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i registi italiani più promettenti: le nostre interviste
Inserito il 09 maggio 2004 alle 14:29:10 da Admin.

Tutte le nostre interviste

Vi proponiamo le interviste che abbiamo fatto in questi mesi ad alcuni dei più importanti autori italiani. Le potete visionare sempre su questo sito anche nei primi quattro numeri di cortomese che abbiamo realizzato.


Michele Restaino (intervista di febbraio 2004)

D: Parlaci un po’ della formazione di Michele Restaino

M.R.: Ho iniziato realizzando documentari socio-antropologici e filosofici con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli.ho curato nel 1994 come musicista la colonna sonora dello spettacolo teatrale “Alice nel paese delle meraviglie” per la regia di Pasquale Plastino sceneggiatore di Carlo Verdone.Ho lavorato nel mondo della videoproduzione con la mia casa di produzione Restaino Multimedia e ad ottobre dopo il pluripremiato PINOCCHIO, ho realizzato “PROFONDO ARGENTO” tribute to Dario Argento presentato al Tenebria Film Festival lo scorso ottobre.

D: “Pinocchio” la tua opera più importante, è un corto a budget bassissimo. Che impressione ti ha fatto vederla proiettata nei festival insieme a produzioni milionarie?

M.R.: Credo la filosofia di fare un cortometraggio è quella di farlo con un budget irrisorio, non credo convenga investire centinaia di milioni in un cortometraggio, e poi se li avessi personalmente li investirei in un lungometraggio. Credo il cortometraggio sia una forma artistica che ha ragione d’ essere se è fatto con lo scopo non di farne un biglietto da visita o un cavallo di battaglia per vincere festivals raccattando qua e la 1000 euro ma se visto nell’ottica di una nuova forma di espressione cinematografica. E’ deludente vedere questi pseudo short-colossal e mi fa francamente ridere partecipare a festivals e competere con cortometraggi costati centinaia di milioni……..un confronto improponibile, una impossibilità di giocare ad armi pari………una idiozia investire cosi’ tanti soldi per un cortometraggio.

D: Oltre ad essere regista ti sei cimentato nello scorso autunno anche come direttore artistico nel Tenebra Film Festival. Puoi parlarci di questa manifestazione, ma anche della situazione dei festival in Italia secondo il tuo punto di vista?

M.R.: La manifestazione ha lo scopo principale di promuovere e incoraggiare lo sviluppo dell'attività cinematografica di genere noir, intesa come processo fondamentale di crescita per gli autori su questo genere del quale l’Italia ha sempre vantato una grande tradizione mondiale con i vari Bava, Fulci, Argento etc., nonché di stimolare, rendendolo competitivo, un settore dove le possibilita’ di mettere in mostra le proprie capacità e i propri prodotti filmici è molto difficile per via della mancanza di spazi.
Quanto alla situazione dei festivals in Italia credo sia molto prolifico il panorama italico, purtroppo pero’ la quantità non va sempre a braccetto con la qualità, in diversi luoghi ai componenti delle giurie manca una professionalità di stampo cinematografico.

D: Cosa c’è nei tuoi progetti futuri? Forse un altro corto, forse un’altra favola?

M.R.: Non so se realizzero’ ancora cortometraggi, credo francamente che Pinocchio abbia rivoluzionato nel suo piccolo il modo di fare cortometraggi. Budget zero, girato montato interpretato e doppiato dall’autore e non certo per una forma di megalomania ma semplicemente per dimostrare che questa e’ la vera filosofia di fare cortometraggi, cioè dire qualcosa non solo in un tempo brevissimo ma anche ad un costo proporzionale al tipo di lavoro ……..mi viene da ridere vedere cortometraggi dove i titoli di coda hanno una durata maggiore del cortometraggio stesso….Direttore della fotografia…segretaria di edizione….organizzazione………make-up…….ciakkista……ragazzi non cadiamo nel ridicolo J……e’ solo un cortometraggio!
Quanto ai miei progetti filmici futuri, sto lavorando a sceneggiature e alla produzione di lungometraggi che spero vedano presto uno spiraglio realizzativo, adoro il thriller, il giallo e il noir in genere quindi è questo il genere di storia che vorro’ raccontare. Non esculdo comunque un cortometraggio, ma ripeto e’ il cinema dei biglietti staccati, dei numeri, purtroppo e’ quello che conta.

Intervista a Simone Salvemini (Intervista di gennaio 2004)


Simone Salvemini è uno dei più promettenti documentaristi italiani;è autore e regista del cortometraggio, “I Fratelli semaforo”, vincitore di numerosi premi tra cui il Tirana Film Festival (sezione documentari), il “Panorama Italiano”a FilmVideo2003 di Montecatini Terme, “Filmondo” (Festival Internazionale del Film Turistico di Milano).
“I fratelli semaforo”, inoltre, si è classificato al terzo posto nella sesta edizione del Concorso Inventa un Film di Lenola.


D: Cosa pensi della situazione del documentario in Italia? Come vedi la sperimentazione in questo genere?

S.S.: Il documentario è un genere in grande espansione soprattutto grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie che consentano ormai di realizzare opere degnissime anche senza dover contare su grandi budget.
La “leggerezza” delle troupe consente grandissima libertà di espressione. Certo, la sperimentazione non deve essere fine a se stessa, ma il video digitale è il futuro (non lo dico io, ci hanno già pensato grandi come von Trier, Figgis, Wenders, ecc.).
Il problema non è produrre belle cose, perché, grazie a Dio, è pieno di registi intelligenti e sensibili. Il problema è vederle! E, da questo punto di vista, se non hai la possibilità di girare l’Italia da un festival all’altro, non ci sono grandi opportunità di visione e distribuzione.


D: Chi ha seguito l’iter dei tuoi cortometraggi afferma che nel corso del tempo nelle opere di Simone Salvemini ci sia stata una stabilità per quanto riguarda la tecnica e invece una notevole evoluzione per quello che concerne il messaggio delle opere stesse. Sei concorde con questa affermazione?

S.S.: Non so rispondere con precisione a questa domanda. So che ogni mia opera mi rappresenta completamente – come del resto, credo, accada per tutti i registi indipendenti – nei miei pregi e difetti, ed ogni corto è frutto di una mia continua evoluzione e (spero!) maturazione come uomo.
Quanto più cresci in età, tanto più maturi nel tuo modo di pensare. A 27 anni ero “Ciàf”, a 29 ero “I Fratelli Semaforo”, a 30 sono “Tonino Funtò”.


D: Con un documentario a basso budget (“I fratelli semaforo”) hai ottenuto notevoli riconoscimenti nei festival italiani. Sono bravi i giurati dei festival a non farsi condizionare dal budget delle opere ma sono anche poco lucidi i produttori che spendono sul prodotto sbagliato. Sei concorde con questa nostra affermazione?

S.S.: Non mi potete far dire che i produttori italiani sono poco lucidi! Se no, io, quando lo trovo uno che mi finanzia!
Scherzo.
I produttori fanno il loro mestiere. Evidentemente, al di là della qualità di ciò che producono, su ogni prodotto ci guadagnano qualcosa, se no, non ci investirebbero, no?!
Magari non si rischia tanto… Ma, purtroppo, non li si può incolpare per questo…
Comunque, il mio corto è andato bene perché alla base c’era una buona idea. Sono sempre le idee a fare la differenza. Questa è la mia esperienza.



D: Nelle tue opere ci sono continui riferimenti alla Puglia, la tua regione di origine. Sarà così anche per le prossime opere di Simone Salvemini? Non potrebbe essere un limite?

S.S.: Il problema grosso è che io, a casa mia, sto bene!
Ci sono mille storie da raccontare legate al mio territorio, ma come del resto, ad ogni territorio, credo. Basta stare lì ad osservare, e ti vedi passare davanti tante cose interessanti. L’importante è essere curiosi.
La Puglia è la mia regione e, per ora, la mia fonte di ispirazione. Come per tutte le cose, credo, un giorno mi stancherò e vorrò parlare di altro.
Non mi pongo il problema se sia un limite o no. L’importante è conservare l’onesta in ciò che racconti.
E poi, provate a dire a Woody Allen che è troppo fissato con New York e che dovrebbe cambiare città!


D: Quali sono i tuoi progetti futuri?

S.S.: Ho appena finito di montare il mio nuovo corto-documentario, “Tonino Funtò”.
La storia, manco a dirlo, di un barbiere di Brindisi (il mio barbiere).
Nel salone di Tonino passa tutto il mondo, tanta gente di tutte le classi sociali. Tonino ascolta le loro vite e ne trae spunto per scrivere le sue commedie che interpreta in teatro come attore e regista, riscuotendo puntualmente grande successo di pubblico.
Ho ancora molte cose da raccontare, per ora mi fermo qui…
Spero, un giorno, di fare un film…il soggetto è pronto…





Intervista a Sandro Del Rosario (Intervista di dicembre 2003)


Sandro Del Rosario è il vincitore del sesto concorso Inventa un Film di Lenola. L’autore pescarese si è aggiudicato recentemente anche il premio per la miglior fotografia al festival internazionale di Siena.


D: Sandro Del Rosario ha probabilmente realizzato le sue opere migliori nel periodo in cui è vissuto negli Stati Uniti.
Quali sono secondo te le differenze che si incontrano nella realizzazione di un corto di animazione tra l’Italia e appunto gli Stati Uniti e nella considerazione che ha un autore di questo genere in queste due nazioni?

S.D.S.: Negli Stati Uniti il cinema d’animazione e’ supportato principalmente dalle grandi industrie (come Disney, Dreamworks, Pixar, WarnerBros,etc) che investono quantita’ notevoli di risorse e di mezzi, anche nella formazione, ma che di fatto ripropongono modelli gerarchici, dove la creativita’ del singolo artista e’ al servizio degli interessi commerciali dell’azienda e dove non c’e’ spazio per il discorso d’ autore. Tuttavia, grazie al parziale reinvestimento dei capitali nell’educazione, alle forti spinte al continuo rinnovamento tecnologico e al notevole scambio di idee e di culture che ruota attorno al sistema universitario, esiste una vasta produzione di cortometraggi d’animazione indipendenti, nonche’ una consistente frangia di prodotti cinematografici sperimentali, di cui l’animazione e’ sicuramente una componente viva.
In Italia, mi sembra, non esiste ne’ l’industria cinematografica dai grandi numeri, ne’ l’investimento nelle strutture accademiche…Un autore che voglia cimentarsi con il cortometraggio e per di piu’ sperimentale, non sa proprio dove sbattere….Le conclusioni possono essere tratte da chiunque!


D: L’animazione in Italia vive un fortissimo fermento ma pochi sono i produttori, gli enti televisivi disposti a scommettere su questo genere. Quali sono le cause e in che modo secondo te si può uscire da questa situazione?

S.D.S.: Credo che il problema investa due fronti: la generale carenza nella formazione culturale scolastica e universitaria di un discorso sugli audiovisivi e sul Cinema, e il sistema clientelare, disomogeneo e politico che imbavaglia qualsiasi spinta innovativa, e oscura quelle opportunita’ di cui non si sa bene come usufruire…
Se di una certa “ignoranza” sono vittime sia i produttori che i consumatori, con un generale appiattimento della qualita’ delle nostri media, quei pochi, isolati e creativi spontaneamente nati come funghi selvatici non hanno accesso facile ai canali della produzione e della distribuzione cinematografica. Nel caso del Cinema d’Animazione, poi, esiste una completa assenza di committenza e di preparazione, visto che anche gli intellettuali e i critici d’arte piu’ autorevoli si limitano a conoscere Walt Disney…
Insomma, serve un cambiamento radicale nel nostro sistema politico e sociale, serve piu’ attenzione alla cultura, all’arte, all’educazione e soprattutto serve una nuova, diffusa mentalita’ che ripudi la corruzione e il clientelismo, per favorire la trasparenza e la meritocrazia.


D: Alla luce delle tue esperienze nei festival italiani c’è più spazio per il narrativo o per lo sperimentale?

S.D.S.: Non me la sento di esprimere un giudizio definitivo, perche’ non conosco tutti i festival italiani; basandomi su quelli a cui ho partecipato, riconosco una certa varieta’ nelle selezioni, che, per le selezioni internazionali, propongono anche opere molto sperimentali. Ma poi se guardo le produzioni nazionali, noto molta meno sperimentazione, e non credo che la colpa sia dei Festival, che anzi hanno il merito di essere una delle rare occasioni per vedere opere d’autore, cortometraggi e animazioni di livello Europeo e Internazionale.


D: Quali sono i tuoi progetti, le tue ambizioni?

S.D.S.: Io voglio continuare la mia ricerca artistica nel campo del Cinema, dell’Animazione e degli audiovisivi in generale. Il mio prossimo film e’ fermo da due anni, a causa della situazione Italiana, e sinceramente non credo di voler restare in questo paese ancora per molto…
A me interessa andare avanti, fare cose nuove, impegnarmi anche dal punto di vista educativo, ma soprattutto ampliare e progredire nell’uso di un mezzo- il cinema- che considero straordinario, contemporaneo e ancora ricco di possibilita’.
Inoltre mi piace e mi piacera’ continuare a pensare di essere l’erede di una certa Italia rinascimentale, dove le arti, la letteratura e la scienza potevano convivere armonicamente…



Intervista a Stefano Grossi (Intervista di Novembre 2003)


Stefano Grossi nel 2002 ha realizzato il cortometraggio "Il primo giorno", film di interesse culturale nazionale. Menzione speciale al Fano International Film Festival 2002. In concorso al Festival Internazionale del Cortometraggio di Siena 2002 e al sesto concorso Inventa un Film di Lenola in cui si è classificato al quarto posto, ottenendo un enorme apprezzamento da parte della critica e del pubblico presente .
La sua migliore opera è il lungometraggio Due come noi, non dei migliori,del 1999 film di interesse culturale nazionale, presentato in vari festival tra cui Locarno, Annecy, Denver. Nel 2001 ha realizzato il lungometraggio documentario Radio Rock, menzione speciale della giuria al Festival Libero Bizzarri.



D: Cosa spinge un autore che con i suoi lungometraggi già ha conquistato le platee di Locarno e di Annecy a tentare ancora la strada impervia e affascinante del cortometraggio?

SG “Conquistare le platee” mi sembra una parola grossa. L’importante è esserci stati (a Locarno e ad Annecy) con il primo lungometraggio Due come noi, non dei migliori, nel 1999. Poi c’è stata l’uscita in sala con l’Istituto Luce nel maggio del 2000, cinque settimane a Roma, due a Genova e a Milano, le buone recensioni, 22 festival nazionali ed internazionali, eccetera eccetera. Così come è importante il fatto che il secondo lungometraggio Radio Rock (un documentario) sia stato mandato in onda da Telepiù tre volte nell’arco del mese di maggio del 2001 (e qualcuno l’ha certamente visto). Come dire che l’importante è esistere, visto che semplicemente a esistere si fa già fatica. Per quanto riguarda Il primo giorno, se effettivamente si vuole produrre e realizzare in modo professionale un cortometraggio (p.e. con una vera troupe, i mezzi tecnici, le paghe, i tempi e i modi opportuni), la strada è certamente impervia, e la fatica è tanta (praticamente la stessa o quasi che è necessaria per realizzare un lungometraggio). Però Il primo giorno è nato così, era una storia da 30’ e quella era la sua natura. Il punto è che in Italia non esiste la cultura del cortometraggio (non esiste la cultura di quasi niente, a dire il vero), per cui realizzare un corto risulta sempre una bizzarria o un azzardo, sia che lo si faccia in modo indipendente (cioè alla garibaldina, per usare un eufemismo), sia che lo si faccia con il timbro dell’Interesse Culturale Nazionale (com’è successo a me).

D: Sia nel lungometraggio “Due come noi, non dei migliori” che nel corto “Il primo giorno” ci sono continui riferimenti letterari. Qualche famoso critico ha rimproverato Stefano Grossi di “scivolare nell’intellettualismo letterario”. Cosa risponde?

SG Che è un’opinione rispettabile, specie considerando l’età avanzata del critico in questione (se è quello che mi ricordo io). Ma per l’appunto è un’opinione.

D: Il personaggio principale de “Il primo giorno” “per troppo amore oltrepassa un limite”. Che cosa le dicono le parole “Uomo”, “artista” e “comprensione” agli albori del terzo millennio?

SG Quello che hanno sempre voluto dire (a me e a tutti quanti) fin dagli albori dell’umanità. Loro non sono cambiate. Nel senso che non hanno mai perso importanza. E’ cambiato tutto il resto.

D: Cosa pensa dei festival e concorsi italiani?

SG Che sono troppi, come i premi di letteratura e di poesia, però spesso sono anche le uniche concrete occasioni per un regista di mostrare il proprio lavoro a un pubblico. Non so se sia un bene o un male, credo che l’importante sia scegliere bene il pubblico… quindi scegliere bene il festival.

D: Quali sono i progetti futuri di Stefano Grossi?

SG Sono molti. I più prossimi sono due documentari, uno su Luigi Pintor che si intitola Azione è uscire dalla solitudine (un incontro con Luigi Pintor) e un altro sul cinema d’autore tunisino che s’intitola Nour Al-Maghreb (Luce dell’occidente). Poi c’è un lungometraggio di fiction in attesa di partire, il titolo provvisorio è Mektoub ed è un road-movie interamente ambientato in Tunisia.



Intervista a Simone Massi (Intervista settembre-Ottobre 2003)


Simone Massi di Pergola ha vinto con i suoi filmati di animazione i molti importanti festival internazionali di corti


Simone, parlaci un po' di te e della tua formazione.

"Sono nato e vissuto a Pergola, un paesino dell'entroterra marchigiano. Mi sono imbevuto di terra e acqua piovana, ho rubato ciliegie e albicocche, ogni tipo di frutta. Ho lavorato per la fabbrica e per l'esercito, mi sono formato all'Istituto Statale d'Arte di Urbino, ho imparato dagli insegnanti di questo Istituto tutto quello che so sul cinema di animazione."


Qual è a tuo avviso la situazione in Italia nel settore dell'animazione?

"Io conosco bene solo la mia di situazione ed è abbastanza confusa. Non so. Se parliamo di situazione economica credo sia un disastro per molti, per quasi tutti. Se invece parliamo d'altro, io sostengo che non ci sono mai stati nel nostro Paese né così tanti autori -bravi- né così tante animazioni -belle. In altre parole: l'animazione italiana non è mai stata così bene (peccato che non se ne accorge nessuno)."

Da cosa è scaturita la tua decisione di lavorare e di andare a fare esperienze all'estero?

"Io sono nato in Italia ma è stato per caso. Viaggiare, fare esperienze all'estero intanto apre la mente e insegna a capire, a rispettare tutti; è poi un modo per vedere quello che mi sono perso, per vedere che persona sarei stato se fossi nato altrove. Un giorno l'altro vorrei imparare l'inglese, magari aiuta."

Hai ottenuto molti premi e riconoscimenti in Italia e anche all'estero. Quali ti hanno dato maggiori soddisfazioni? Ti sono stati utili in qualche modo per la tua carriera?

"All'inizio la soddisfazione era grossa: saltavo come un grillo al telefono quando mi comunicavano la notizia; il giorno della premiazione bevevo poi come un turco per vincere l'emozione di salire sul palco. Bei tempi. Ho conosciuto molte persone ma a parte questo niente altro: oggi fatico a trovare lavoro e produzione, continuo a fare i disegni gratis, le animazioni senza una lira come tanti anni fa. Grazie dei premi certo, ma alla fine per me non è cambiato niente."

Parlaci infine dei tuoi progetti futuri.

"Provo, continuo a disegnare, ancora per un pò, poi se PaoloConte non mi telefona prendo e parto. Ho idea di fare qualcosa altro: magari apro un negozio di fiori in Islanda, o mi metto a fare il pizzaiolo a Cuba. Boh, vedremo."



Intanto vi ricordiamo che dal 27 al 30 maggio si svolgerà il settimo concorso di cortometraggi a tema Inventa un Film Lenola 2004: Per informazioni inventaunfilm@inventaunfilm.it




 
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