta dopo l’altra. E Sam Riley era esattamente così: magrissimo, senza soldi e inoltre fumava nella stessa maniera. Quello che avevo davanti, non era solo un attore ma anche un ragazzo che sembrava uscito dritto dritto dagli anni 70. Ho sentito immediatamente che era quello giusto. Ciò detto, ero nervosissimo e molto preoccupato di aver fatto la scelta giusta, perché pensavo che non avesse abbastanza esperienza. Ma quando venivo assalito dai dubbi, pensavo a Kes, di Ken Loach. Mi piace l’innocenza di quel ragazzino, e volevo lo stesso da Sam Riley. C’è una bellissima onestà e un magnifico realismo nell’inesperienza delle persone. E quello che ha fatto Sam è estremamente credibile; ha lavorato tantissimo e ha messo tutto se stesso in quel ruolo.
D: Aveva deciso sin dall’inizio di girare in bianco e nero?
R: No, anche se sono tanti coloro che pensano che io lavori solo col bianco e nero ma non è affatto così perché ho lavorato parecchio con il colore. Ma i miei ricordi dei Joy Division sono essenzialmente in bianco e nero e se guardate le immagini che ci sono in giro sui Joy Division, soprattutto le fotografie, il 99% del materiale è in bianco e nero. La ragione è che trattandosi della fine degli anni 70 e gli inizi degli anni 80, tutte le più importanti riviste di musica erano ancora in bianco e nero. Prima di aver diritto ad una fotografia su una rivista a colori, una band doveva avere inciso almeno un grande successo ed essere diventata un po’ più commerciale ma i Joy Division non avevano ancora pubblicato nulla che avesse avuto successo. Inoltre, anche le copertine dei loro album erano tutte in bianco e nero e loro si vestivano prevalentemente di grigio o giù di lì. Per tutti questi motivi credo che sia stata la scelta giusta per un film sui Joy Division.
D: Il film ha un aspetto molto pulito e semplice, cosa che non capita spesso con i film che hanno a che fare con la musica…
R: E’ vero, ha ragione, ma io volevo che fosse così.
D: Che cosa la preoccupava di più nel dirigere il suo primo film?
R: Dirigere gli attori, che per me era una cosa nuovissima. Quando scatto le fotografie, faccio un po’ di regia ma è una cosa del tutto naturale e diversa. Speravo che fosse lo stesso per un film ma devo dire che ho dovuto imparare tante cose su come si dirigono gli attori.
D: E dopo CONTROL ha voglia di realizzare un altro film?
R: Mi piacerebbe dirigere un altro film, ma vorrei che fosse un film d’azione, con più tensione, forse un thriller. Dirigere un film, per qualcuno che non ha una preparazione specifica in materia, è un autentico mistero. Ma dopo averne fatto uno, capisci tante cose e a quel punto riesci a concentrarti molto di più sugli elementi importanti della regia. Dirigere CONTROL è stata una bellissima esperienza, forse la più completa e intensa che abbia vissuto finora. Molti scatti fotografici richiedono una grande intensità ma è pur vero che si tratta sempre e solo di attimi mentre quando dirigi un film l’intensità dura molto più a lungo.
LA GENESI DEL FILM
DECADES
Come capita con tanti film, la storia di CONTROL è iniziata circa 10 anni fa con un’incursione in una libreria da parte del produttore Orian Williams che in quell’occasione acquistò il libro ‘Touching From a Distance’, racconto biografico di Deborah Curtis sulla breve vita del defunto marito, Ian Curtis, enigmatico e tragico cantante della band dei Joy Division. Il libro inizia parlando dell’adolescenza di Ian Curtis a Macclesfield, cittadina alla periferia di Manchester, in Inghilterra. Poi, attraverso il punto di vista personale e unico di Deborah Curtis, il libro racconta il rapporto tra i due e il loro matrimonio illustrando al contempo la storia del gruppo musicale. Nonostante abbiano inciso solo due album nel giro di tre anni, i Joy Division sono stati i capofila del filone post-punk, e la loro influenza si è fatta sentire su gruppi quali The Smiths, U2 e successivamente su band contemporanee quale The Killers, Bloc Party e The Editors. Il vero interesse del libro è l’analisi ravvicinata e intima dell’anima tormentata del depresso cantante dei Joy Division: pagina dopo pagina, il libro svela i retroscena e le sfaccettature della sua acuta depressione, dei suoi sensi di colpa e del pessimo stato di salute che lo portarono alla fine a suicidarsi a soli 23 anni. “Ho comprato il libro nel 1997, quando venne pubblicato negli Stati Uniti,” ricorda Williams. “L’ho tenuto in auto per un paio di giorni e quando un produttore amico mio amico l’ha visto, mi ha detto: ‘Che cosa ci fa quel libro nella tua macchina? Lo sai che potrebbe diventare un gran film!!’. A quel punto Williams diede il libro all’amico produttore affinché facesse ulteriori ricerche sull’argomento e sulla fattibilità del progetto mentre lui si concentrava sulla produzione di L’ombra del vampiro con John Malkovich e Willem Dafoe. Ma dopo qualche tempo, mentre faceva colazione con il suo amico, il libro tornò nelle sue mani. “Non lo vedevo da tempo e quindi non ci pensavo più mentre il mio amico non lo aveva neanche letto,” commenta Williams (parlando di Touching From a Distance). “Lo misi in libreria e un paio di settimane dopo, un regista amico mio venne a casa mia, vide a sua volta il libro e mi fece la stessa domanda: ‘Che cosa hai intenzione di fare con quel libro?’
PASSOVER
Con rinnovato slancio, Williams fece qualche telefonata e venne fuori che l’autrice Deborah Curtis, moglie del defunto Ian, aveva già autorizzato un adattamento cinematografico del libro ma che la società di produzione newyorchese coinvolta nel progetto era bloccata in una specie di inferno da circa 3 anni. A quel punto Williams venne contattato dal regista che all’epoca era stato scelto per dirigere il film che gli chiese di aiutarlo a far decollare la produzione ma nel giro di poco tempo fu chiaro a tutti che il film non sarebbe mai stato realizzato. Per farla breve, l’opzione sul libro non venne rinnovata e la società di produzione inizialmente interessata al progetto svanì come per incanto. Dopo aver parlato con Deborah Curtis e con la figlia Natalie, Williams e il suo socio in produzione dell’epoca, Todd Eckert, avviarono un processo durato 8 mesi per conquistare la loro fiducia e per proporre alle due donne la loro visione per un nuovo adattamento che agli occhi di Debbie doveva diventare il racconto definitivo della vita del marito da destinare alla generazioni future. Con la benedizione di Debbie, Williams ottenne i diritti sul libro e diede il via alla nuova produzione. Qualche tempo dopo, Deborah e Natalie Curtis gli presentarono Tony Wilson, l’uomo che aveva scritturato i Joy Division per incidere un album con la sua etichetta musicale, la Factory Records e che gli aveva procurato la prima apparizione televisiva, il quale ha avallato il progetto e si è imbarcato nell’avventura in qualità di co-produttore. Pur mantenendo il libro come punto di partenza, Williams aveva spiegato a Deborah che il film avrebbe dovuto scavare ulteriormente nella sua storia e svilupparsi di conseguenza. “Volevo essere certo che il film coprisse tutti gli aspetti della vita di Ian,” sottolinea Williams, “e lei era d’accordo su questo. Il che voleva dire implicitamente: devo parlare anche della storia di Annik Honoré – la donna della quale Ian Curtis si era innamorato e che aveva causato la fine del suo matrimonio -. “Ian era molto preso da Annik, e noi volevamo che la vita di Annik facesse parte del film (anche se nel libro, Touching From a Distance, la sua presenza è appena accennata). Volevamo mettere pienamente in luce il ruolo che la ragazza ebbe nell’intera vicenda umana di Ian,” commenta Williams. Per raccontare le cose in maniera completa e esaustiva era necessario includere anche la versione della storia raccontata dagli altri componenti della band, che sarebbe diventata parte integrante del film, vale a dire Bernard Sumner, Peter Hook e Stephen Morris, oggi conosciuti come New Order. E così ottenuto l’accordo e l’approvazione di Debbie Curtis, e grazie al sostegno dei New Order, cominciò la ricerca del regista più adatto a dirigere il film.
HEART AND SOUL
Diversi mesi prima di concludere l’accordo con Deborah Curtis, per motivi assolutamente indipendenti dal film, Williams aveva scritto una messaggio di posta elettronica al famoso fotografo Anton Corbijn (era la fine del 2001) incoraggiandolo a dirigere il suo primo film e gettando – sperava lui – le basi per una futura collaborazione. “Il messaggio diceva più o meno quanto segue: ‘Credo che sarebbe un’ottima idea se dirigessi un film,” ricorda Williams. “E lui rispose dicendo che era da tempo che pensava a qualcosa di nuovo da fare e che stava considerando l’ipotesi di percorrere nuove strade professionali, di esplorare nuove opportunità e aprire un nuovo capitolo nella sua vita. Il suo messaggio di risposta diceva: ‘Mi hai scritto nel momento più opportuno; perché non ci vediamo uno di questi giorni?” Anton Corbijn, che si era fatto un nome prima con le fotografie e poi con i video musicali realizzati per gruppi quali gli U2 e Depeche Mode (oltre ad aver fotografato gran parte dell’aristocrazia del rock), cominciò il suo rapporto con Williams precisando che se mai avesse deciso di dirigere un film, questo non avrebbe dovuto avere nulla a che fare con la musica. E proprio sulla base di questo principio, Corbijn rifiutò l’iniziale proposta di Williams di dirigere un film sulla vita di Ian Curtis. “All’epoca leggevo parecchie sceneggiature, ma non sapevo ancora in che direzione sarei andato,” racconta Corbijn, parlando del suo stato d’animo quando venne contattato da Williams la prima volta. “L’unica cosa della quale ero certo era che non volevo fare assolutamente un film musicale, poiché mi sembrava una cosa tropo prevedibile. Il semplice fatto di essere definito in Inghilterra “un fotografo de rock” mi creava non poche difficoltà perché io rispondevo sempre, “Non sono un fotografo del rock, sono un fotografo e basta.” Pensavo che se avessi diretto un film che aveva a che fare con la musica, mi avrebbero definito ‘fotografo del rock’ per il resto dei miei giorni. E mentre Williams si dedicava alla ricerca di un regista alternativo dopo il rifiuto di Corbijn, si teneva comunque in contatto con lui, nella prospettiva di un futuro lavoro insieme. Dopo qualche tempo, Corbijn si fece vivo con Williams annunciandogli che sarebbe andato a Los Angeles e che avrebbero potuto pranzare insieme. Williams ormai aveva i diritti sul libro Touching From a Distance, e quindi fu del tutto naturale che il discorso cadesse sul film e sulla nuova maniera di vederlo e di adattarlo. “Parlammo per due ore e lui mi raccontò tutta la sua storia, da quando si era trasferito dall’Olanda a Londra proprio a causa dei Joy Division,” ricorda Williams parlando di quel pranzo nell’aprile del 2004. “Era stato allora che aveva scattato quella foto diventata ormai leggendaria di Ian che scendeva i gradini della stazione della metropolitana. Qualche mese dopo, Ian si era ucciso e la fotografia era diventata immediatamente un qualcosa di fondamentale.” Dopo pranzo, Corbijn disse che voleva rileggere il libro di Deborah Curtis. “Dentro di me, desideravo ardentemente che fosse lui a dirigere il film visti i suoi collegamenti e il suo rapporto così personale con la band,” ricorda Williams. “Prima che mi raccontasse del suo trasferimento a Londra, non sapevo che il suo legame con la band fosse così profondo e personale. E questo mi riportò subito a mente una frase che aveva pronunciato: ‘Potrei essere l’unica persona adatta a dirigere questo film!’ Non l’aveva pronunciata in maniera arrogante, ma in un modo che mi aveva fatto capire che voleva comunque proteggere la storia. E io gli avevo detto: ‘La sai una cosa, tu sei l’unico che potrebbe dirigere questo film! Non ho mai pensato che il fatto che fosse alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa rappresentasse un problema.” La decisione di Corbijn di dirigere il film venne annunciata ufficialmente il 7 gennaio del 2005 al Peel Suite, Radisson Edwardian, (ex Free Trade Hall) a Manchester luogo in cui Ian Curtis aveva assistito al fatidico concerto dei Sex Pistols e dove aveva parlato per la prima volta con Bernard Sumner e Peter Hook sull’idea di fondare una band. Corbijn aveva pensato al titolo per il film ‘CONTROL’, la notte prima della conferenza stampa e il giorno seguente ne aveva informato gli altri: “Naturalmente è un chiaro e palese riferimento al brano ‘She’s Lost Control’ e credo inoltre che Ian fosse una persona che desiderava mantenere il controllo sulla propria vita, sulle persone a lui vicine e sul suo destino. Ma nella sua vita c'era un elemento che sfuggiva totalmente al suo controllo, vale a dire l’epilessia”. In quell’occasione, Debbie Curtis, seduta accanto a Corbijn e all’intera squadra produttiva di CONTROL, annunciò il suo totale e incondizionato sostegno al film. In conferenza stampa Debbie disse: “E’ molto emozionante per me essere qui oggi dopo tanti anni da quegli eventi. Questo film è in fieri da tanti anni e c’è stato un periodo in cui pensavo che sarebbe stato meglio non farlo, ma poi abbiamo trovato le persone giuste e oggi siamo qui per questo.”
ATMOSPHERE
Con il libro di Deborah Curtis come punto di partenza, l’onere e l’onore di scrivere la sceneggiatura sono caduti su Matt Greenhalgh, nato e cresciuto a Salford. I produttori erano sempre stati d’accordo sul fatto che lo sceneggiatore avrebbe dovuto conoscere alla perfezione tutte le sfaccettature di Manchester e dintorni per far sì che il film apparisse reale e non sembrasse un’artificiosa ricostruzione hollywoodiana. artefice. “Giusto o sbagliato che sia, Ian è una specie di divinità per questa città. La realizzazione di una biografia su di lui è probabilmente il sogno di ogni giovane abitante di Manchester che ami la musica pop,” affermò Greenhalgh, alla conferenza stampa di presentazione del film. “Touching from a Distance è scritto magnificamente e contiene tantissime cose sulle quali lavorare. Inoltre, vista la quantità di persone coinvolte e informate, devo lavorare sodo per non deludere nessuno.” Oltre ad aver coinvolto Deborah Curtis per saperne di più, Greenhalgh, ha fatto delle ricerche molto meticolose sul periodo, intervistando numerose personalità dell’epoca che conoscevano la storia in maniera diretta e personale. Come del resto tutti coloro che sono stati coinvolti nella realizzazione del film, come Tony Wilson e i componenti della band New Order, anche Greenhalgh è riuscito a parlare di persona con Annik Honoré, andando due volte a casa sua a Bruxelles per farsi raccontare la storia direttamente da lei. Honoré, che all’epoca dei fatti era una giovane giornalista belga, era stata immediatamente attratta da Ian durante un’intervista alla band. I due instaurarono una relazione che durò fino alla morte di Ian, e che causò velocemente la fine del suo matrimonio con Debbie. In Touching From a Distance, Honoré è descritta in maniera piatta solo come ‘l’altra donna’ mentre uno dei punti chiave del film è stato quello di renderla umana visto che si trattava della donna della quale Ian si era innamorato e per la quale aveva rischiato tutto. Nonostante gli incontri con lo sceneggiatore, Honoré ha dato il permesso di utilizzare il suo nome solo alla fine delle riprese. “Devo essere onesto, c’è voluto tantissimo per ottenere il suo permesso ad utilizzare il suo nome. Alla fine è stata tutta una questione di fiducia,” racconta Corbijn, rispettando la privacy della donna. Il regista suggerisce che forse Honoré nutrisse delle riserve sul come la sceneggiatura sarebbe stata poi portata sullo schermo. Aggiunge il regista: “A volte è difficile spiegare alle persone che anche se quello che leggono sulla sceneggiatura può sembrare un po’ scadente o dozzinale, la recitazione di un attore e la sua maniera di pronunciare le battute, o anche il modo in cui il regista filma la scena, cambiano tutto. E’ l’atmosfera che fa sì che le scene siano credibili.” Corbijn ha anche voluto incontrare di persona gli altri ex componenti del gruppo dei Joy Division, andando a casa loro, per discutere la sceneggiatura. “E’ stato un processo molto interessante, perché qualcuno si è concentrato sulla maniera di raccontare i fatti, qualcun altro sui sentimenti,” racconta il regista. “Stephen, per esempio, voleva essere certo che Rob Gretton [il defunto manager dei Joy Division] venisse descritto in maniera accurata nel film.” Una delle grandi sorprese del coinvolgimento dei musicisti nel progetto, è stata la maniera diametralmente opposta di ricordare i fatti ed il periodo: “Parliamo di tanti anni fa, e all’epoca c’era tanta droga e tanta confusione in giro e questo spiega le differenze nei loro ricordi,” dice ridendo Corbijn. “Inoltre, anche quando c’è un incidente stradale, ognuno dei testimoni oculari ti racconta una versione diversa di come sono andate le cose, anche ad un'ora di distanza dall’accaduto!” Il coinvolgimento di Corbijn ha sigillato definitivamente l’approvazione dei componenti ancora in vita dei Joy Division i quali, sebbene avessero dato subito il loro consenso al film, fino a quel punto erano stati piuttosto passivi al riguardo. “La presenza di Anton li ha rassicurati sulla qualità e sulla veridicità del film,” osserva Williams. “Prima di allora, forse avevano pensato ‘questo folle americano è venuto fin qui e pensa di poter fare un film su una band di Manchester. Non ci riuscirà mai!’” Per ironia della sorte, nonostante il desiderio della produzione di rendere il film il più autentico e reale possibile, non è stato possibile girare in alcune delle aree scelte nella zona di Manchester. “Volevamo girare a Manchester per essere il più vicini possibile alla realtà dei fatti, ma dal punto di vista visivo la città è cambiata moltissimo,” osserva Williams. “Se guardi Manchester attraverso l’obiettivo, ti trovi davanti una città moderna, diversa da come era allora.” Il paesaggio della città conosciuta da Ian Curtis è cambiato radicalmente e i cambiamenti sono stati accelerati in parte dalla ricostruzione resasi necessaria dopo l’attentato dell’IRA del giugno del 1996 e dai progetti per rivitalizzare l’area per i Giochi del Commonwealth del 2002. Una soluzione apparentemente improbabile è stata trovata quando il produttore Peter Heslop ha scovato una location alternativa a East Midlands, con la città di Nottingham che risponde perfettamente ai canoni estetici della Manchester degli anni 1970, o almeno molto di più di quanto non faccia la vera Manchester. “Quando abbiamo visto il campus dell’Università di Nottingham abbiamo capito di aver trovato il posto giusto,” commenta Williams. “C’erano un paio di vecchi studi televisivi con due teatri di posa. Era come se ci stessero aspettando e siamo riusciti anche ad istallare l’ufficio di produzione lì dentro. E’ stato perfetto!” Per quanto riguarda alcuni dei siti chiave del film, come per esempio la casa di Macclesfield dove vivevano Ian e Deborah Curtis, la produzione ha utilizzato i luoghi veri così come è per altre sequenze girate all’aperto a Manchester.
NOTE DI REGIA
CONTROL è un film personale e ai miei occhi non è un film musicale. Devo confessare infatti che l’averlo considerato inizialmente un film musicale, mi aveva spinto a rinunciare all’impresa. Dopo aver fotografato tantissimi musicisti nel corso della mia carriera, mi sentivo già abbastanza etichettato, almeno in Gran Bretagna, come “fotografo del rock’ e quindi volevo evitare a tutti costi di vedermi appiccicare questa etichetta anche al cinema. Nel 2004, mi sono preso quattro mesi di pausa per realizzare un libro sugli U2 che avevo fotografato per ben 22 anni. Seduto da solo a casa a guardare i provini delle foto scattate agli inizi degli anni 80, ho ricominciato a “sentire” quel periodo: il vento che soffiava mentre aspettavo l’autobus, la disperazione di non avere un luogo degno di essere chiamato casa, essere senza soldi, e quel magico rito di andare a comprare un disco e ascoltarlo subito. Da allora i tempi sono molto cambiati ma quelle sensazioni mi sono tornate subito in mente, compreso il fatidico 1979, anno del mio trasferimento a Londra. All’epoca desideravo fortemente cambiare aria e così quando uscì l’album dei Joy Division ‘Unknown Pleasures’, capii che dovevo lasciare l’Olanda e trasferirmi nel luogo in cui era nata quella musica. Due settimane dopo il trasferimento in Inghilterra, scattai la fotografia – oggi famosa – degli Joy Division alla stazione della metropolitana. A ripensarci, è una storia veramente incredibile soprattutto pensando ad un ragazzo – e cioè io - che si trasferisce in un altro paese, conosce e fotografa il gruppo musicale che è all’origine del suo trasferimento e qualche decennio dopo dirige un film che parla di loro. In un certo senso è come se avessi chiuso il cerchio e che questa fase della mia vita, dominata dai desideri e dalle emozioni che provavo da adolescente, si fosse conclusa. I Joy Division e Ian Curtis hanno avuto un’importanza fondamentale per me in quel periodo della mia vita e quando me ne sono reso conto, ha capito che avrei dovuto realizzare questo film. Anton Corbijn - Maggio 2007
SINOSSI BREVE Inghilterra, fine degli anni 70: Ian Curtis aspira a qualcosa di molto di più che vivere nella sua cittadina natale. Desideroso di emulare i suoi idoli musicali, come David Bowie e Iggy Pop, entra a far parte di un gruppo e sogna di diventare un musicista a tutti gli effetti ma nel giro di poco tempo, le paure e le emozioni che nutrono la sua musica sembrano consumarlo lentamente. Sposatosi giovanissimo e con una figlia, trascura i suoi doveri di marito e padre per inseguire un nuovo amore e per soddisfare le aspettative sempre crescenti della sua band. La tensione e la fatica minano la sua salute e con l’epilessia che va ad aggiungersi ai suoi sensi di colpa e alla sua depressione, la disperazione si impadronisce di lui. Cedendo al peso delle responsabilità, Ian si lascia consumare dalla sua anima inquieta e torturata.
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