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[img]http://www.inventaunfilm.it/public/upload/co2.jpg[/img] L'Intervista
Inserito il 18 agosto 2015 alle 10:52:44 da Admin.

L'INTERVISTA

Intervista del 29 gennaio 2009 : MATTEO ROVERE






Matteo Rovere, nel 2007, dopo aver vinto con il cortometraggio “Homo homini lupus” il premio per la miglior fotografia e per il miglior montaggio al decimo festival Inventa un Film, ha ottenuto con la stessa opera il nastro d’argento come miglior cortometraggio . Ha esordito nel lungometraggio con Un gioco da ragazze, in concorso anche all’ultimo festival di Roma e distribuito nelle sale cinematografiche.


"Homo homini lupus", il cortometraggio che ti ha regalato probabilmente le migliori soddisfazioni racconta le ultime ore di vita di un partigiano nella seconda guerra mondiale. "Un gioco da ragazze" è la storia di figlie viziate di ricchi imprenditori. Parlaci un po' di queste due opere, separate nell'ambientazione da più di mezzo secolo, ma che hanno forse in comune una visione pessimistica della società.


Questi due lavori sono senz'altro legati dalla volontà di indagare anche i lati più duri e neri dell'animo umano,
ma sono nati da contesti e esigenze diversissime. "Homo Homini Lupus" racconta la forza dell'animo umano
anche nelle situazioni più estreme e disperate, ed è in fondo una storia di salvezza ed eroismo.
"Un Gioco da Ragazze" è invece una critica durissima alla società attuale, raccontata al contrario come priva di redenzione, in un modo che purtroppo è stato capito solo in parte.




"Un gioco da ragazze" per un diverso periodo di tempo é stato vietato ai minori di 18 anni. Che sensazione si ha nell'essere censurati nel 2008, quando poi, accendendo un televisore, si può assistere a tutti i tipi di spettacolo e per giunta non sempre educativi?


La vicenda censoria di "Un Gioco da Ragazze" ha danneggiato molto il progetto, ed è stata estremamente complessa e
assolutamente non voluta, come invece hanno scritto in molti.
Quello che posso dire è che la commissione censura, durante la prima seduta, è stata molto impressionata dal realismo narrativo, come è stato scritto nel verbale, cosa che paradossalmente mi offre una conferma della validità degli strumenti linguistici che ho voluto adottare, anche se la scelta iniziale di vietarlo ai minori di 18 anni, in un momento storico come il nostro, si commenta da sola.




"Un gioco da ragazze" a tuo avviso è specchio fedele dell'adolescenza in Italia? O quello raccontato nella tua opera è solo un fenomeno marginale nei nostri tempi? C'è una soluzione al malessere sociale da te raccontato?

"Un Gioco da Ragazze" non vuole in alcun modo raccontare uno "spaccato totalizzante" dei giovani: la volontà casomai
è solo quella di far sentire un campanello d'allarme sul vuoto che caratterizza non solo alcuni adolescenti, ma la società in generale.
Il film è una condanna dura anche al mondo degli adulti, e questo ha dato molto fastidio: se una pellicola simile fosse arrivata dall'estero sarebbe stata presa in modo completamente diverso. Quello che lo rende disturbante è anche il fatto che parla della società in cui viviamo,
e non di un mondo lontano dal nostro e che quindi non ci riguarda.
Il 4 marzo uscirà il DVD a noleggio, mentre a maggio sarà disponibile la versione vendita: tutti quelli che non hanno visto il film in sala potranno farsi un'opinione personale, nel bene e nel male, ma almeno conoscendo davvero cosa il film racconta.







INTERVISTA DI OTTOBRE 2015: PIERO MESSINA







Il primo protagonista della rubrica “L’intervista di Inventa un Film” è Piero Messina, vincitore del festival di Lenola nel 2013 e in concorso il 5 settembre 2015 con il suo lungometraggio d’esordio, “L’Attesa”, nella sezione principale della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.



- Nel tuo film due donne si ritrovano a vivere insieme nell’attesa rispettivamente del ragazzo e del figlio in una Sicilia un po’ inedita, dove anche un po’ di nebbia contribuisce a rendere l’atmosfera onirica. Quanto c’è di autobiografico in questo tuo lungometraggio di esordio?


Moltissimo. Non mi riferisco alla storia, che non riguarda direttamente il mio vissuto, ma al sentimento e all'atmosfera del film. Ed è lì, nella costruzione di un immaginario, che a mio avviso è importante essere onesti. La storia (nel senso di plot) per me non è altro che un utilissimo pre-testo.



- I tuoi lavori precedenti come regista in cortometraggi di qualità hanno sicuramente contribuito nel tuo percorso di crescita personale e professionale. Cosa pensi di avere di diverso nel tuo bagaglio da chi arriva a Venezia dopo aver seguito altri percorsi? . Quale sarà ora il tuo rapporto col cinema indipendente?


Non so se c'è qualcosa di diverso e non conosco bene il percorso degli altri. Io ho fatto un po' tutto: l'università, il centro sperimentale di cinematografia, la gavetta sul set in veste di assistente alla regia, e i miei cortometraggi da regista. Tra queste esperienze (tutte importanti) i miei cortometraggi costituiscono per me la cosa più importante, nel senso che l'unico modo per imparare a far cinema è farlo. Con i miei cortometraggi ho potuto capire sempre meglio quello che volevo e come volevo raccontare, e grazie al successo che questi hanno ottenuto, ho potuto conquistare la fiducia delle persone che successivamente hanno prodotto il mio primo film. Anche Juliette Binoche ha deciso di lavorare con me dopo aver visto un mio cortometraggio (TERRA). Continuo a pensare che per un regista che voglia esordire, una buona storia e dei bei cortometraggi alle spalle siano tutto ciò che serve.



- Nel panorama del cinema italiano molti lungometraggi, pur essendo di qualità, non arrivano ad una distribuzione adeguata nelle sale cinematografiche. Quali sono le cause e cosa c’è nell’attuale sistema che, a tuo parere, dovrebbe essere cambiato?


Le questioni sono tante e molto complesse, e probabilmente ci sarebbero molte cose che andrebbero cambiate.
Io però essendo un regista mi pongo la questione dal mio punto di vista, ovvero mi chiedo, quali siano i problemi dei film che facciamo perchè questi non arrivino spesso in sala. E devo dire che anche guardandola da questa prospettiva le cose che andrebbero cambiate restano molte.




- Tre motivi per cui non si dovrebbe assolutamente perdere“L’attesa”



Uno solo. Perchè è un bel film.



Teaser trailer del film: http://www.youtube.com/watch?v=h7znDwG4Ei8






INTERVISTA DEL 2015: SIMONE SCAFIDI







Il secondo protagonista della rubrica “L’intervista di Inventa un Film” è Simone Scafidi, regista di "Zanetti Story" nel 2015 e vincitore di un premio speciale come unico film fuori concorso nel terzo festival Inventa un Film Lenola 2000 con il cortometraggio "La porta d'uscita".




- Il 27 gennaio 2015 esce nelle sale “Zanetti Story”, il film diretto da te e Carlo A. Sigon, sulla vita del capitano dell’Inter Javier Zanetti e si piazza al primo post del box office, scalzando “50 sfumature di grigio”e incassando circa 500mila euro in un solo giorno. Quali sono le sensazioni che prova un regista, nutritosi di cinema indipendente, davanti ad un successo costruito ma anche improvviso?


Il successo di un proprio film aumenta la fiducia in se stessi. Oggi è difficile capire quale sia il progetto giusto, urgente, necessario nel quale imbarcarsi. Io mi sono formato come spettatore negli anni ’90. Esistevano le videoteche, c’era una sola paytv, di blockbuster ne uscivano 4-5 all’anno e di film animati 1 o 2. Di un film si parlava per mesi, lo gustavi e lo lasciavi sedimentare nella mente per un lungo tempo. Oggi escono due blockbuster e tre cartoni alla settimana e dopo pochi giorni sono già dimenticati. Il cinema più personale, che è quello che interessa a me, ha ancora meno spazio di un tempo. E soffre la pirateria ancora più delle grosse produzioni. Bisogna quindi cercare nuove formule, individuare nicchie di pubblico. Con “Zanetti Story” Carlo e io ci siamo riusciti (e in maniera differente credo di averlo fatto anche con “Eva Braun”). Il pubblico è andato al cinema, ha comprato poi migliaia di dvd, perché era il tema, erano Zanetti e l’Inter che volevano vedere. E noi abbiamo inseguito la via migliore per toccare questa materia con il nostro gusto e con un timbro non convenzionale.



- Oltre all’attività registica da 10 anni insegni regia cinematografica e sceneggiatura. Dal 2014/2015 collabori come docente di messa in scena e di grammatica con la Civica Scuola di Cinema di Milano. Quali sono i primi precetti che cerchi di trasmettere agli allievi?


Cerco di spingerli a lavorare sulle loro debolezze e a non fermarsi ai propri talenti. Oggi più che mai il regista deve saper affrontare qualsiasi tema o formato e riuscire a trattarlo senza venire meno alle proprie peculiarità. In passato mi sono concentrato troppo spesso solo su un tipo di lavori che sentivo facilmente vicini a me, ed è stato un errore.
E poi cerco di portarli a riflettere e a esercitarsi sulle basi del linguaggio per immagini. Vedere film come un regista, e non uno spettatore, deve guardarli. Girare sequenze elementari fino a padroneggiarle totalmente. Capire perché l’inquadratura B segue la A e anticipi la C. Domandarsi sempre perché si metta la camera in un punto piuttosto che in cento altri. Solo dopo avere dominato la grammatica del cinema si può creare un proprio stile.




- Nel 2014 hai realizzato “Eva Braun”, liberamente ispirato ad alcuni celebri e recenti scandali della vita pubblica e politica italiana. Il film, venduto in venti paesi, tra i quali Germania, Inghilterra, Australia, Brasile e Corea del Sud, esce in dvd in Italia nell’autunno del 2015 con Cecchi Gori. Come vedi il rapporto tra arte e politica nei nostri giorni?


L’arte dovrebbe mantenersi il più distante possibile dalla politica, ma invece la cerca in continuazione. Da una parte come una puttana, per ottenere i soldi per la sua sussistenza. Dall’altra insegue l’attualità, la tematica che infiamma il dibattito nazionale, per trovare così argomenti e soggetti che il pubblico e la stampa non facciano fatica a decodificare. Con “Eva Braun” ho tentato di partire dalla realtà italiana per arrivare ad un racconto universale e inconsueto. Come diceva Tolstoj:se descrivi il mondo tale quale esso è, nelle tue parole non vi saranno che molte menzogne e nessuna verità.



- Nel 2000 uno dei tuoi primi cortometraggi, “La porta d’uscita”, ottenne il premio speciale, come unico film fuori concorso, dal festival “Inventa un Film” di Lenola. Quello che ci impressionava in quel ventunenne era la capacità di unire originalità di sceneggiatura ad un’impressionante capacità di dirigere gli attori nonostante la giovane età. Quali consigli daresti ad un regista che non è sceneggiatore e quali ad uno sceneggiatore che non è regista?



Non ho l’autorevolezza per dare consigli a nessuno. Come regista penso che se avessi avuto la fortuna di incontrare qualche bravo sceneggiatore, sicuramente i miei film sarebbero stati migliori. So quanto un bravo direttore della fotografia, piuttosto che un interprete o un fonico abbiano contribuito a rendere una mia idea filmica più ricca, a volte facendomi deviare da quella che era la mia decisione iniziale. Io sono contrario alla figura del filmmaker che fa e decide tutto da solo. Non c’è niente di più bello che vedere un proprio film diventare qualcosa di altro e di migliore grazie alle intuizioni di tutti i reparti.






Intervista a Simone Massi (Intervista settembre-Ottobre 2003)


Simone Massi di Pergola ha vinto con i suoi filmati di animazione i molti importanti festival internazionali di corti


Simone, parlaci un po' di te e della tua formazione.

"Sono nato e vissuto a Pergola, un paesino dell'entroterra marchigiano. Mi sono imbevuto di terra e acqua piovana, ho rubato ciliegie e albicocche, ogni tipo di frutta. Ho lavorato per la fabbrica e per l'esercito, mi sono formato all'Istituto Statale d'Arte di Urbino, ho imparato dagli insegnanti di questo Istituto tutto quello che so sul cinema di animazione."


Qual è a tuo avviso la situazione in Italia nel settore dell'animazione?

"Io conosco bene solo la mia di situazione ed è abbastanza confusa. Non so. Se parliamo di situazione economica credo sia un disastro per molti, per quasi tutti. Se invece parliamo d'altro, io sostengo che non ci sono mai stati nel nostro Paese né così tanti autori -bravi- né così tante animazioni -belle. In altre parole: l'animazione italiana non è mai stata così bene (peccato che non se ne accorge nessuno)."

Da cosa è scaturita la tua decisione di lavorare e di andare a fare esperienze all'estero?

"Io sono nato in Italia ma è stato per caso. Viaggiare, fare esperienze all'estero intanto apre la mente e insegna a capire, a rispettare tutti; è poi un modo per vedere quello che mi sono perso, per vedere che persona sarei stato se fossi nato altrove. Un giorno l'altro vorrei imparare l'inglese, magari aiuta."

Hai ottenuto molti premi e riconoscimenti in Italia e anche all'estero. Quali ti hanno dato maggiori soddisfazioni? Ti sono stati utili in qualche modo per la tua carriera?

"All'inizio la soddisfazione era grossa: saltavo come un grillo al telefono quando mi comunicavano la notizia; il giorno della premiazione bevevo poi come un turco per vincere l'emozione di salire sul palco. Bei tempi. Ho conosciuto molte persone ma a parte questo niente altro: oggi fatico a trovare lavoro e produzione, continuo a fare i disegni gratis, le animazioni senza una lira come tanti anni fa. Grazie dei premi certo, ma alla fine per me non è cambiato niente."

Parlaci infine dei tuoi progetti futuri.

"Provo, continuo a disegnare, ancora per un pò, poi se PaoloConte non mi telefona prendo e parto. Ho idea di fare qualcosa altro: magari apro un negozio di fiori in Islanda, o mi metto a fare il pizzaiolo a Cuba. Boh, vedremo."







Una caratteristica rilevante del festival “Inventa un Film” di Lenola, è stata sempre quella di lanciare e valorizzare autori, che dopo un arco di tempo hanno ottenuto un grande successo nelle sale cinematografiche o si sono imposti in premi importanti (Oscar, Cannes, Berlino, Venezia, David di Donatello, Nastri d’Argento…) e parallelamente vedere la partecipazione di autori , che hanno deciso di spedire le loro opere al concorso “Inventa un Film” dopo essersi affermati già nei festival e nei premi più importanti del mondo.


Per ulteriori informazioni: Ermete Labbadia (340/8014229)


www.inventaunfilm.it
http://www.facebook.com/groups/34576359725
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