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coronavirus marzo 8 aprile

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 4 MAGGIO

CASI TOTALI AL 3 MAGGIO - NUOVI CASI ACCERTATI IL 3 MAGGIO - INCREMENTO PERCENTUALE A 5 GIORNI DEI CASI TOTALI CALCOLATO IL 3 MAGGIO - NUMERO DEI PAZIENTI CONTEMPORANEAMENTE IN TERAPIA INTENSIVA IL 3 MAGGIO

 

 

Casi

Casi 3 maggio

IP5Giorni Casi 

TI

Italia

210717

1389

4,57

1501

Lombardia

77528

526

4,28

532

Emilia Romagna

26016

166

4,42

197

Veneto

18318

94

3,44

103

Piemonte

27430

251

7,78

169

Toscana

9563

38

3,6

112

Marche

6319

21

2,33

43

Liguria

8359

47

7,55

68

Lazio

6809

53

5,29

95

Trento

4247

66

5,52

17

Campania

4484

25

2,37

30

Friuli Venezia Giulia

3072

13

2,57

6

Puglia

4144

11

4,12

40

Sicilia

3240

27

3,85

29

Bolzano

2536

1

1,52

11

Abruzzo

2996

32

3,35

16

Umbria

1394

0

1,09

13

Sardegna

1319

4

2,65

10

Valle d'Aosta

1142

6

2,06

2

Calabria

1114

2

1,55

4

Basilicata

386

6

5,46

3

Molise 

301

0

1,35

1


coronavirus statistiche terapie intensive, covid 19 statistiche terapie intensive

ECCO Il 4 MAGGIO. ED ORA COSA SUCCEDERA’?

Come scrivevamo più di una settimana fa “la situazione che avremo il 4 maggio sarà ancora migliore. Potremmo supporre per quella data un numero superiore a 100 solo in Lombardia e Piemonte e in una tra Emilia Romagna e Liguria, mentre tutte le altre regioni potrebbero essere sotto i 40 nuovi positivi giornalieri  con zero o quasi nuovi ricoverati”
 
La nostra previsione/auspicio non è andata molto lontana dalla realtà.
Come mostra la tabella che vi pubblichiamo oggi i nuovi casi accertati in Italia nella giornata del 3 maggio sono stati 1389. 
 
Effettivamente solo tre regioni hanno registrato più di 100 casi positivi: la Lombardia (526), il Piemonte (251) e l’Emilia Romagna (166).
 
Oltre la provincia autonoma di Bolzano sono 13 le regioni con un  numero di positivi sotto le 40 unità.
 
Quasi tutte fanno registrare un incremento percentuale a 5 giorni dei casi totali confortante e vicino allo zero. I valori più alti (peggiori) sono quelli del Piemonte (7,78) e della Liguria (7,55).
 
Ed i nuovi ricoveratiNella prima metà di aprile abbiamo insistito nel dirvi che in quel frangente era il dato da tenere d’occhio perché la serie storica dei nuovi ricoverati più di ogni altra  si poteva avvicinare alla reale curva del contagio.
 
Da qualche giorno la situazione è cambiata, ma per un motivo molto positivo. Proprio perché ci sono molti più posti liberi gli ospedali stanno accogliendo anche pazienti positivi asintomatici e addirittura negativi provenienti da diverse RSA.
 
Nel Bollettino n° 94 di ieri, domenica 3 maggio, lo Spallanzani specifica: “Sono ricoverati presso il nostro Istituto 157 pazienti, di cui 103 positivi e 54 sottoposti ad indagini”.
 
Quindi nei prossimi giorni uno degli indicatori da tenere sotto occhio non sarà più tanto quello dei nuovi ricoverati Covid (per fortuna in questo momento quelli gravi si sono azzerati o quasi nella gran parte delle Regioni) ma i nuovi accessi alle Terapie Intensive.
 
Nell’ultima colonna della tabella abbiamo pubblicato i pazienti che si sono trovati contemporaneamente ricoverati in Terapia Intensiva nella giornata del 3 maggio.
 
Il numero è molto simile a quello dei nuovi positivi accertati  sempre nella giornata di ieri: ci si potrebbe quasi confondere: e questo ci fornisce anche spunti di riflessione. 
 
Ci saremmo dovuti aspettare più terapie intensive occupate in  Piemonte e anche in Liguria, vista la media dei nuovi positivi dei giorni scorsi: il fatto che non sia così magari dipende dal fatto che in queste regioni più che in altre la percentuale di asintomatici e pauci sintomatici di questo ultimo periodo potrebbe essere superiore a quella dei malati più gravi.
 
Il grafico ci mostra gli aumenti e le diminuzioni giornalieri degli accessi alle terapie intensive. I posti in terapia intensiva aumentano ovviamente quando ci sono contagiati che possono avere subito sintomi forti oppure che sono già ricoverati e si aggravano.  Diminuiscono per due motivi: quando  i pazienti migliorano e quando purtroppo muoiono.
 
Notiamo dal grafico incrementi giornalieri sempre crescenti fino al 19 marzo, che è alla fine del periodo (15-19 marzo) in cui si è registrato quasi certamente il picco del contagio avvertito, cioè la fase  nella quale più persone contemporaneamente hanno percepito i sintomi del Covid 19 in Italia.
 
Nella terza decade di marzo il contagio è diminuito ed è diminuito l’aumento del ricorso giornaliero alle terapie.  Anche i decessi, che hanno avuto il loro picco il 26 marzo,  hanno fatto sì che nella terza decade di marzo non si arrivasse al collasso del sistema ospedaliero. 
 
Il giorno 3 aprile con 4068 si raggiunge il numero più elevato di persone ricoverate in terapia intensiva: una quindicina di giorni dopo il picco del contagio, perché ovviamente le persone ricoverate in terapia intensiva vi restano mediamente per un periodo di diverse settimane.
 
Il 16 aprile si registra con – 143 la più alta diminuzione giornaliera negli accesi in TI. Nei giorni successivi la diminuzione è più contenuta perché il numero dei decessi è divenuto man mano minore. 
 
Tra nuovi entrati in terapia intensiva ed usciti per vari motivi la differenza è stata di – 39 il 2 maggio e di -39 il 3 maggio.
 
Se nei prossimi giorni il segno meno si trasformerà in più quindi non vorrà dire che il contagio sarà per forza di nuovo aumentato: dipenderà ovviamente anche dal numero di decessi giornaliero che è destinato, a nostro avviso,  nei prossimi giorni ulteriormente a scendere.
 
Cosa succederà nei prossimi giorni? Non ci aspettiamo certamente il ricorso a più di 100.000 terapie intensive di cui parla uno dei 90 modelli presentati dal Comitato tecnico scientifico al Governo qualche giorno fa, non perché siamo ottimisti ma perché lo dice la logica.
 
Il virus ci ha colti impreparati a febbraio, dopo due mesi che probabilmente girava sotto traccia ed ha avuto un impatto devastante: forse già più di 40,000 decessi effettivi e poco più di 4.000 posti in terapia intensiva contemporaneamente occupati.
 
Come si fa ad ipotizzare uno scenario almeno 25 volte peggiore anche in assenza di lockdown ora che siamo preparati e quando in almeno il  90 per cento degli  incontri quotidiani degli Italiani c’è un giusto distanziamento e/o una mascherina?
 
Quello era uno scenario possibile al 20 febbraio. Infatti anche noi abbiamo parlato nei nostri post di 500.000 decessi evitati o anche più di un milione (a seconda del tasso di letalità).
 
C’è qualche esperto che nella seconda metà di febbraio ha presentato a qualche ministro o governatore in modo convinto un modello del genere?
 
Alcuni componenti del Comitato Scientifico ancora a metà marzo in conferenza stampa parlavano di “soli” 30.000 decessi evitati grazie al lockdown. Quindi adesso quei 30.000 in condizioni di quasi completa ignoranza dei cittadini    si trasformano in più di un milione  in condizioni in cui invece c’è una consapevolezza del pericolo?
 
Sicuramente il virus può anche essere contratto anche dai più prudenti, disciplinati e che si trovano in posti isolati ma chiaramente è molto più probabile che venga contratto da chi ha comportamenti opposti oppure per lavoro o per  incontri è costretto ad imbattersi in pazienti sintomatici o con asintomatici.
 
Crediamo che al momento la situazione non sia molto dissimile da quella che c’era il 20 febbraio con la differenza che la quasi totalità degli Italiani è consapevole del pericolo, che non ci sono a differenza di quel periodo esperti pagati in trasmissioni di TV di Stato molto seguite che prendono in giro i falsi allarmisti: se ci troviamo in questa situazione è per una sottovalutazione avvenuta proprio alla fine di febbraio: politici non consigliati adeguatamente da esperti che si dividevano sulla pericolosità del Covid.   
 
Esistono inoltre ora anche  i distanziamenti e i dispositivi di protezione.
Noi non ci aspettiamo un rialzo del numero dei contagiati : qualche nuovo focolaio capiterà sicuramente, ma i numeri dei nuovi positivi a nostro avviso tenderanno sempre man mano a decrescere e non a crescere.
 
Ci diranno che bisognerà aspettare due o tre settimane per vedere gli eventuali effetti delle riaperture nei dati. Se questo corrisponde a verità  da una parte ci fa essere critici  perché vuol dire che è troppo lungo il periodo che intercorre tra avvertimento dei sintomi, tamponi, processione e comunicazione dati, dall’altra però ci può anche confortare perché vuol dire che i dati letti ieri si riferiscono ad una situazione di tre settimane fa. E quindi la situazione oggi con cui si sta iniziando la Fase 2 è notevolmente  migliore di quello che pensiamo.
 
L’invito alla massima prudenza comunque non è solo rituale: tra gli errori fatti in Fase 1 c’è stato, infatti,  anche quello di non ricercare soprattutto nei primi periodi gli asintomatici, che lo studio di Vò Euganeo ha detto essere di un numero  pari almeno al 40% del totale dei positivi. Qualche asintomatico ancora sarà in giro.
 
E quasi sicuramente è stato un errore anche il protocollo dei 15 giorni di quarantena, visto che molti asintomatici sono guariti anche dopo più di 40 giorni.
 
Probabilmente 15 giorni sono più che sufficienti per non contrarre la malattia, ma sono largamente insufficienti perché un asintomatico non sia più positivo: e se chiaramente non si fa un tampone a fine quarantena uscire dall’isolamento domiciliare e anche con la convinzione di essere sani al 100%  ha potuto e potrà creare danni.
 
Quindi per questa Fase 2 siamo prudenti e ottimisti, non perché ci piace esserlo di natura ma perché ce lo dicono i dati.  
 




 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 2 MAGGIO


MEDIA GIORNALIERA CASI ACCERTATI NELLE ULTIME 4 SETTIMANE 

 

 

 

 

 

Mg 5 - 11 apr

Mg 12-18 apr

Mg 19- 25 apr

Mg 26 apr  2 mag

Italia

3948,43

3379,14

2775,14

1996,71

Lombardia

1210,57

1112,71

941,14

719

Emilia Romagna

442,14

364,14

289,29

234,43

Veneto

420,57

274,86

242,71

119

Piemonte

614,14

636,57

566

393,29

Toscana

183,86

182,71

111,14

72,86

Marche

124,29

72,86

48,14

34,29

Liguria

167,57

132,14

142,86

144,43

Lazio

138

135

79,43

76

Trento

107,14

65,86

58,14

49

Campania

98,43

67,29

44,43

22,86

Friuli Venezia Giulia

58,14

48,29

24,57

22,29

Puglia

94,86

72,14

71,86

31,57

Sicilia

61,71

44

49,71

27,57

Bolzano

52,14

52,57

21,57

8,43

Abruzzo

70,29

52,43

49,29

18,86

Umbria

14,14

5

3,14

4

Sardegna

31

15,29

10,43

6,29

Valle d'Aosta

22

24,43

3,86

5,14

Calabria

24,86

13,71

11

3,43

Basilicata

6,86

3,86

3,14

2,71

Molise 

5,71

3,29

3,29

1,29




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LE REGIONI NELLE ULTIME 4 SETTIMANE 
PREOCCUPA LA LIGURIA

 
Nella tabella di oggi abbiamo inserito la media giornaliera dei casi accertati nelle ultime 4 settimane per tutte le regioni italiane.
 
Notiamo che in quasi  tutte le regioni c’è un miglioramento. Delle regioni con una media superiore ai 10 casi giornalieri l’unica che sembra in controtendenza è la Liguria.
 
Nella quasi totalità delle regioni il numero di tamponi effettuato è aumentato però considerevolmente settimana dopo settimana.
 
Abbiamo quindi deciso di analizzare  oggi l’andamento di alcune  regioni tenendo conto del numero dei tamponi effettuato nei diversi periodi.
 
Ne abbiamo scelte tre, che presentano al momento situazioni diverse: la Lombardia, che è la regione con più casi, la Calabria, che è una di quelle regioni che si sta attestando ultimamente  con costanza sotto i 10 casi giornalieri e la Liguria, che qualche settimana fa si trovava in una posizione media e che ultimamente però sembra avere, nonostante il lockdown, una situazione molto stagnante.
 
Per la Lombardia abbiamo supposto che i casi accertati in questa ultima settimana siano pari a quelle reali.
Notiamo che la situazione è ancora più in miglioramento se osserviamo la linea della media giornaliera dei casi accertati tenendo conto dei tamponi effettuati: sicuramente il numero di casi ad aprile ma soprattutto a marzo in Lombardia è stato ampiamente sottostimato, come stanno confermando anche i test sierologici avviati qualche giorno fa. 
 
E’ anche chiaro  però che i casi accertati in questo ultimo periodo nella regione siano molto più vicini a quelli reali. La percentuale dei casi sottostimati potrebbe essere già bassissima, come è intuibile dal numero giornaliero delle chiamate al numero regionale per problemi respiratori e infettivi, che il 26 e il 28 aprile è stato quasi identico a quello del 17 febbraio (3 giorni prima del caso di Codogno)    
 
E’ più o meno dalla metà di aprile che la Calabria fa registrare numeri molto bassi. Per la Calabria abbiamo supposto che i casi accertati nel periodo 15-22 aprile corrispondessero a quelli reali e che dopo la ricerca si sia spostata quasi completamente nella ricerca di asintomatici nel personale sanitario e nelle RSA.
 
In Calabria le due linee della media giornaliera dei casi accertati e di quella che tiene conto dei tamponi effettuati sono quasi sovrapposte nell’ultimo mese. E’ leggermente superiore quella dei casi accertati perché in base anche alla supposizione iniziale è molto verosimile che qualcuno dei casi accertati nell’ultimo periodo si riferisca a situazioni nate in un periodo antecedente. 
 
Il discorso della Liguria sembra diverso. Se dal primo al secondo periodo e dal secondo al terzo la condizione stagnante sembra poco veritiera, perché dovuta all’aumentare del numero di tamponi,  il passaggio dal terzo (19- 25 aprile) al quarto (26 aprile – 2 maggio) periodo rivela una situazione non in miglioramento, anche se si tiene conto del numero di test effettuati.
 
La Liguria è la regione italiana, quindi, che dovrà fare più attenzione dal 4 maggio, quando inizierà  l’allentamento delle misure restrittive.     
 
 
    


 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL GIORNO 1 MAGGIO

 

CASI TOTALI AL GIORNO 1 MAGGIO - NUOVI CASI ACCERTATI IL GIORNO 1 MAGGIO - INCREMENTO PERCENTUALE A 5 GIORNI CALCOLATO IL 24 APRILE (una settimana fa) - INCREMENTO PERCENTUALE A 5 GIORNI CALCOLATO IL GIORNO 1 MAGGIO

 

 

 

 

 

Casi

Casi giornata

Ip5 24 aprile

IP5 1 maggio

Italia

207428

1965

7,83

4,93

 

Lombardia

76469

737

7,58

4,91

 

Emilia Romagna

25644

208

6,25

4,88

 

Veneto

18098

138

8,12

3,59

 

Piemonte

26684

395

13,13

7,51

 

Toscana

9445

93

6,03

3,26

 

Marche

6275

28

4,49

2,68

Fase 2

Liguria

8126

133

9,88

8,52

 

Lazio

6672

56

6,55

5,75

 

Trento

4132

16

6,91

6,11

 

Campania

4444

21

6,28

2,61

Fase 2

Friuli Venezia Giulia

3041

16

4,99

4,25

 

Puglia

4099

27

9,97

3,82

 

Sicilia

3194

28

9,72

4,55

 

Bolzano

2528

10

3,19

1,89

Fase 2

Abruzzo

2948

18

11,19

3,11

 

Umbria

1393

1

1,11

1,83

Fase 2

Sardegna

1313

18

3,46

2,58

Fase 2

Valle d'Aosta

1133

5

1,1

2,44

Fase 2

Calabria

1112

4

4,25

2,11

Fase 2

Basilicata

378

11

5,26

3,28

 

Molise 

300

2

2,87

1,35

Fase 2

USA

1100942

32253

20,44

14,2

 

Spagna

239639

2740

12,16

6,5

 

Regno Unito

171253

6032

19,49

12,05

 

Francia

167178

758

6,91

3,5

 

Germania

163331

1208

6,4

4,02

 




 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 30 APRILE

 

CASI TOTALI AL  30 APRILE -  NUOVI CASI ACCERTATI IL 30 APRILE - INCREMENTO PERCENTUALE A 5 GIORNI CALCOLATO IL 23 APRILE (una settimana fa) - INCREMENTO PERCENTUALE A 5 GIORNI CALCOLATO IL 30 APRILE 

 

 

 

 

 

 

Casi

Casi 30 aprile

IP5 23 aprile

IP5 30 aprile

Italia

205463

1872

7,99

5,18

Lombardia

75732

598

7,31

5,23

Emilia Romagna

25436

259

6,94

5,07

Veneto

17960

135

7,58

3,27

Piemonte

26289

428

13,08

7,63

Toscana

9352

60

6,59

3,74

Marche

6247

37

4,04

3,12

Liguria

7993

104

11,87

9,48

Lazio

6616

71

6,81

6,3

Trento

4116

47

8,63

7,24

Campania

4423

13

6,27

2,88

Friuli Venezia Giulia

3025

15

4,65

4,2

Puglia

4072

43

12,61

4,09

Sicilia

3166

26

9,51

4,83

Bolzano

2518

11

4,73

1,7

Abruzzo

2930

7

11,98

3,46

Umbria

1392

1

1,34

1,9

Sardegna

1295

5

4,67

1,89

Valle d'Aosta

1128

4

2,14

2,55

Calabria

1108

6

5,74

1,84

Basilicata

367

1

5,01

1,66

Molise 

298

1

5,58

2,05

MAGGIO DI SPERANZA

Anche i dati del 30 aprile ci consegnano un quadro rassicurante 
 
Gli attualmente positivi sono 101.551. Ben 3.106 in meno rispetto alla giornata precedente.  Record per i dimessi/guariti:  ben 4.693 in una sola giornata. Il totale è 75.945. I decessi si avviano gradualmente verso numeri più bassi (ieri sono stati 285) e i casi totali accertati da inizio epidemia 205.463 (+1.872)
 
Scendono sempre di più il numero dei contemporaneamente ricoverati 18.149 (-1.269) e il numero delle persone contemporaneamente in terapia intensiva  1.694 (-101) 
 
Nella tabella oggi proposta trovate nella prima colonna i casi accertati da inizio epidemia divisi per regione. 
 
Nella seconda colonna i nuovi casi positivi accertati ieri. In ben 14 regioni (Basilicata, Molise, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Abruzzo, Campania,  Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Marche, Puglia, Trentino Alto Adige e Toscana )  ieri sono stati accertati meno di 60 positivi. In queste zone quindi si contano sulle dita di una mano o sono assenti le nuove persone ricoverate con sintomi medi o gravi.
 
Le ultime due colonne ci indicano l’incremento percentuale a 5 giorni calcolato il 23 aprile (una settimana fa) e il 30 aprile.
 
Tutte le regioni hanno un indice più basso (migliore) rispetto a quello della settimana precedente.
 
I più alti si registrano in regioni del Nord Ovest: Liguria (9,48) e Piemonte (7,63).
 
Sotto il 3% nei valori dell’incremento percentuale a 5 giorni  indicheremo da ora in poi le situazioni “sotto controllo”. 
 
Oltre la provincia autonoma di Bolzano ben 7 regioni  hanno raggiunto questo traguardo: Umbria, Basilicata, Molise, Sardegna, Calabria, Valle d’Aosta e Campania.
 
Ma il quadro sicuramente è ancora migliore di quello che leggiamo dalla tabella per due motivi:
 
il numero di tamponi effettuato nell’ultima settimana è maggiore di quello delle settimane precedenti, quindi a parità di tamponi gli incrementi percentuali di tutte le regioni sarebbero stati migliori.
 
Il secondo motivo è che i dati comunicati non fotografano i dati all’istante, ma tra avvertimento dei sintomi,  effettuazione dei tamponi, tempi per l’esito degli stessi, comunicazione dei dati ufficiali potrebbero passare una o due settimane.       
 
Quindi quella che noi leggiamo nei dati giornalieri è la situazione in realtà che si è verificata almeno 10 giorni prima.
 
Quindi anche situazioni con numeri ancora consistenti in tabella come quella della Lombardia, in questo lasso temporale sono notevolmente migliorate.
 
Ne è la prova lampante il numero di chiamate al numero 118 per motivi respiratori e infettivi in LombardiaIl giorno 26 aprile il numero di chiamate è stato di 364, il 28 aprile di 366.  Il 17 febbraio, tre giorni prima del caso di Codogno, il numero era 344, il 21 febbraio 375.  Si è arrivati anche a 1537 chiamate in un giorno (il 16 marzo)
 
Il 4 maggio si può affrontare dunque con prudenza ma anche con fiducia.
 
Ci sarà il rischio di imbattersi nei luoghi di lavoro, sui mezzi di trasporto, ancora con qualche asintomatico, ma la probabilità sarà forse ancora minore di quella che c’era nei giorni immediatamente precedenti al 20 febbraio  
 
 
  

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 29 APRILE


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ITALIA, GERMANIA E RIAPERTURE

 
La Germania ha allentato le restrizioni e l’epidemia è ripartita?
Non sembra.  Chiaramente ogni allentamento non va preso sotto gamba e ci devono essere sempre la massima responsabilità nei comportamenti individuali e la sicurezza nei posti di lavoro.
 
In ogni caso dei possibili e temporanei piccoli rialzi delle curve o una leggera controtendenza sono da considerarsi normali e anche accettabili per mandare avanti il motore economico di un paese.
 
Il grafico in alto ci mostra la curva dei casi totali tedesca negli ultimi 30 giorni paragonata a quella italiana dal 30° al 59° dall’inizio dell’epidemia (dal 23 marzo al 21 aprile).
 
 Notiamo dal grafico in alto che dopo l’allentamento delle restrizioni, avvenuta circa 10 giorni fa,  la curva tedesca tende addirittura a crescere meno lentamente e quindi è  migliore di quella italiana!
 
Il motivo non è sicuramente nell’allentamento delle misure tedesche ma dal fatto che, come  ripetiamo da diverse settimane, è la curva del contagio italiana che è molto meno peggiore di quanto possano farci presupporre i dati quotidiani e le analisi degli esperti più “accreditati”.
 
A differenza della Germania, che ha mantenuto un numero alto ma costante di test effettuati, la crescita nei tamponi in Italia è più che decuplicata da inizio epidemia ad oggi.
 
Inoltre in Italia dopo una prima fase in cui erano testati solo malati gravi si è passati ad una seconda fase con test a pauci sintomatici per poi arrivare nell’ultimo periodo ad  una vera e propria caccia all’asintomatico (test a tappeto nelle RSA, controlli aumentati per il personale sanitario ecc)   
 
E come mai TV, siti internet e giornali parlano di un peggioramento della Germania? Perché ogni classe politica con il suo team di esperti ha le sue “fissazioni” e la Merkel guarda molto all’R0 ( Erre con zero), un parametro (peggiorato leggermente qualche giorno fa in Germania) molto importante che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva. ma che riteniamo poco indicato da solo a percepire eventuali  miglioramenti o peggioramenti nel breve periodo.
 
Per esempio come se un medico guardasse esclusivamente l cambiamento di livello dei globuli bianchi o rossi di un paziente  invece di osservare l’intero quadro clinico dello stesso.    
 
Molto più interessante è la diminuzione di 700 posti occupati nelle terapie intensive tedesche avvenuta nella giornata nella quale si guardava anche dalle parti nostre allarmati per la situazione tedesca.
 
Sarebbe importante capire la quantità di  nuovi positivi ricoverati e di nuovi accessi in terapia intensiva ma purtroppo questo è un dato molto importante che non appare nei prospetti sintetici dei dati dei vari paesi .
 
Anche se prendessimo per buona la curva del contagio italiana, il grafico a centro, relativo all’incremento percentuale a 5 giorni dei casi totali, ci mostra che l’Italia al momento avrebbe circa 7/10 giorni di ritardo dalla Germania nel contenimento del contagio, considerando le due nazioni con la partenza nello stesso periodo.
 
Se le considerassimo nel periodo reale sarebbero quasi affiancate: la Germania aveva un incremento percentuale a 5 giorni dei casi totali pari a 5,38 l’altro ieri, l’Italia 5,4 ieri.
 
Quindi un allentamento graduale delle restrizioni con 14 giorni di ritardo (20 aprile per la Germania e 4 maggio per l’Italia) sarebbe da parte nostra più che prudente.
 
I rientri nelle attività lavorative devono essere fatti gradualmente. Può essere discutibile se con scelta consigliata dal Comitato tecnico scientifico al nostro Governo (4 maggio, 18 maggio, 1 giugno) o quella al momento da noi ritenuta migliore (4 maggio, 11 maggio e 18 maggio) ma mai sarebbe proponibile l’opzione di far rientrare tutti il 4 maggio, perché il problema rilevante di scarso distanziamento potrebbe verificarsi soprattutto nel sistema dei trasporti ed un conto è iniziare con 4 5 milioni di lavoratori ed un conto aprire subito tutti i negozi con un sovraffollamento iniziale ed incalcolabile di persone.
 
L’ultimo grafico in basso ci mostra l’andamento dell’incremento percentuale a 5 giorni dei decessi. In questo caso quella che potrebbe essere un pochino fasulla nel periodo considerato è la curva tedesca.
 
Non si è capito infatti  se il basso tasso di letalità in Germania sia dovuto più all’ alto numero di tamponi effettuato oppure al fatto che molti decessi con Coronavirus non vengano conteggiati.
 
La discesa non lineare come quella italiana e come quelle di ambedue i paesi degli incrementi percentuali dei casi totali ci fa propendere più per la seconda ipotesi: il numero diverso di decessi nei due paesi  dipende molto di più per una modalità di conteggio diversa che per una maggiore efficienza dei Tedeschi nell’affrontare dal punto di vista sanitario  il Covid 19.
 
Analizzando il grafico in basso è la Germania stavolta che risulterebbe in ritardo addirittura di una settimana rispetto all’Italia , se considerassimo la partenza del contagio nello stesso periodo.
 
Vantaggio per l’Italia che aumenterebbe ulteriormente se considerassimo il paragone in tempo reale. La Germania aveva con i dati di ieri un incremento percentuale a 5 giorni di 13,26  più o meno simile a quello che aveva l’Italia il 18 aprile (13,5).
 
Le analisi effettuate ci fanno essere ottimisti per le prossimi graduali aperture, sperando che i comportamenti della gran parte dei  cittadini italiani continuino ad essere responsabili e che il Governo non cada né in eccessi di rischio, purtroppo reclamati da più parti, ma che nemmeno mandi all’aria per eccesso di prudenza diversi e importanti settori della nostra economia  nelle prossime settimane e mesi.    




 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 28 APRILE



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BERGAMO POTEVA ESSERE SALVATA

In mancanza di un numero ufficiale di nuovi ricoveri e di accessi alle terapie intensive uno degli indicatori più validi per intuire la reale curva del contagio può essere il numero di chiamate al  118 per motivi respiratori ed infettivi gestiti dalle sale operative regionali lombarde che ci vengono fornite dal giorno 1 febbraio.
 
Abbiamo rielaborato i dati cercando di trarre qualche conclusione.
 
Nel grafico in alto vediamo che al giorno 1 febbraio le chiamate al numero 118 erano in tutta la Lombardia 330.  Il numero ha avuto lievi oscillazioni  tra le 300 e le 349 nel periodo tra il giorno 1 e il giorno 19 febbraio.
 
La percentuale per aree geografiche si presenta pressoché invariata  se facciamo il paragone tra 1 e 19 febbraio. L’area Lodi/Cremona/Mantova/Pavia dal 19,7 al 17,3, Milano/Monza/Brianza  dal 43,33 al 41, Como/Lecco dal 18,48 al 20, Bergamo/Brescia/Sondrio dal 18,48 al 21,67.  Apparentemente lievi oscillazioni.
 
Anche se diversi casi sintomatici di Covid19 sicuramente erano presenti in qualche area  non erano di una numerosità tale da far cambiare radicalmente la composizione percentuale del numero delle chiamate.
 
 Il 20 febbraio Mattia, un trentasettenne di Codogno (provincia di Lodi)  in rianimazione per una grave polmonite risulta positivo al Covid 19.
 
Il 22 febbraio le chiamate al 118 sono aumentate, in particolare per l’area in cui è compresa anche Lodi: non è stato certamente un aumento repentino del contagio ma il numero delle chiamate è stato sicuramente influenzato dalle notizie date in apertura da tutti i Tg nazionali.
 
Una buona parte di sintomatici, pauci sintomatici della zona che prima magari avevano sottovalutato il loro stato e una parte di popolazione asintomatica e impaurita avrà contribuito ad innalzare il numero delle chiamate.
 
Succede la stessa cosa dal 25 febbraio per l’area in cui c’è Bergamo dopo il caso di Alzano Lombardo.
 
Però le percentuali  dell’area con Lodi e Cremona e soprattutto quelle con Bergamo e Brescia salgono nei giorni successivi costantemente ed in modo impressionante. Il giorno 3 marzo le chiamate in tutta la Lombardia sono 715, più del doppio di quelle in un periodo di apparente normalità come inizio febbraio. 
 
Questa volta le chiamate provengono per  il 35,94 nell’area in cui sono comprese Bergamo e Brescia, segue l’area comprensiva di  Lodi e Cremona  con 27,69; l’area con Milano, nonostante la sua numerosità ha una percentuale minore: 26,71. Chiude Como/lecco con  il 9,65.
 
Questi dati dimostrano che ancor prima di aspettare molti esiti  dei tamponi le autorità si dovevano allertare. Già i dati di fine febbraio delle chiamate telefoniche imponevano e non suggerivano una zona rossa nel Bergamasco e nel Bresciano che mai è stata istituita.
 
Il 16 marzo sono ben 1537 le chiamate.   Ben  676  (43,98%) provengono dalla zona in cui sono Bergamo e Brescia. Solo il 16,53% dalla zona di Lodi risparmiata grazie alla tempestiva zona rossa.    
 
Ed oggi? Il 25 aprile la composizione percentuale del numero delle chiamate sembra essere ritornata quella delle prime due decadi di febbraio. Solo la zona di Milano con 45,48% è impercettibilmente più avanti.
 
Il numero delle chiamate totali in regione Lombardia  è 420, molto simile a quello delle 416 del 22 febbraio. 
 
Questo ci suggerisce che in Lombardia  il numero dei contagi scenderà ulteriormente nei prossimi giorni, a meno che non si faccia un numero impressionante di tamponi che individui una forte popolazione di asintomatici.
 
Questo ci conforta perché anche la regione che sembrava più fuori controllo e con i tempi lunghi non presenterà al 4 maggio un quadro spaventoso e totalmente fuori controllo.
 
Il numero di chiamate plausibili con zero contagi Covid potrebbe essere passato da circa 300 a circa 400 per via dell’impatto mediatico che ha la problematica Coronavirus?  Un’ipotesi non da scartare.
 
Il grafico in basso ci indica invece il coefficiente di variazione moltiplicato per 100 del numero delle chiamate tra il giorno 1 febbraio e il 20 febbraio.
 
 Il coefficiente di variazione è un indicatore statistico di dispersione relativa. Si parla di dispersione relativa per indicare la variabilità di un fenomeno in termini percentuali. È usata per confrontare la variabilità dei fenomeni, senza prendere in considerazione l'unità di misura.
 
Notiamo che sia i valori dell’area di Lodi che quelli dell’area di Bergamosono superiori a quelli delle altre aree. Area Lodi Cremona 15,2, Area Bergamo Brescia 14,4 Area Como Lecco 9,8 e area Milano 8,4.
 
In pratica il numero delle chiamate  non si concentrava vicino al valore della  loro media ma era più altalenante: questo ci indica che addirittura già subito dopo il 20 febbraio si poteva  intuire che le stesse criticità della zona di Lodi e Crema potevano esserci anche nell’area di Bergamo e Brescia.
 
Una zona rossa anche nel Bergamasco e nel Bresciano avrebbe salvato migliaia di persone.








 

PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 27 APRILE

Casi totali al 27 aprile - Nuovi casi accertati il 27 aprile - Trend settimanale - Incremento percentuale a 20 giorni calcolato il 27 aprile

 

 

 

 

 

 

Casi

Nuovi casi 27 aprile

Trend settimanale

100 persone in 20 giorni ne infettano

Italia

199414

1739

Buono

47,08

Lombardia

73479

590

Discreto

40,43

Emilia Romagna

24662

212

Buono

38,36

Veneto

17579

108

Ottimo

47,41

Piemonte

25098

269

Buono

88,1

Toscana

9179

32

Ottimo

48,7

Marche

6127

16

Ottimo

30,08

Liguria

7642

154

Discreto

60,65

Lazio

6392

83

Ottimo

54,06

Trento

3995

101

Discreto

61,35

Campania

4349

18

Ottimo

38,15

Friuli Venezia Giulia

2977

60

Ottimo

38,27

Puglia

3958

10

Ottimo

57,44

Sicilia

3085

30

Discreto

47,11

Bolzano

2496

15

Ottimo

37,82

Abruzzo

2874

15

Ottimo

59,76

Umbria

1370

2

Ottimo

8,47

Sardegna

1283

3

Ottimo

37,22

Valle d'Aosta

1111

5

Ottimo

33,05

Calabria

1096

7

Ottimo

31,57

Basilicata

366

0

Ottimo

25,77

Molise 

296

0

Ottimo

32,14

QUANDO SI POTRA’ TORNARE ALLA VERA NORMALITA? NEL 2021. MA C’E’ UN MODO PER POTERLO FARE ANCHE PRIMA.

Anche i dati del 27 aprile sono molto confortanti.
 
Gli attualmente positivi sono 105.813 (- 290), i dimessi/guariti 66624 (+ 1696), i decessi si avviano gradualmente verso numeri più bassi (ieri sono stati 333) e i casi totali accertati da inizio epidemia 199.414.
 
Nella tabella oggi proposta trovate nella prima colonna i casi accertati da inizio epidemia divisi per regione. 
Nella seconda colonna i nuovi casi positivi accertati ieri. In ben 12 regioni (Basilicata, Molise, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Puglia, Abruzzo, Marche, Campania,  Sicilia e Toscana )  più la provincia autonoma di Bolzano  ieri sono stati accertati meno di 40 positivi. In queste zone quindi si contano sulle dita di una mano o sono assenti le nuove persone ricoverate con sintomi medi o gravi.
 
Il Friuli Venezia Giulia, con 60 unità, ha un incremento rispetto alla media dei giorni precedenti  (più o meno una ventina di casi).
 
La terza colonna ci mostra il trend della settimana, misurato sugli abbassamenti più o meno rapidi degli incrementi percentuali registrati negli ultimi giorni.  Notiamo che molte più regioni hanno un trend ottimo.
 
E’ da sottolineare che possono occorrere pochissimi giorni per cui un trend migliori o peggiori improvvisamente.  Abbiamo visto nel mese di marzo trend preoccupanti prima per la Sicilia e poi per la Campania che hanno cambiato per fortuna direzione.
 
La settimana scorsa sembravano avere un trend peggiore Puglia ed Abruzzo, ma si sono rapidamente riprese. Situazioni stagnanti nel numero accertato di positivi possono dipendere anche dall’efficacia in cui si testano situazioni come quelle degli  asintomatici e delle RSA nel proprio territorio e quindi spesso hanno una valenza tutt’altro che negativa .
 
La situazione che avremo il 4 maggio sarà ancora migliore. Potremmo supporre per quella data un numero superiore a 100 solo in Lombardia e Piemonte e in una tra Emilia Romagna e Liguria, mentre tutte le altre regioni potrebbero essere sotto i 40 nuovi positivi giornalieri  con zero o quasi nuovi ricoverati.
 
L’ultima colonna della tabella proposta oggi ci mostra l’incremento percentuale a 20 giorni, cioè quante persone vengono infettate in più in 20 giorni rispetto a un numero iniziale di 100.
 
Un ragionamento paragonabile  a quello adottato dagli esperti quando parlano di R0 (R con zero). Un numero della colonna della nostra tabella uguale a 100 può essere assimilabile  più o meno al valore di R0 = 1 (ogni persona positiva ne contagia un’altra).
 
Questo valore è inferiore a 100 al momento in tutte le regioni.  I più alti li troviamo in regioni del nord ovest: Piemonte (88,1) e Liguria (60,65), oltre che nella provincia autonoma di Trento (61,35). Il migliore è in Umbria con 8,47        
 
Il 4 maggio inizia la fase 2. Riteniamo giusta la gradualità adottata nei rientri nelle attività lavorative. A nostro parere le date del 4, 11 e 18 maggio sarebbero state più indicate rispetto a quelle del 4 maggio, 18 maggio e 1 giugno, perché siamo convinti che la curva del contagio sia molto più in discesa per tutte le considerazioni fatte nei giorni precedenti e perché riteniamo che ci siano indicatori che già dopo pochissimi giorni possano dare un’idea di un’eventuale inversione di tendenza, dovuta alle riaperture,  in qualche zona d’Italia. 
 
Per quanto riguarda i comportamenti personali le indicazioni date  ci sembrano giuste e chiare: possibilità  in modo molto prudente, graduale,  con i distanziamenti e i dispositivi di protezione di avvicinarsi alle persone più care che per un motivo o per un altro non era possibile incontrare in fase 1.
 
Chiaramente più incontri si fanno e più si rischia di incontrare qualche  asintomatico ancora in giro, di contrarre il virus e di infettare i propri familiari a casa.
 
Il 4 maggio non deve essere confuso con  il momento in cui si potranno fare assembramenti  (assolutamente da evitare e punibili) .
 
Quando si potrà tornare alla “vera normalità”,  a quella che c’era nel 2019 per intenderci? La risposta che si sta dando in questo periodo è chiara: quando sarà a disposizione il vaccino, quindi molto probabilmente nel 2021.
 
Però c’è una seconda possibilitàIpotizziamo che tra la fine di maggio e la metà di giugno i casi si azzereranno o quasi in tutta Italia per due o tre settimane di fila (cosa non improbabile nonostante le prossime riaperture che provocheranno inevitabilmente qualche focolaio).
 
Staremmo lì ad aspettare che il virus forse potrebbe ritornare e mandare all’aria per una precauzione che non potremmo mai sapere se giusta o  sbagliata vari settori dell’economia (turismo, ristorazione ecc)?  
 
Si potrebbe tentare di ritornare alla vita normale solo se  se tutti avessimo installato l’app. Solo in quel caso se nelle settimane o nei mesi successivi si verificasse qualche caso isolato o una malaugurata seconda ondata saremmo in grado di circoscrivere o limitare decisamente il problema. 
   

 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 26 APRILE

I FILM DELLA FASE 1 CHE NON VORREMMO VEDERE

IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO
 
Mascherina sì, mascherina no, mascherina forse…. Seconda ondata ad ottobre, seconda ondata mai, seconda ondata sempre… Sicuramente disorienta la discordanza di pareri degli esperti non su questioni economiche o di geopolitica ma su problematiche riguardanti esclusivamente gli aspetti scientifici.
 
Come ad inizio aprile nel nostro punto abbiamo affermato che sarebbe stato da folli riaprire in quel momento, come proposto da qualche esponente politico poco accorto, allo stesso momento oggi ci appare in base ai dati analizzati un po’ troppo prudente il calendario delle riaperture della Fase 2 almeno per la gran parte delle regioni italiane.
 
Un pochino ce lo aspettavamo quando l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, stilando una settimana fa  una mappa per indicare quali regioni registrassero  per prime, e quali dopo, lo stop ai contagi, individuando per ogni regione una data prima della quale è poco verosimile attendersi l’azzeramento dei nuovi contagi, aveva previsto il 28 giugno per le Marche, penultima a raggiungere questo traguardo.
 
Noi subito abbiamo  avuto delle perplessità e le abbiamo esposte. Basta comunque guardare la tabella aggiornata che pubblichiamo oggi per capire che sia in base al numero di nuovi positivi accertati in questi giorni e sia in base all’incremento percentuale a 5 giorni le Marche non saranno certamente la penultima regione a raggiungere questo traguardo ed è molto più facile che lo raggiunga tra il 10 e il 15 maggio, non certamente a fine giugno.
 
La domanda quindi nasce spontanea. In base a quali dati e modelli matematici sono state decise le riaperture?
A nostro parere le date del 4, 11 e 18 maggio sarebbero state più indicate rispetto a quelle del 4 maggio, 18 maggio e 1 giugno. 
 
Ci sono diversi indicatori come per esempio i nuovi accessi alle terapie intensive, che avrebbero permesso agli esperti di poter tener sotto controllo la situazione anche distanziando di una settimana e non di due i diversi momenti delle riaperture. 
 
 
A QUALCUNO PIACE CALDO 
 
Il termoscanner!!! Uno dei problemi di questa epidemia è l’alta percentuale di asintomatici (tra il 40 e il 50% nell’ottimo studio del team Crisanti a Vò Euganeo). Un altro problema è che, come ci dicono gli stessi scienziati, molti contagi avvengon nel periodo precedente ai sintomi.
 
A che serve allora il termoscanner?
 
La percentuale di persone con più di 37,5 di febbre  che ha l’ardire di andare  in giro crediamo sia talmente bassa da poter evitare il ricorso obbligatorio al termoscanner, che ci sembra avere un’utilità simile al divano con tunnel per gatto o alle ciabatte per pulire la polvere.
     
 
IL TEMPO DELLE MELE
 
Non ci siamo finora occupati di analizzare dal punto statistico o matematico gli effetti economici legati alla pandemia.  Comunque riteniamo che l’immissione di liquidità nel sistema oltre ad essere consistente debba avere anche le caratteristiche della rapidità. Ci sembra che in particolare per le imprese sia stato messo in piedi un complicato e lungo meccanismo di elargizione di prestiti da parte del sistema bancario, con garanzia statale.
 
 
UNA STORIA BANALE
 
Il Covid 19 non è banale come una semplice influenza, come leggiamo spesso in alcuni post su internet.
 
Se non ci fosse stato il lockdown i deceduti sarebbero stati più di 500.000.  Qualche settimana fa, quando l’abbiamo fatta la prima volta, questa nostra affermazione poteva sembrare eretica, visto che uno dei componenti più influenti del nostro Comitato tecnico scientifico in Conferenza Stampa aveva sottolineato che le morti evitate senza lockdown sarebbero state solo poco più di 30.000.
 
Ma autorevoli giornali ci raccontano in questi giorni che Trump, Johnson e Macron, inizialmente restii ad adottare misure drastiche contro il Coronavirus, avrebbero cambiato idea dopo uno studio a loro presentato dai ricercatori dell'Imperial College, guidato dal Professor Ferguson: “se si fosse continuato a ignorare la minaccia, ossia frapponendo una risposta quasi assente anti-coronavirus, negli Usa ci sarebbero stati 2,2 milioni di morti e fino a 510 mila in Regno Unito”.
 
 
NON CI RESTA CHE PIANGERE
 
Forse il maggiore dei problemi che ha causato più contagiati e decessi nella prima fase è stato anche il ricorso a protocolli che si sono rilevati successivamente inappropriatiIl  periodo di quarantena previsto di 15 giorni si è rilevato insufficiente e non è mai stato cambiato, nonostante alcune persone siano state scoperte  positive anche dopo 50 giorni dal probabile contagio.
 
Moltissimi malati Covid con problemi respiratori non venivano immediatamente esaminati ma consigliati solo telefonicamente. .Molti di loro sono stati trattati solo con Tachipirina, quando sarebbe servito almeno l’ossigeno.
 
E i familiari disperati che chiamavano ai numeri verdi o di pronto intervento trovavano dall’altra parte del telefono operatori che ripetevano  con ossessione quasi  le stesse domande: “che temperatura ha, quanti cinesi ha incontrato?” ….
“Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!
 
 
IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

Il 44% dei contagi per Coronavirus in Italia è avvenuo nelle residenze per anziani

Un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità inoltre svela: “poche mascherine nell’82% delle case di cura, solo 6 ospizi su 10 hanno formato il personale”
 
Sono stati 7000 i decessi ufficialmente avvenuti nelle Rsa in Italia da febbraio al 20 aprile.
 
Solo nella città metropolitana di Milano sono 490 gli anziani ospitati nelle residenze socio assistenziali morti per Coronavirus, tra il 21 febbraio e il 15 aprile. Altri 1.199 ospiti deceduti nelle Rsa del Milanese nello stesso periodo presentavano sintomi riconducibili al Covid-19.
 
NOVE SETTIMANE E MEZZO

Questo è un film invece che avremmo voluto vedere volentieri. Ma su richiesta del comitato tecnico scientifico si è ritenuto di programmare step di riapertura di 14 giorni per verificare gli effetti . Quindi il titolo “Nove settimane e mezzo” è stato modificato ufficialmente in “Almeno undici settimane e quattro giorni”…
 
Domani è un altro giorno… speriamo…  
 

 

 

 

 

 

Casi

Nuovi casi 26 aprile

IP5 19 aprile

IP5 26 aprile

Italia

197675

2324

10,14

7,46

Lombardia

72889

920

8

7,3

Emilia Romagna

24450

241

8,71

5,88

Veneto

17471

80

10,41

6,5

Piemonte

24820

394

19,03

13,05

Toscana

9147

132

11,23

6,32

Marche

6111

53

6,32

3,98

Liguria

7488

187

12,4

10,7

Lazio

6309

85

12,6

7,02

Trento

3894

56

12,45

7,75

Campania

4331

32

6,9

4,74

Friuli Venezia Giulia

2917

14

8,93

4,48

Puglia

3948

36

13,18

9

Sicilia

3055

35

8,64

7,76

Bolzano

2481

5

8,97

2,95

Abruzzo

2859

27

12,29

7,12

Umbria

1368

2

2,04

1,11

Sardegna

1280

9

6,77

3,56

Valle d'Aosta

1106

6

14,89

1,19

Calabria

1089

1

8,26

4,01

Basilicata

366

5

7,21

4,57

Molise 

296

4

8,56

4,96





 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 25 APRILE

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UN 25 APRILE DI SPERANZA

 
Notizie confortanti sotto tutti i punti di vista ci arrivano dai dati comunicati il 25 aprile.
 
Gli attualmente positivi sono 105847 e scendono di 680. Nei prossimi giorni questo numero a nostro avviso scenderà ancora più rapidamente: avremo anche migliaia di attualmente positivi in meno giorno dopo giorno.
 
I guariti salgono a 63120 (+ 2622): anche qui attendiamoci un numero sempre elevato quotidiano nel prossimo periodo.
 
I casi totali da inizio epidemia salgono sempre di meno: 195.351 (+ 257),  ma come abbiamo più volte detto il paragone con i periodi precedenti è molto più positivo, perché dobbiamo considerare il numero di tamponi , che è 15 volte superiore a quello degli inizi di marzo e il fatto che i test non vengano fatti ora solo a sintomatici, ma gradualmente è notevolmente aumentata la percentuale di asintomatici testata.   
 
Questo fa sì anche che nei bollettini giornalieri ci troviamo casi positivi contratti anche diversi giorni prima del tampone effettuato.
 
In ben 12 regioni (Umbria, Basilicata, Molise, Valle d‘Aosta, Sardegna, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Campania, Abruzzo, Marche, Sicilia e Puglia) più Bolzano si sono riscontrati meno di 40 positivi. In queste zone quindi si contano sulle dita di una mano o sono assenti le nuove persone ricoverate con sintomi medi o gravi. 
 
Diminuisce in tutta Italia il numero degli attualmente ricoverati : dal 4 aprile in cui erano 29010   si è passati ai 21533 del 25 aprile.
 
Diminuiscono anche le persone contemporaneamente in terapia intensiva passate dalle 4068 del 3 aprile alle 2102 del 25 aprile (quasi dimezzate  in una ventina di giorni).
 
Diminuisce anche il numero dei decessi: 415 in tutta Italia, ritornando al  numero ufficialmente computato  a metà marzo.  La differenza rispetto a quel periodo è comunque che la maggior parte dei decessi che avvengono ora sono collegabili a contagi di settimane e anche mesi fa.
 
Per questo motivo la curva dei decessi giornalieri che vi proponiamo nel grafico di oggi deve essere vista in maniera più positiva di quello che potrebbe essere un primo impatto che dimentichi queste considerazioni.
 
Come abbiamo anche visto nel punto di ieri, in Italia e Spagna la curva dei decessi ha un trend  di gran lunga migliore rispetto a quelle di altri paesi dell’Occidente colpiti in maniera forte dal Coronavirus (USA, Regno Unito, Francia e Germania) .
 
Nel grafico proposto oggi osserviamo anche l’andamento dei decessi giornalieri per Covid 19  in Lombardia e nel resto d’Italia.
 
Chiaramente non appare, se non in modo molto parziale, nei dati ufficiali quello che è accaduto in Lombardia dal 15 al 20 marzo. Lì probabilmente in alcune giornate, mantenendo le stesse proporzioni, le linee sarebbero schizzate così in alto da uscire dagli schermi dei nostri dispositivi. Il grafico lombardo ci dà solo le morti di persone che hanno effettuato comunque un tampone.
 
Il massimo del numero dei  decessi ufficiali lo riscontriamo in Lombardia il 27 marzo (541) e il 28 marzo (542), quindi circa 10 giorni dopo il massimo delle chiamate al pronto soccorso lombardo per motivi respiratori e infettivi.
 
C’è anche un altro picco di decessi nella regione il 21 marzo (546), ma dovuto probabilmente a persone che a ridosso di quella data sono arrivate in condizioni critiche per mancanza di posti  e per  altre criticità avvenute in quei giorni.
 
Molto meno nervosa la curva dei decessi nel resto d’Italia. Qui il picco dei decessi giornaliero lo riscontriamo il 31 marzo con 456, che ci fa presupporre per le considerazioni fatte in precedenza un picco dei contagi giornalieri avvertiti nel resto d’Italia intorno al 21 marzo, dato che coincide con quello dei casi accertati nei bollettini nazionali  ufficiali, poiché comunque il numero di test che si facevano e ancora si fanno in  Lombardia sono  di una percentuale che non supera il 20% di quella del territorio nazionale, ovviamente perché i laboratori  e la capacità di testare in una sola regione non possono essere pari o superiori a quelli di tutte le altre messe insieme.
 
Fiduciosi nei dati confortanti arrivati il 25 aprile ci avviamo in una Fase 2 che deve essere approcciata soprattutto inizialmente con la massima prudenza da parte di tutti e che speriamo abbia nel corso del tempo restrizioni e soprattutto norme burocratiche proporzionali agli eventuali rischi che ci auguriamo sempre man mano calanti  nelle settimane successive.   


 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 24 APRILE

Casi totali - Decessi - Tasso di letalità apparente - Termometro decessi al 15 aprile e al 24 aprile rispetto all'Italia

 

 

 

 

Casi

Deceduti

T.L. apparente

D.T. 15 apr

D.T. 24 aprile

USA

869.170

49.954

5,75

156,34

230,79

Spagna

213.024

22.157

10,4

105,42

99,94

Italia

192.994

25.969

13,46

100

100

Francia

159.460

21.889

13,73

86,15

94,24

Germania

153.129

5.575

3,64

19,23

25,15

Regno Unito

139.246

18.791

13,49

78,95

91,82

11 Brasile

50.036

3.331

6,66

 

 

13 Belgio

42.797

6.490

15,16

 

 

20 Svezia

16.755

2.021

12.06

 

 

34 Danimarca

8.721

394

4,6

 

 

38 Norvegia

7.401

194

2,62

 

 

48 Finlandia

4.284

172

4,01

 

 

64 Islanda

1.789

10

0,56

 

 

71 Nuova Zelanda

1.456

17

1,17

 

 

106 Taiwan

427

6

1,41

 

 

DONNE O UOMINI, FEMMINE O MASCHI: CHI COMBATTE MEGLIO IL CORONAVIRUS?

Il  13 marzo, quando già in Italia morivano migliaia di persone, Sir Patrick Vallance, una delle massime autorità mediche del Regno Unito, guidato da  Boris Johnson, , attualmente al sesto posto nella triste classifica mondiale dei casi totali accertati di Covid 19, dichiarava: “Il 60% dei Britannici dovrà contrarre il Coronavirus per sviluppare l’immunità di gregge”.
 
Quasi due mesi prima, a gennaio, una donna, Tsai Ing Wen, leader del Taiwan, visto quello che stava accadendo nella non lontana Cina,  emanava 124 norme restrittive per contrastare il Covid 19: attualmente il Taiwan è al 106° posto con 427 casi accertati e solo 6 decessi.
 
Scandinavia. Mentre il premier svedese, Stefan Lofven,  rimandava ad oltranza il lockdown, nella vicina Norvegia la leader, Erna Solberg, adottava una strategia diametralmente opposta: attualmente in Svezia si contano 2021 decessi e in Norvegia 194. 
 
Il 15 marzo 2020, mentre al di là delle Alpi l’Italia raggiungeva il picco dei contagi , la Francia andava al voto per il primo turno delle elezioni dei Sindaci, perché il governo Macron   aveva deciso di non rinviare l’appuntamento elettorale.
 
Qualche giorno prima  la Danimarca, guidata da una donna, Mette Frederiksen, aveva già annunciato una serie di misure drastiche, dalla chiusura delle scuole al rinvio delle cure mediche non urgenti fino al 27 marzo.  In questo momento i casi accertati in Francia sono 159.460 e in Danimarca 8.721.
 
Il 26 marzo il presidente brasiliano Bolsonaro, attacca i Governatori degli Stati più importanti del mondo, che hanno deciso di imporre la quarantena, chiudendo negozi, fabbriche ed uffici soltanto per una “gripezinha”, un’influenza di poco conto.
 
Già da diverso tempo, invece, la leader islandese, Katrín Jakobsdóttir,  aveva dato la possibilità di far effettuare gratuitamente i tamponi a tutto il suo paese, accertando tra l’altro che circa la metà dei positivi fosse asintomatica.
Il Brasile oggi ha 3.331 deceduti, l’Islanda solo 10.
 
Jacinda Ardem, 39 anni, donna leader della nuova Zelanda, a metà marzo decideva per il lockdown e le chiusure ai voli internazionali, pur consapevole dei problemi che questa decisione avrebbe comportato per l’economia della sua nazione, basata principalmente sul turismo.
 
In Finlandia la più giovane  premier del mondo, Sanna Marin, 34 anni, intervistata l’11 marzo  dal programma A-studio della Yle, dichiarava più volte di avere completa fiducia nelle linee guida indicate dai medici, quindi di attendersi una crescita dell’epidemia e di essere certa della capacità del sistema sanitario di reggere anche ad un’impennata improvvisa dei contagi.
 
39 anni della Ardem + 34 della Marin fanno 73, proprio gli anni di Mister Donald Trump, presidente degli Stati Uniti d’ America, che agli inizi di marzo dichiarava “I contagi scompariranno. Un giorno, come per miracolo, scompariranno. Il virus è stato contenuto. Il paese è al sicuro.
 
Dopo che molto tardivamente gli USA avevano optato per il lockdown  il 25 marzo dichiarava che l’economia sarebbe tornata sicuramente alla normalità a Pasqua ….
 
Attualmente la Finlandia conta 172 deceduti per Coronavirus, l’Islanda appena 10, gli USA quasi 50.000.
 
E se si provasse ad iniettare dosi  di disinfettante?  Per cortesia evitiamo “battute di spirito”.
 
Sicuramente molto più difficile il compito per  leader di nazioni guidate da donne e colpite profondamente nel cuore dell’Europa, come Germania e Belgio.
 
Entrambe le nazioni  si trovano nei primi posti della graduatoria mondiale per numeri di contagi ed entrambe hanno però un particolare primato.
La Germania ha un bassissimo tasso di letalità, il  rapporto tra deceduti e casi totali,  3,64%, il Belgio ha il più alto, 15,16%.
Motivazioni di efficienza? No. La Germania conteggia solo i decessi per Coronavirus e non con Coronavirus. Se a morire è una persona con una o più patologie nella maggior parte dei paesi del mondo è conteggiata nel computo a differenza che nel la nazione tedesca.   
 
E perché nel Belgio il tasso di letalità è alto? La  prima ministra del Belgio, Sophie Wilmes, ha sostenuto che il governo “ha fatto la scelta di essere totalmente trasparente nel comunicare le morti legate alla COVID-19”
 
Nel Belgio ci sono circa 1.500 case di cura e di riposo, e nelle ultime settimane in molte di queste, come in altre parti del mondo,  è stato registrato un aumento anomalo dei decessi. In Belgio questi morti vengono spesso compresi nei conteggi nazionali anche in assenza di un test per confermare la presenza del coronavirus: la causa del decesso viene determinata con un’analisi del paziente e dei sintomi che mostrava.
 
Permetteteci di apprezzare di più Sophie Wilmes rispetto alla “donna macho” Angela Merkel e non solo per una questione estetica. Al primato dell’efficienza apparente della comunicazione  preferiamo quello della trasparenza e della sensibilità.
 
Anche se alla Cancelliera e alla Germania dobbiamo riconoscere una grande capacità di prevenzione con giusti investimenti nel sistema sanitario, in particolare nelle terapie intensive, 28.000 ad inizio pandemia, più di 5 volte di quelle ad esempio con cui partivano Italia e Regno Unito.    
 
Riflettendoci anche le nazioni per il DNA delle popolazioni che le compongono possono essere considerate più maschie (risolute, fredde,concrete) o più femmine (emotive, intuitive).
 
Se all’inizio Italia e Spagna, le nazioni dei baci e degli abbracci, delle decisioni spesso emotive, sono state anche per eventi sfortunati quelle più drammaticamente colpite , nelle fasi successive stanno dimostrando almeno nei numeri della pandemia una ripresa più veloce rispetto a quella di altre nazioni altrettanto colpite.
Sarà magari  anche dovuto a quella capacità di intuito, a quell’arte di arrangiarsi e solidarizzare in situazioni difficili, a quella sensibilità, a quella creatività, che accomunano queste due grandi nazioni?   
 
 
Nelle  ultime due colonne della tabella odierna abbiamo inserito un nostro indice per avere un termometro dei decessi (T.D.) per il Covid19 nel corso del tempo e in situazioni temporali più o meno simili .
Abbiamo fissato un valore pari a 100 per l’Italia.
 
Notiamo che dal 16 al 24 aprile rispetto alle “femminucce” Italia e Spagna sono molto peggiorate le nazioni più “maschie”: dal 78,95 al 91,82 il Regno Unito, dal 19,23 al 25,15 la Germania,  addirittura dal 156,34 al 230,79 gli Stati Uniti d’America e così è anche capitato all’”ibrida” Francia (dall’86,15 al 94,24).
 
Ora ci avviciniamo alla Fase 2 e fa  pensare il fatto che in Italia la percentuale di donne inserite nelle task force sia minima, quasi inesistente.
Diamo fiducia alle donne!
 
D’altronde anche “il” subdolo virus è maschio può essere più facilmente sconfitto, come questa storia triste ci ha insegnato,  non  con  atteggiamenti tipicamente maschili, come la guasconeria e la  scarsa attenzione per i particolari,  ma con qualità più femminili, come l’intuito, l’empatia , l’entrare in più sfumature, lo spaziare in più diversi aspetti. 
 
E allora seduciamo e mettiamo KO questo virus!
 
    


 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 23 APRILE


PREVISIONE DOPO I DATI DEL 23 APRILE

 

 

 

 

 

 

Casi

nuovi casi 23 prile

Trend settimanale

Azzeramento o poche unità nuovi ricoverati

Azzeramento o poche unità nuovi positivi

Lombardia

70165

1073

Buono

 

fine maggio

Emilia Romagna

23723

289

Buono

 

24-mag

Veneto

16881

143

Buono

 

20-mag

Piemonte

23140

401

Buono

 

25-mag

Toscana

8780

80

Ottimo

 

17-mag

Marche

5952

28

Ottimo

Imminente

05-mag

Liguria

7049

131

Discreto

 

20-mag

Lazio

6054

79

Ottimo

Imminente

10-mag

Trento

3727

81

Buono

 

15-mag

Campania

4238

53

Ottimo

Verificato ?

06-mag

Friuli Venezia Giulia

2858

41

Ottimo

Verificato ?

05-mag

Puglia

3839

109

Quasi discreto

16-mag

Sicilia

2926

43

Discreto

Verificato ?

03-mag

Bolzano

2435

19

Ottimo

Verificato

03-mag

Abruzzo

2785

52

Quasi discreto

09-mag

Umbria

1362

5

Buono

Verificato

Imminente

Sardegna

1254

7

Buono

Verificato

fine aprile

Valle d'Aosta

1096

1

Ottimo

Verificato

fine aprile

Calabria

1069

9

Ottimo

Verificato

fine aprile

Basilicata

356

2

Buono

Verificato

Imminente

Molise 

284

0

Buono

Verificato

Imminente

 

VERSO LA LIBERAZIONE. IL 4 MAGGIO, QUANDO INIZIERA’ LA FASE 2, QUASI NESSUNO ENTRERA’ IN OSPEDALE PER COVID E IN META’ DELLE REGIONI I POSITIVI ACCERTATI SARANNO ZERO O POCHE UNITA’   

 Abbiamo spesso scritto in questi giorni che a nostro avviso il dato dei nuovi positivi ricoverati è  il migliore per capire la vera evoluzione del contagio, poiché non è influenzato dal numero di tamponi giornaliero, che dalla prima fase dell’epidemia ad ora nella gran parte delle regioni è più che decuplicato.
 
Inoltre c’è da aggiungere che inizialmente venivano sottoposti a tampone soltanto le persone con sintomi gravi, in una seconda fase sono stati testati anche quelli con pochi sintomi, mentre ultimamente i test sono stati estesi ai nuclei familiari dei positivi, agli operatori sanitari, alle case di riposo.
 
Ma quante persone in questo momento vengono ricoverate negli ospedali per Coronairus? Molte meno di quelle che immaginiamo e che i bollettini quotidiani, seppur evidenziando un calo dei contagiati, ci lascino intendere.
 
In pratica in metà delle regioni italiane sono entrati nell’ultima settimana e per tutti i giorni da zero a 4 nuovi pazienti al giorno, come potete vedere dalla penultima colonna, partendo da sinistra, della tabella che vi proponiamo oggi.
 
Anche il Lazio, che pure ieri ha fatto registrare 79 nuovi postivi, è molto vicino a questo traguardo: nell’Azienda Ospedaliera San Giovanni, come da comunicato, non si registrano nuovi casi positivi in accesso al pronto soccorso negli ultimi 11 giorni .
 
Dopo il 18 aprile una sola persona è stata ricoverata per Covid in tutti gli ospedali della provincia di Latina.
 
 Nel Bollettino medico n° 84 del 23 aprile lo Spallanzani comunica che i pazienti Covid19 positivi ricoverati  sono in totale 115 e i pazienti totali in totale dimessi fino a quel momento 344.  
 
Nel bollettino 83 del giorno precedente, il 22 aprile, si parlava di 125 pazienti ricoverati e 336 in totale dimessi. Quindi questo ci fa intuire chiaramente che nell’arco temporale che va dall’altro ieri mattina a ieri mattina  nessuno sia stato ricoverato per Coronavirus nell’ ospedale.
 
In tutto il Lazio nella giornata di ieri sono state ricoverate meno di 10 nuove persone per problemi Covid.
 
E allora chi sono questi positivi che vengono rilevati? Sono per la stragrande maggioranza persone che hanno contratto il virus in un periodo precedente e per lo più asintomatiche.
 
Apparentemente una notizia molto confortante, anche se in qualche caso può destare preoccupazione: proprio perché è aumentata notevolmente l’efficienza nel corso dell’epidemia (più reagenti e più possibilità di fare tamponi) si stanno testando ora anche asintomatici,  che sono stati nei vari periodi dell’epidemia in quarantena, perché hanno avuto rapporti con persone riscontrate positive.  
 
Tra questi anche un anziano, che ha partecipato ad  una cena nel periodo di Carnevale a Fondi (LT), il 25 febbraio, in cui hanno contratto il virus diverse persone: ebbene questo anziano completamente asintomatico e che sembra non abbia avuto poi successivamente rapporti ,se non insignificanti, all’esterno della sua abitazione è stato trovato positivo dopo circa 60 giorni!
 
 La cronaca ci racconta anche di  ricoverati per altri motivi, trovati ad un certo punto positivi  e, sebbene asintomatici, dopo più di un mese ancora non hanno tamponi negativi.
 
Sono casi sporadici? Perché in TV non se ne parla? Importante sarebbe sapere in che percentuale avvengono questi casi . Basterebbe che qualcuno in un  ospedale almeno di ogni regione italiana facesse questo riscontro.
 
Perché se chiaramente la percentuale fosse minima la questione sarebbe quasi irrilevante, invece se fosse un pochino più consistente allora chiaramente dovrebbero cambiare i tempi di 15 giorni che gli scienziati hanno stabilito per la quarantena e la fase 2 si prospetterebbe più lunga nella durata da quella da noi prevista.
 
Sembra che ultimamente, oltre che per motivi di salvaguardare la salute dei cittadini, si sia aggiunto anche uno spirito di competitività tra le regioni nel cercare i positivi asintomatici .
 
Nell’epoca virtuale non si vede l’ora d fare il bell’annuncio, di dimostrare la propria efficienza e questo, se in altri frangenti può essere rimproverabile, in questa situazione aiuta moltissimo. Un lato positivo del decentramento che in questo periodo è da più parti criticato.
 
L’Italia in questa fase si sta comportando meglio che molti altri paesi, come abbiamo visto sulla base di  dati analizzati qualche giorno fa e come  vedremo anche prossimamente.
 
L’Italia anche questa volta si conferma una delle peggiori nazioni per la prevenzione (vedi mancanza di posti in terapia intensiva, reagenti, mascherine ecc) ma una delle migliori nell’affrontare le situazioni complicate e di emergenza.        
 
Nell’ultima colonna abbiamo fatto per la prima volta anche noi una previsione sull’azzeramento o pochissime unità di nuovi positivi riscontrati, presupponendo un aumento costante di tamponi come c’è stato nell’ultimo periodo e un ricorso agli esami sierologici non lontano nel tempo per tutte le regioni.
 
Poiché chiaramente quella sarà la sfida decisiva nella fase 2cercare tutti gli asintomatici ancora positivi e tracciarne nel più rapido tempo possibile  i vari contatti





 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 23 APRILE


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LOMBARDIA E PROVINCIA DI LATINA: IPOTESI DI CURVE PROBABILI DEL CONTAGIO

A nostro avviso il dato dei nuovi positivi ricoverati è  il migliore per capire la vera evoluzione del contagio, poiché non è influenzato dal numero di tamponi giornaliero, che dalla prima fase dell’epidemia ad ora nella gran parte delle regioni è più che decuplicato.
 
Inoltre c’è da aggiungere che inizialmente venivano sottoposti a tampone soltanto le persone con sintomi gravi, in una seconda fase sono stati testati anche quelli con pochi sintomi, mentre ultimamente i test sono stati estesi ai nuclei familiari dei positivi, agli operatori sanitari, alle case di riposo.
 
Quindi siamo certi che la curva del contagio abbia un andamento molto simile a quella dei nuovi ricoverati. Il vero dubbio può sorgere sull’altezza di questa curva rispetto all’asse delle ascisse (rispetto allo zero).
 
Il tasso di letalità  indica il rapporto tra deceduti e casi totali. Come abbiamo più volte ripetuto questo tasso più alto non indica solitamente una più forte aggressività del virus ma segnala invece quanto siano stati più sottostimati i casi totali e quindi i contagiati.
 
Chiaramente più la situazione è sottostimata e più l’altezza della curva cresce e quindi anche più gli azzeramenti si allontanano di qualche giorno o settimana.
 
Quindi più basso è il tasso di letalità reale e più alte le vere curve del contagio e quindi più lontani gli azzeramenti  
 
Ma qual  è allora il vero tasso di letalità? Alcuni scienziati statunitensi qualche mese fa avevano supposto che questo tasso fosse dell’1,14% per una popolazione demografica simile a quella italiana.  Noi qualche giorno fa in un’altra proiezione (il bambino Libero e il dipinto sulla parete) avevamo fatto un grafico ipotizzando l’ 1,35%.
 
Nella Diamond Princess praticamente senza anziani , ma anche senza opportune terapie, si è arrivati all’1,9%.
 
Probabilmente lo studio statunitense indica un tasso di letalità troppo basso perché realizzato anche e soprattutto con i dati non proprio affidabili provenienti da  Wuhan.
 
Inoltre è presumibile che avere una composizione demografica anziana incida molto di più sull’innalzamento del tasso : non a caso i paesi più colpiti sono USA, Italia e Spagna.
Potremmo pensare ad un tasso di letalità in Italia che si possa aggirare sul 4 o 5% e che naturalmente con l’efficacia delle terapie in situazioni già non compromesse scenda ad un valore inferiore.
 
Oggi nei due grafici proposti lo supponiamo del 2%.
 
 Rispetto al dato da noi supposto è molto più sottostimata ovviamente l’altezza della curva del contagio che giornalmente ci arriva dai dati lombardi rispetto a quella della Provincia di Latina.
 
La curva del contagio più rispondente alla realtà per la Lombardia è quella a nostro parere che ci arriva dal numero delle chiamate al 118 regionale per problemi respiratori ed infettivi.
 
Calcolando lo zero a 300 chiamate (minimo raggiunto nei primi giorni di febbraio) abbiamo costruito di conseguenza la curva.
 
Possiamo notare un azzeramento quasi raggiunto per la provincia di Latina e un po’ più lontano ma non lontanissimo per la Lombardia, per la quale abbiamo supposto anche un dato di 1.000.000 di casi probabili raggiunti al 22 aprile e circa 20.000 decessi .
 
Possiamo notare inoltre per entrambe un avvicinamento nell’ultimo periodo tra dati accertati e quelli probabili per via di una  notevole aumentata efficacia del sistema di rilevazione italiano (molti più tamponi e ricerca di asintomatici).
 
Un’indicazione quasi certa  del tasso di letalità reale ci arriverebbe senz’altro nel caso si effettuassero gli esami sierologici a campione.

 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 21 APRILE


statistiche coronavirus, statistiche covid, statistiche covid 19

LATINA ZERO RELATIVO
ANCHE A LIVELLO NAZIONALE QUASI TUTTI DATI POSITIVI

 I dati comunicati il giorno 21 aprile ci hanno regalato una  notizia confortante: per la prima volta dall’inizio dell’emergenza non sono stati registrati nuovi casi positivi nella provincia di Latina.
 
Leggiamo da siti istituzionali anche che in provincia si sta attivando il laboratorio per il test sierologico.
Ipotizziamo che magicamente dopodomani si riuscissero a testare in un solo giorno contemporaneamente tutti gli abitanti della Provincia e si trovassero 20 positivi asintomatici.
 
Dovremmo piangere sulla tastiera perché il contagio è tornato improvvisamente come un mese fa ? Chiaramente no. Non dobbiamo confondere l’efficacia del sistema di rilevazione con l’evoluzione del contagio.
 
Per questo da tempo vi diciamo che è meglio guardare altri dati, come ad esempio quelli dei nuovi positivi Ricoverati Covid  (nel grafico in alto in nero), piuttosto che quello dei nuovi positivi (nel grafico in alto in grigio chiaro)
 
Purtroppo quello dei nuovi ricoverati Covid  è uno dei dati che abbiamo dovuto ricavare noi leggendo i vari bollettini ASL e che non ci vengono forniti nei prospetti sintetici delle comunicazioni ufficiali che danno esclusivamente il numero delle persone al momento contemporaneamente ricoverate, comprensive anche quindi di quelle entrate molte settimane prima.
 
La curva nera del grafico in alto dimostra che la situazione in provincia di Latina non è in miglioramento in termini assoluti da pochi giorni ma già decisamente dal 23 marzo.
 
E questo sta succedendo per tutto il territorio nazionale.
 
Il numero alle chiamate al 118 in Lombardia per motivi respiratori o infettivi ha raggiunto il suo massimo il 16 marzo (1537 chiamate) ,  poi è sceso drasticamente e il 19 aprile è stato di 413,  più o meno lo stesso registrato il 22 febbraio (416 chiamate), quando il caso di Codogno si era appena verificato.
 
Nella prima metà di febbraio, quando la situazione non era esplosa e forse poteva esserci qualche caso sottotraccia, il numero ha oscillato tra 300 e 350. 
 
Per la prima volta ieri sera abbiamo ascoltato in una trasmissione sulle reti nazionali, nel programma “Di martedì” su La7,  un intervento, quello di Gattinoni,  professore emerito dell’Università di Gottingen,  medico anestesista e rianimatore, che ha  indicato il dato dei nuovi ricoverati come il migliore per capire la vera evoluzione del contagio, come da diverso tempo è stato sottolineato anche da noi
 
Veniamo agli altri dati di ieri. Solo 4 regioni hanno registrato più di 100 nuovi casi positivi: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. In ben 6 regioni i nuovi positivi sono stati meno di 10: Calabria, Sardegna, Basilicata, Valle d’Aosta, Umbria e Molise. In tutte le altre regioni si sono registrati tra i 10 e i 100 nuovi casi.
 
Diminuisce in Italia costantemente il numero degli “attualmente ricoverati” e degli “attualmente in terapia intensiva” mente diminuisce decisamente il numero degli “attualmente positivi”  (- 528). Record di guariti in una sola giornata: 2723.
 
L’unico numero negativo è quello dei decessi: 534 solo ieri, anche se bisogna sottolineare che sono per la stragrande maggioranza collegabili a contagi accertati settimane o mesi fa.
 
Il grafico a centro con gli incrementi percentuali a 5 giorni dei casi totali e dei decessi ci mostra che questi indici sono in miglioramento da diverso tempo (erano già in calo intorno al 10 12 marzo, pochi giorni l’introduzione delle prime misure restrittive).
 
Nel grafico in basso, che è identico a quello centrale, abbiamo solo  posposto di 4 giorni la curva dell’incremento percentuale a 5 giorni dei casi totali , perché ci siamo accorti che, così facendo, già da un lungo periodo le due curve (la rossa e la blu) si presentano quasi sovrapposte. 
 
In linea teorica ci saremmo dovuti aspettare in questo periodo una curva più alta per quella degli incrementi riguardanti i decessi (basti pensare che dovremo aspettare l’ultimo decesso molto più oltre dei 4 giorni in cui si verificherà l’ultimo contagio): anche questo testimonia l’efficacia del sistema italiano nell’ultimo periodo nella rilevazione dei nuovi contagi.
 
Ritornando al grafico in basso, se alla fine dei prossimi 4 giorni (il 26 aprile) trovassimo ancora sovrapposte queste due curve (la rossa e la blu) avremmo 26262 morti in totale: cioè 1614 decessi in 4 giorni, più o meno 400 al giorno.
 
E’ chiaro che questo numero andrà poi ulteriormente a diminuire nei giorni successivi: più tenderà velocemente verso lo zero e più anche il numero dei decessi regredirà più rapidamente.     
 

 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 20 APRILE


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LE FAVOLE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

NOTIZIE FLASH DAL MONDO DELLE FAVOLE
 
La Bella Addormentata dorme ancora nel bosco.
Il  Principe potrà baciarla e quindi svegliarla solo in Fase 3.
La può comunque guardare anche ora ad almeno un metro di distanza e munito di mascherina.
 
Cenerentola schiavizzata! I balli di mezzanotte saranno gli ultimi ad essere consentiti. Gli incaricati del Principe per far misurare le scarpette, inoltre, sono stati bloccati da un decreto che vieta le visite a domicilio.
Ogni candidata comunque potrà scattare una foto del suo piede. Si precisa che come da favola verrà scelta la ragazza col piede più piccolo. La foto andrà caricata sul sito ufficiale: Indicazione Numero Piede Scarpa (INPS). Se il primo giorno il sito dovesse andare  in tilt… non fateci caso.
 
Nell’RSA i 7 nani puntualmente alle 18.00 cantano in coro l’inno, ma Biancaneve non può vederli perché non riescono ad affacciarsi al balcone che ha il parapetto di calcestruzzo alto un metro.
 
Hansel e Gretel… niente scuse!
Strega o non strega dovete restare a casa!
 
 
LA FAVOLA DEL GIORNO E IL COVID 19

“Il gioco degli scacchi arrivò in Egitto, portato da un ambasciatore persiano che volle insegnarlo anche al Faraone. Questi, entusiasta del gioco, al termine della partita, per testimoniare la propria gratitudine, invitò l’ambasciatore ad esprimere un desiderio qualsiasi che sarebbe stato senz’altro esaudito. L’interpellato rispose che voleva del granoun chicco sulla prima casella della scacchiera, due chicchi sulla seconda, quattro sulla terza e così continuando e raddoppiando, fino alla sessantaquattresima casella.
“Una cosa da nulla” proclamò il Faraone, stupito che la richiesta fosse così misera, e diede ordine al Gran Tesoriere di provvedere. Dopo oltre una settimana il funzionario, che ne frattempo aveva tentato di fare i conti, si presentò dicendo: “Maestà, per pagare l’ambasciatore non solo non è sufficiente il raccolto annuale dell’Egitto, non lo è neppure quello del mondo intero, e neppure i raccolti di dieci anni di tutto il mondo sono sufficienti”.
 
Il contagio del Covid 19,  senza misure di restrizione, avrebbe rispecchiato la situazione narrata nella favola “Gi scacchi e il faraone” 
 
Quindi quando su internet leggete di articoli secondo cui l’influenza stagionale causerebbe un numero di morti paragonabili a quelli del Coronavirus sappiate che si tratta solo di fake news, perché nel contenimento del contagio e dei decessi hanno influito notevolmente in maniera positiva  il lockdown e i comportamenti individuali corretti.
 
E’ quindi anche oggettivamente errata l’affermazione fatta qualche settimana fa nella Conferenza Stampa della Protezione Civile da uno dei componenti del Comitato scientifico secondo la quale senza misure di restrizione si sarebbero verificati poco più di 30.000 decessi in più.
In realtà, come ci ha fatto comprendere anche il Gran Tesoriere nella favola, i morti in questa prima ondata molto probabilmente avrebbero superato in Italia il numero di cinquecentomila (500.000).    
 
Dalle favole quindi c’è sempre da apprendere. Ve ne racconteremo quindi probabilmente altre nei prossimi giorni. Non troppe perché secondo le nostre previsioni questa ondata sta quasi finendo.
 
 
ULTIM’ORA
 
L’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane ha stilato ieri una vera e propria mappa che indica quali regioni registreranno per prime, e quali dopo, lo stop ai contagi, individuando per ogni regione una data prima della quale è poco verosimile attendersi l’azzeramento dei nuovi contagi.
 
Ecco le date: Basilicata ed Umbria (21 aprile), Molise (26 aprile), Sardegna (29 aprile), Sicilia (30 aprile), Calabria (1 maggio), Puglia e Abruzzo (7 maggio), Campania (9 maggio), Lazio (12 maggio), Valle d’Aosta (13 maggio), Liguria (14 maggio), Trento (16 maggio), Friuli Venezia Giulia (19 maggio), Piemonte e Veneto (21 maggio), Bolzano (26 maggio), Emilia Romagna (29 maggio), Toscana (30 maggio), Marche (27 giugno), Lombardia (28 giugno).
 
Noi invece già da un paio di settimane abbiamo preferito fare previsioni non sull’azzeramento registrato dei nuovi positivi, dato che è fortemente condizionato dalla numerosità dei tamponi e dagli esami sierologici, che stanno per iniziare nelle varie regioni con tempistiche diverse, ma - abbiamo preferito invece fare previsioni -  sull’azzeramento o quasi azzeramento dei nuovi ricoverati Covid, che è un dato più riscontrabile e per nulla influenzato da tempistiche di esami e tamponi.
 
In quasi la metà delle regioni italiane questo azzeramento è già avvenuto oppure avverrà nell’arco di una settimana. A fine aprile potrebbero secondo le nostre previsioni non aver raggiunto questo traguardo, pur avvicinandosi,  solo Lombardia, Piemonte e forse un altro paio di regioni.
 
Abbiamo ovviamente anche consigliato di agire individualmente con la massima prudenza finora adottata anche nei 15 30 giorni successivi all’azzeramento da noi previsto per evitare di imbattersi in qualche asintomatico che giocoforza potrebbe sfuggire alle rilevazioni: la nostra galleria in fondo alla discesa che auspichiamo abbia tempi coincidenti  con quelle di una non lunghissima fase 2.
 
Quindi in linea di massima concordiamo con le analisi dell’Osservatorio nazionale, soprattutto per l’ordine in cui usciranno le regioni, che è molto simile a quello indicato da noi nella previsione del 7 aprile,  ma siamo più ottimisti per le tempistiche.
 
Le nostre analisi tengono conto che nel corso del tempo oltre ad essere aumentato il numero dei tamponi c’ è stata anche  differenza nelle modalità in cui si sono fatti i test.  Nella maggior parte delle regioni ad una prima fase in cui venivano testati solo sintomatici gravi, è seguita una seconda fase con tamponi anche ai pauci sintomatici per passare  ad una terza con una forte ricerca degli asintomatici (personale sanitario, RSA ecc…).
 
Per queste osservazioni  la curva del contagio è a nostro avviso molto più in fase discendente. 
 
Ci sembrano inverosimili le previsioni dell’Osservatorio Nazionale quando prevedono l’azzeramento nello stesso giorno per Piemonte e Veneto, che per noi finirà prima, e soprattutto per i tempi lunghissimi previsti per Lombardia e Marche, due delle regioni che nell’ultimo periodo hanno avuto tra l’altro un trend molto buono.
 
Ci sembra inverosimile che la regione delle Marche con soli 57 nuovi positivi accertati ieri e che registrerà a nostro parere il quasi azzeramento dei nuovi ricoverati nell’arco di una settimana debba attendere poi due mesi per l’azzeramento dei nuovi positivi.
 
 E nonostante la consistenza dei numeri siamo più ottimisti anche per la Lombardia. Le chiamate al numero del pronto soccorso lombardo per motivi respiratori o infettivi del 18 aprile è ritornato più o meno identico a quello del 23 febbraio (pochissimi giorni dopo il caso di Codogno).
 
Quindi cari amici Marchigiani e Lombardi siamo più ottimisti anche per voi.
E poi lo dice anche la favola:   il brutto anatroccolo è proprio in primavera che diventerà cigno …     


 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 19 APRILE


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COSA CI DICE E COSA NON CI DICE IL NUMERO DEI DECESSI

 
Il numero dei decessi è il dato più triste da analizzare ma può essere utile anche per comprendere l’andamento generale dell’epidemia.
 
Il tasso di letalità indica il rapporto tra deceduti e casi totali. Un tasso più alto non indica in linea di massima un diverso comportamento del virus ma segnala invece quanto siano stati più sottostimati i casi totali e quindi i contagiati.
 
Un tasso di letalità minore, facendo ovviamente tutte le opportune considerazioni  caso per caso, quindi potrebbe indicare una maggiore efficienza nel combattere il Covid19.
 
Se un tasso di letalità minore sia dipeso da intuizioni nel fare più test anche quando non c’erano direttive dell’OMS oppure dall’efficienza di particolari strutture sanitarie e cure dei medici o ancora da una collocazione geografica particolare cercheremo di capirlo con studi più approfonditi a partire dai prossimi giorni.
 
Intanto possiamo dare al momento (20 aprile 2020) questo primato di tassi di letalità più bassi  all’Umbria (4,19), al Lazio (5,93), al Molise (6,09) e al Veneto (6,82),  mentre non sono molto distanti la Basilicata (7,02), la Sardegna (7,08), la Calabria (7,25), la Sicilia (7,36),  la  Campania (7,55) e la Toscana (7,61).
 
Tassi di letalità alti ci sono in Lombardia (18,44) ed Emilia Romagna (13,4) , che ovviamente meritano un discorso a parte, ma anche in Liguria (14,22), Marche (13,99),  nella piccola Valle d’Aosta (11,49) e nel Piemonte (11,07).
 
Il grafico dei decessi giornalieri ci indica una tendenza al ribasso dal 27 marzo.
 
Chiaramente la curva dei decessi  non può avere le stesse crescite e decrescite temporali di quella del contagio per ovvi motivi: innanzitutto il contagio precede il decesso e poi sappiamo da dati comunicati dall’Istituto Superiore di Sanità che tra i ricoverati la metà dei decessi avviene dopo il quarto giorno dallo stesso ricovero (quindi una metà entro 4 giorni e l’altra metà nei rimanenti): per questo anche se la situazione del contagio migliora occorre un po’ più di tempo perché anche nella curva dei decessi questo appaia con evidenza.
Se comunque il dato dei decessi si è abbassato dal  27 marzo è quasi certo che la curva dei sintomi del contagio (che è successiva tra l’altro a quella dell’avvenuto contagio) si sia iniziata ad abbassare almeno una settimana prima.
 
Quello che non ci dice il numero di decessi è che proprio dietro a quel numero si nascondono i volti delle persone, le loro sofferenze e  le loro storie.
 
Vista l’importanza e la particolarità del tema trattato permetteteci di concludere il punto statistico quotidiano prendendo a sprazzi alcuni versi de “I Sepolcri” di Ugo Foscolo, con la speranza che in un futuro non troppo lontano siano ricordati con Cerimonie pubbliche ed ufficiali tutti i deceduti di questo periodo sia per Covid e sia per altri motivi che non hanno potuto avere l’ultimo saluto meritato di parenti, amici e conoscenti.  
 
 
“Pur nuova legge impone oggi i sepolcri
 fuor de’ guardi pietosi….

 
…. Ahi ! su gli estinti
 non sorge fiore, ove non sia d’umane
 lodi onorato e d’amoroso pianto…


…e l’armonia
vince di mille secoli il silenzio
…”



 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 18 APRILE


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IL MISTERO DELLA CAMPANA DIPINTA NEL CORRIDOIO

 
Libero è un bambino irrequieto. D’altronde è da un mese e mezzo che è chiuso in casa per colpa del Covid19.
 
Ha preso le tempere e tutti i pennelli, dal più grande al più piccolo, e il suo papà cerca di assecondarlo nel gioco, finché la mamma che è in bagno non ordina di andare a fare la spesa.
 
Il papà esce, dopo un’oretta rientra e con grande sorpresa trova quasi tutta la parete del corridoio imbrattata di un colore rossastro.
 
Chiede a Libero: “Cosa hai fatto?” . E il piccolo risponde:  “Ho dipinto una campana, papà”.
 
Il padre preoccupato fa una foto (grafico) e la invia ad uno dei massimi “esperti” che ha ascoltato in TV.
 
Secondo l’esperto la situazione è molto grave: in realtà Libero non ha disegnato una campana ma una linea dritta che andrà oltre la casa, oltre 10 isolati e di cui non si intravede la fine.
 
La madre, spaventata dal vociare ed  uscita dal bagno ancora in accappatoio e con in mano il tubetto di crema abbronzante da mettere più tardi sul terrazzo, prende una decisione netta: qui  non bisogna accontentarsi solo del parere di un esperto: occorre una task force.    
 
 
In rappresentanza arrivano in casa tre scienziati, due muniti di mascherina e uno no, perché a suo parere non serve.
 
Vanno nel corridoio, si dirigono alla destra della parete imbrattata  e cominciano  a disquisire. “Secondo me siamo al picco” dice il primo, “Più che un picco sembra un plateau” aggiunge il secondo. Il terzo è più ottimista “Forse ma dico forse, siamo in una leggera discesa”.
 
Ma in realtà quegli esperti e scienziati non stanno guardando il disegno rossastro sulla parete, stanno osservando la piccola area in blu: stanno guardando il battiscopa!!!          
 
Nel grafico la linea blu delimita l’area dei casi accertati, quelli ufficiali, la parte rossa è stata costruita supponendo un tasso di letalità all’1,35% , che i decessi al momento siano poco più di 34.000 (undicimila in più di quelli ufficiali) e che l’andamento del contagio segua più o meno quello del numero alla chiamate al numero 118 per motivi infettivi e respiratori in Lombardia e l’andamento dei nuovi ricoverati  da noi elaborato su dati certi per la provincia di Latina qualche giorno fa.
 
Chiaramente l’andamento mostra un netto miglioramento. Il contagio sta diminuendo in maniera impressionante, ma per capire con esattezza se siamo lontani dalle poche unità alcuni giorni o alcune settimane dovremmo capire bene l’esatta consistenza dei numeri, la reale altezza di quel disegno.
 
Abbiamo detto che Libero è un bambino ma non conosciamo la sua altezza e che tipo di scala  abbia utilizzato per fare il suo “dipinto”.
 
Un modo quasi certo per conoscere questo dato verrà dagli esami sierologici a campione. Conosceremo con minimi margini di errore il numero reale dei contagiati.
 
Con il tasso di letalità di 1,35 da noi supposto in questo grafico e calcolando poco più di 34.000  decessi saremmo a poco più di  2.500.000  contagiati.
 
Con 40.000 decessi a fine epidemia (comprendendone sempre 11.000 non ufficialmente registrati) arriveremmo più o meno a 3 milioni.
 
Poiché comunque molti decessi che avverranno saranno causa di contagi avvenuti anche qualche giorno o settimana fa  in ogni caso dovremmo spingere un pochino più in alta la curva disegnata.
 
Abbiamo scelto un tasso di letalità dell’1,35% che ben si addiceva al grafico dei nuovi ricoverati in provincia di Latina e in cui avevamo supposto un 12,5% di sintomatici ricoverati e un 87,5% comprendente pauci sintomatici e asintomatici..
 
In realtà abbiamo sempre affermato che il tasso di letalità reale fosse per una popolazione con la composizione demografica come quella italiana dell’1,14% circa, come da studi di esperti molto attendibili, non quelli per intenderci di molti che stanno decidendo il nostro futuro in base all’andamento della curva del battiscopa.
 
Però anche questo tasso dell’1,14 potrebbe essere stato molto influenzato prendendo per buoni molti dati di quelli provenienti da Wuhan .
 
Con tasso di letalità all’1,14% il disegno sarebbe molto più in alto. Per intenderci con un battiscopa di altezza 10 cm di media avremmo un’altezza media del dipinto di 145 cm con un tasso dell’1,35%, mentre lo avremmo di  170 cm con un tasso dell’1,14%.
 
 
L’ottimo studio sistematico sui tamponi del team Crisanti a Vo' Euganeo, in Veneto, a distanza di 15 giorni ha rilevato una presenza di asintomatici intorno al 50%.
 
Sarebbe stato interessante conoscere il modo in cui questa percentuale variasse nelle fasi iniziali, centrali e finali dell’epidemia. Noi abbiamo supposto una percentuale di asintomatici sempre costante:  ipotesi che crediamo sia poco vicina alla realtà ma che non cambia il succo del ragionamento fatto con questo post.
 
Una percentuale di asintomatici variabile tra il 40 e l’80%  nelle varie fasi ci farebbe più propendere incredibilmente per un tasso di letalità più vicino al 2% che all’1%.
  
Ciò significherebbe che l’”altezza del dipinto” sarebbe più bassa e il controllo della fine dell’ondata forse ancora più vicino, anche se poi ovviamente la percentuale di immuni sarebbe minore.
 
Gli esami sierologici a campione ci daranno questa importante risposta.
 
Con la speranza che la mamma di Libero possa finalmente abbronzarsi al mare e che il bambino possa esprimere in futuro la sua fantasia magari realizzando un’opera commissionata all’aperto su un muro … ma senza battiscopa … per favore!!! 


 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 17 APRILE         

 

 

 

 

 

Casi

nuovi casi 17 aprile

Ip5G 17 aprile

Trend

T.L.

Azzeramento o poche unità nuovi ricoverati

Lombardia

64135

1041

8,61

Discreto

18,48

 

Emilia Romagna

21834

348

8,64

Discreto

13,3

 

Veneto

15374

384

9,21

Ottimo

6,67

 

Piemonte

19803

695

18,87

Quasi discreto

10,96

 

Toscana

8110

167

12,09

Discreto

7,42

 

Marche

5668

86

6,88

Ottimo

13,85

 

Liguria

6188

149

12,63

Discreto

13,99

 

Lazio

5524

144

14,01

Discreto

6,01

 

Trento

3376

82

10,58

Buono

10,13

 

Campania

3951

64

9,63

Buono

7,42

 

Friuli Venezia Giulia

2675

59

10,04

Buono

8,22

 

Puglia

3327

69

11,31

Buono

9,23

 

Sicilia

2625

46

8,65

Buono

7,24

V?

Bolzano

2296

29

9,44

Buono

10,19

 

Abruzzo

2443

97

13,1

Discreto

10,07

 

Umbria

1337

8

1,36

Ottimo

4,26

V

Sardegna

1178

14

5,84

Ottimo

7,3

V

Valle d'Aosta

993

22

7,82

Buono

12,39

V?

Calabria

991

0

7,37

Buono

7,37

V

Basilicata

337

1

6,98

Buono

6,53

V

Molise 

269

6

4,67

Ottimo

5,95

V


SOLO 7 LE REGIONI CON PIU’ DI 100 NUOVI POSITIVI ACCERTATI.
NEI PROSSIMI GIORNI BOOM DI GUARITI, SCENDERANNO I DECESSI E CALERA’ DRASTICAMENTE IL NUMERO DEI RICOVERATI

 
I dati giorno dopo giorno sono sempre più confortanti e testimoniano un miglioramento in tutte le regioni d’Italia più o meno marcato.
 
Sono solo 7 le regioni che ieri hanno registrato più di 100 nuovi positivi accertati: Lombardia (più di 1000), Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Liguria e Lazio.
 
Ben 12 regioni registrano un incremento percentuale a 5 giorni dei contagiati inferiore al 10%. La settimana prima, il 10 aprile, erano solo 2. Tutte le regioni hanno un miglioramento di questo indice rispetto alla settimana precedente .
 
Il trend di miglioramento è ottimo in Umbria (dal 5,08 all’1,36), nelle Marche (dal 13,89 al 6,88), nel Veneto (dal 19,55 al 9,21), nella Sardegna (dal 17,2 al 5,84) e nel Molise (dall’8,48 al 4,67).
L’unica regione che migliora più lentamente è il Piemonte (dal 21,44 al 18,77) 
 
E tutto il miglioramento c’è stato nonostante il numero dei tamponi sia in pratica raddoppiato in tutte le regioni.
 
Il tasso di letalità (T.L.), che troviamo nella colonna successiva a quella del trend, indica il rapporto tra deceduti e casi totali. Come abbiamo più volte ripetuto questo tasso più alto non indica una più forte aggressività del virus ma segnala invece quanto siano stati più sottostimati i casi totali e quindi i contagiati.
 
Il tasso di letalità rispetto ad 8 giorni fa è cresciuto in modo leggerissimo in tutte le regioni   
Che il tasso di letalità cresca in una fase discendente del contagio è comunque normale, poiché l numero dei decessi, come sappiamo, continua ad essere consistente ancora per un certo periodo di tempo dopo la frenata dei contagi, poiché ci sono anche persone che muoiono dopo un lungo periodo di ricovero.
Per questo motivo nella maggior parte dei paesi del mondo in questo periodo sta crescendo in modo consistente.
Il fatto che in Italia non sia aumentato di molto dipende dal fatto che ultimamente, per fortuna, è aumentato il numero delle persone testate con i tamponi rispetto ai periodi precedenti.
 
Questo conferma che l’alto tasso di letalità dipenda in Italia da una sottostima del contagio avvenuta quasi integralmente  nel periodo iniziale e centrale dell’epidemia e che quindi la situazione ora è molto migliore non solo di quella che raccontano le fonti ufficiali ma anche di quella apparentemente ottimistica che vi abbiamo prospettato noi in queste ultime settimane.
 
Per capire la reale curva del contagio sarebbe molto più opportuno basarsi su quella dei nuovi ricoverati Covid, che abbiamo visto quasi azzerarsi nella provincia di Latina, dopo un picco avvenuto il 22 marzo.
 
Azzeramento o quasi azzeramento dei nuovi ricoverati per Coronavirus che è avvenuto già in altre province del Lazio (Viterbo, Rieti e Frosinone), ma anche in diverse strutture della capitale. Come da comunicato dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Roma del 17 aprile  “Non si registrano nuovi casi positivi in accesso al pronto soccorso negli ultimi 5 giorni”.
 
Il policlinico Gemelli invece scriveva di 168 ricoverati il 16 aprile  e di 153 ricoverati il 17 aprile con 16 pazienti dimessi. Quindi se ipotizziamo i due decessi avvenuti nelle terapie intensive (passati da 30 a 28) possiamo arrivare alla conclusione che al Policlinico Gemelli nella giornata di ieri sia entrato al massimo un solo nuovo ricoverato Covid. (153 + 16 = 169 e 169 -168 = 1) .
 
L’azzeramento o quasi azzeramento (non più di 3 unità al giorno) dei nuovi ricoverati è già avvenuto sicuramente da qualche giorno in Umbria, Basilicata, Molise e con altissima probabilità in Calabria e Sardegna e con buona probabilità anche in Sicilia, visti i comunicati diramati da strutture sanitarie e mezzi d’informazione di quella regione.
 
Potrebbe essere avvenuto anche in Valle d’Aosta, come si evince dai dati dei nuovi positivi accertati, ma il tasso di letalità abbastanza elevato della regione e la vicinanza con il Piemonte ci fa essere prudenti con questa affermazione.
 
La stragrande maggioranza del numero dei positivi che si sta riscontrando in questi giorni proviene da molte  RSA finalmente attenzionate e da familiari asintomatici di persone in precedenza riscontrate positive.
 
Prevediamo che nei prossimi giorni, inoltre , possano verificarsi notevoli aumenti del numero dei negativizzati e delle dimissioni dagli ospedali e che si abbassino almeno mediamente di un centinaio di persone al giorno il numero dei decessi nei prossimi 4, 5 giorni. Numero che tenderà sempre man mano ad abbassarsi, nonostante i decessi di questi giorni riguardino in gran parte casi avvenuti anche più di qualche settimana fa.       
 
Tutte queste analisi ci fanno propendere per la certezza del sicuro miglioramento avvenuto nell’ultimo periodo e fanno aumentare  la concreta speranza che se non si effettueranno errori gravi nei prossimi giorni la fine del tunnel sia molto più vicina di quanto ci stiano raccontando in questi giorni molti mezzi d’informazione. 

 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 16 APRILE



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IN FONDO ALLA DISCESA: QUASI TUTTE LE CURVE LO DICONO.
4 MAGGIO OTTIMA DATA, MA SENZA APP OBBLIGATORIA LA FASE 2 SARA’ ETERNA.

 Vi proponiamo oggi tre grafici che ci indicano la medesima situazione: Il contagio è in forte rallentamento e il momento temporale in cui saremo vicini all’azzeramento e quindi ad una situazione quasi totalmente sotto controllo non è molto lontano.
 
Il grafico in alto è basato su dati AREU (Azienda Regionale Emergenza Urgenza) della Lombardia ed è stato elaborato  da “Il Sole 24 ore Lab”.
 
Come si potrà notare il numero delle chiamate al numero 118 per motivi respiratori o infettivi in Lombardia è ritornato nell’ultimo periodo simile a quello degli inizi di marzo e a parte Milano e provincia non ci sono altre aree con segnali a cui prestare particolare attenzione.
 
Il grafico in basso a sinistra, invece, è stato ricavato e poi elaborato da noi spulciando i bollettini che quotidianamente emana l’Azienda Sanitaria Locale della provincia di Latina.
 
Solo tre nuovi ricoverati nell’ultima settimana per Covid  (uno l’11 aprile, uno il 15 e uno il 16) nella provincia pontina. Lo stesso numero registrato tra fine febbraio ed inizio marzo nella prima settimana di emergenza.
 
Attenzione! Non bisogna confondere questo grafico dei “nuovi ricoverati” con quello degli “attualmente ricoverati” dato dalla maggior parte degli organi di informazione, che tengono conto anche di malati Covid che sono dentro le strutture ospedaliere anche da settimane.
 
Nel grafico in basso a sinistra, da noi ricavato ed elaborato,  l’area blu indica il numero dei contagiati registrati in Italiaquella in rosso il numero dei contagiati se si fossero fatti quel giorno 100.000 tamponi .  
 
Per costruire la parte del grafico in rosso abbiamo sottratto anche al numero di tamponi effettuato il numero di guariti  di quel giorno, poiché purtroppo i dati dei tamponi comunicati non ci indicano le persone testate sola la prima volta ma sono comprensivi anche di coloro ai quali  una volta trovati positivi poi si fanno anche i successivi controlli per vedere se sono diventati negativi.
Poiché una persona viene definita guarita dopo due tamponi negativi. abbiamo quindi sottratto alla nostra analisi almeno il secondo tampone di controllo. 
 
Il grafico ci indica ad esempio che il 25 marzo i nuovi casi positivi registrati sono stati 5210 (area blu), mentre sarebbero stati 19701 (quasi il quadruplo) se si fossero fatti 100.000 tamponi.
Il giorno 31 marzo 4053 contro 14221 (il triplo), mentre ieri, 16 aprile, i casi positivi comunicati sono stati 3786, mentre se si fossero eseguiti 100.000 tamponi sarebbero stati probabilmente  meno del  doppio (6425).
 
Quindi in realtà non siamo in una situazione quasi pianeggiante,  come ci indica la linea sopra l’area blu, ma in una situazione molto più simile a quella di ripida discesa indicata dalla linea sopra l’area rossa.
 
Man mano che l’organizzazione è diventata più efficiente e si sono potuti eseguire più tamponi la percentuale della parte dell’iceberg sommerso, della parte ignota, comprensiva dei pauci sintomatici e degli asintomatici si è venuta ad assottigliare sempre di più.
 
Quindi se accendendo la TV trovate ancora qualche “esperto” che parla per la curva del contagio di probabile picco, plateau o “forse” leggera discesa… cambiate canale.
 
Ha ragione quindi chi pensa che bisogna riaprire tutto e quasi subito? No. Per iniziare seriamente la fase 2 bisogna attendere che ci sia un azzeramento nei nuovi ricoveri e un numero molto limitato di nuovi positivi che può essere tenuto più sotto controllo. Alla fine di aprile se si continuasse con questa modalità di fare test le uniche regioni ancora con qualche caso riscontrato potrebbero essere, a nostro avviso,  solo la Lombardia, il Piemonte e al massimo l’Emilia Romagna.
 
Parallelamente alle prime riaperture sarebbe necessario uno screening di massa, meglio se partendo dalle regioni con pochi casi (Umbria, Molise, Basilicata, Sardegna, Calabria) per finire con le aree più colpite (alcune zone del Piemonte e dell’Emilia Romagna, Bergamasco, Bresciano, Milanese).
 
Chiaramente se questi esami venissero anticipati potrebbero saltar fuori diversi nuovi asintomatici con virus: probabilmente verrebbe fatto quasi immediatamente dopo  un tampone e quindi il numero dei positivi ufficiale non potrebbe scendere: ma questo ovviamente non dovrebbe farci allarmare e farci pensare ad una situazione stabile.
 
Per questo noi abbiamo parlato sempre di previsioni di azzeramento di nuovi ricoverati Covid e non di previsioni di azzeramento dei nuovi positivi. L’importante è che il contagio stia diminuendo drasticamente: avere lo zero nella tabella dei nuovi positivi della propria regione o provincia qualche settimana prima o dopo è influenzato chiaramente dal numero e dall’efficacia dei test. Meglio avere uno zero reale che uno zero apparente.
 
Purtroppo si è visto che basta qualche caso isolato non controllato per far partire nuovi focolai che possono diventare in breve tempo molto pericolosi.
 
Il 4 maggio quindi potrebbe essere la data perfetta per l’inizio di una fase 2, che dovrà essere accompagnata da screening di massa e da tracciabilità di eventuali nuovi contagiati.
 
A tal proposito dare la facoltà di scaricare un’app e non inserire l’obbligo magari con multe  potrebbe avere lo stesso effetto del “restate a casa solo consigliato” dal Regno Unito, dalla Svezia fino a poco tempo fa e anche dall’Italia all’inizio di marzo: una cosa inutile.
 
Una fase 3 di “normalità reale” potrebbe esserci per il 95% dei settori invece che per il 50% già da giugno se l’app fosse obbligatoria. In caso contrario prevediamo una fase 2 caratterizzata da molti e non brevi rientri a casa per l’impossibilità di controllare a dovere i minimi focolai.
 
Siamo fiduciosi che ad un certo punto ci si renderà consapevoli dell’obbligatorietà di installare l’app  proprio come è successo con il “restate a casa”.
 
 

 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 15 APRILE


Casi totali, Decessi, Tasso di letalità apparente, Termometro decessi al 15 aprile e al 29 marzo rispetto all'Italia  

 

 

 

Casi

Decessi

T.L. apparente

D.T. 15 apr

D.T. 29 marzo

USA

607.670

25.832

4,25

156,34

54,49

Spagna

172.541

18.056

10,46

105,42

135,3

Italia

165.155

21.645

13,11

100

100

Francia

131.361

15.748

11,99

86,15

38,13

Germania

131.359

3.294

2,51

19,23

9,43

Regno Unito

94.845

12.129

12,79

78,95

41,37

Cina

83.306

3.345

4,02

 

 

21 Svezia

11.445

1.033

9,03

 

 

22 Corea del Sud

10.564

222

2,1

 

 


IL MEGLIO E IL PEGGIO DELL’ITALIA

Nella tabella che proponiamo oggi abbiamo inserito le 7 nazioni nel mondo che hanno al momento più casi totali accertati di Covid19, cioè USA, Spagna, Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Cina e poi abbiamo aggiunto la Svezia e la Corea del Sud che sono al 21° e al 22° posto in questa triste classifica.
 
In realtà la situazione peggiore è per chi registra più decessiIl dato dei decessi è più certo rispetto a quello dei casi totali per ovvi motivi, anche se naturalmente è opportuno fare le giuste precisazioni: non rientrano nei decessi ufficiali le persone non sottoposte a test che molto presumibilmente sono morte a causa del Coronavirus: pensiamo ad esempio a quello che è successo nel Bergamasco, nel Bresciano e in altre zone del Nord Italia tra il 15 e il 20 marzo.
 
Ma sia chiaro: questa non è certamente una situazione che si è verificata esclusivamente  in Italia.
 
Scorrendo la tabella possiamo notare che in Regno Unito e soprattutto n Germania ci sono molti decessi in meno rispetto all’Italia. Il Regno Unito non conteggia tra i deceduti le persone morte, ad esempio, nelle Case di riposo, mentre la Germania conteggia solo i morti per Coronavirus e non con Coronavirus.
 
In pratica chi ha più patologie e poi nel giro di pochi giorni, dopo che ha contratto il virus, viene a mancare è conteggiato in Italia, in Spagna, in Francia e non in Germania.
 
Eppure noi conosciamo persone in Italia che sono vissute anche più di 20 anni con più patologie grazie anche all’efficacia del nostro sistema sanitario.
 
Il tasso di letalità, che troviamo nella colonna successiva a quella del numero dei deceduti, indica il rapporto tra deceduti e casi totali. Come abbiamo più volte ripetuto questo tasso più alto non indica una più forte aggressività del virus ma segnala invece quanto siano stati più sottostimati i casi totali e quindi i contagiati.
 
Purtroppo l’Italia ha il tasso di letalità peggiore: si sarebbero dovuti  fare più tamponi per individuare i casi nascosti degli asintomatici anche nella fase iniziale e centrale dell’epidemia per evitare un lockdown più lungo.
Vediamo già all’interno della nostra nazione che nel Veneto, per questo motivo, la situazione sia molto migliore che nel Piemonte oppure che in Umbria sia molto migliore che in Abruzzo. E non a caso abbiamo paragonato regioni geograficamente non lontane e con un numero simile potenziale di casi che teoricamente avrebbero dovuto avere.
 
Il tasso di letalità dal 29 marzo ad oggi è cresciuto per tutte le nazioni ma in Italia (e questa è una notizia positiva) molto di meno rispetto agli altri paesi occidentali più colpiti. 
 
Il tasso di letalità è cresciuto dal 29 marzo ad oggi nelle diverse nazioni: USA (dall’1,75 al 4,25), Spagna (dall’8,28 al 10,46), Italia (dall’11.03 al 13,11) , Francia (dal 6,08 all’11,99), Germania (dallo 0,78 al 2,51), Regno Unito (dal 6,24 al 12,79).
 
Che il tasso di letalità cresca in una fase discendente del contagio è comunque normale, poiché l numero dei decessi, come sappiamo, continua ad essere consistente ancora per un certo periodo di tempo dopo la frenata dei contagi, poiché ci sono anche persone che muoiono dopo un lungo periodo di ricovero.
 
Il fatto che in Italia non sia aumentato di molto dipende dal fatto che ultimamente, per fortuna, è aumentato il numero delle persone testate con i tamponi.  
 
Abbiamo inserito in tabella anche la Svezia, che ha un tasso di letalità molto alto, soprattutto perché è in una fase iniziale rispetto ad altre nazioni occidentali.
 
Svezia, USA e Regno Unito sono tre nazioni che hanno sottovalutato inizialmente di più il pericolo e hanno atteso troppo prima di fare il lockdown.
 
La Corea del Sud invece è la nazione che ha il tasso di letalità migliore perché è arrivata molto preparata all’ondata, in quanto era già stata colpita qualche anno fa dalla SARS.
La Corea del Sud ha inoltre, anche per questo motivo, un approccio tecnologico molto elevato.
 
Un uso di app sul telefonino che aiuti a ripercorrere il “percorso” di un contagio è quindi molto importante.
 
A nostro avviso sarebbe molto meglio installare obbligatoriamente e non facoltativamente, come si sta proponendo in Italia, questo tipo di app sul cellulare per uscire di casa.
 
In ogni caso l’anonimato viene garantito a prescindere, anche se abbiamo anche imparato in questo periodo che ci sono diritti più importanti rispetto a quello alla privacy come quello alla salute, al lavoro e alla libertà individuale. Meglio che qualcuno possa scoprire i nostri collegamenti e spostamenti (a parte che già da diverso tempo siamo controllati per scopi pubblicitari ) o restare tre mesi in casa ogni volta che parte un piccolo focolaio?
 
Nelle  ultime due colonne abbiamo inserito un nostro indice per avere un termometro dei decessi (T.D.) nel corso del tempo e in situazioni temporali più o meno simili .
 
Abbiamo fissato un valore pari a 100 per l’Italia. Il 29 marzo gli USA erano al giorno 27 dopo il 100° caso e registravano 2197 decessi totali. Il giorno 27 in Italia era il 20 marzo e i decessi erano 4032.
 
2197: 4032 x 100 = 54,49  che è il numero che troviamo sotto la colonna del T.D 29 marzo degli USA.
 
Al 15 aprile i decessi in USA sono 25.832 al 44° giorno. Ne 44° giorno italiano, cioè il 6 aprile  erano 16.523.   il T.D statunitense è cresciuto (peggiorato) rispetto all’Italia ed è diventato in poco più di due settimane del 156,34%.
 
Possiamo notare dalla tabella che per quanto riguarda i paesi occidentali più colpiti solo in Spagna la situazione è migliorata rispetto all’Italia in questo ultimo periodo.                  
    


 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 14 APRILE


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IO PENSO 2 VOLTE POSITIVO

Come mai la curva “ufficiale” del contagio in Italia non sta scendendo in modo deciso come avviene in altri paesi occidentali come la Spagna?
 
In realtà, come stiamo scrivendo già da qualche settimana, anche in Italia c è un notevole miglioramento anche se i dati ufficiali sembrano fornirci una situazione pressoché costante.
 
Il motivo è che  inizialmente venivano sottoposti a tampone soltanto le persone con sintomi gravi, in una seconda fase sono stati testati anche quelli con pochi sintomi, mentre ultimamente i test sono stati estesi ai nuclei familiari dei positivi, agli operatori sanitari, alle case di riposo. 
 
Se questo tipo di test fosse stato fatto anche nella fase iniziale e centrale avremmo avuto in quei periodi un numero di positivi anche 10 volte superiore a quello comunicato.
 
A questa motivazione a cui nessuno degli esperti finora sembra abbia fatto ricorso, almeno nelle trasmissioni televisive più seguite, potrebbero aggiungersene altre.
 
Oltre al fatto che il numero di tamponi  si è notevolmente innalzato e quindi può far sembrare peggiore l’attuale situazione,  abbiamo avuto segnalazioni che da diverse province o regioni il dato dei “nuovi positivi” potrebbe comprendere anche quello di persone già risultate positive nelle settimane precedenti e che dopo un primo tampone di controllo risultino ancora tali.
 
Ad esempio l’emittente Telecolore della provincia di Salerno precisa nella sua pagina facebook il 13 aprile: “Dei tamponi processati nelle sedute di laboratorio di ieri sera 12 aprile e di questa mattina in totale sono 8 quelli risultati positivi di cui 5 secondi positivi portando al numero di tre i nuovi casi accertati.”
 
La domanda nasce spontanea: il dato relativo a questa provincia sui nuovi positivi poi ufficializzato dalla Protezione Civile è di 3 o di 8? Può capitare che un singolo malato venga conteggiato in periodo diversi “2 volte positivo”?
 
Il Dottor Borrelli ha specificato qualche settimana fa che nel numero dei tamponi rientrano anche molti negativi di persone precedentemente positive sottoposte a tamponi di controllo e che il numero dei tamponi non equivale quindi al numero delle persone testate.
 
Ma si avrà almeno il buon senso di conteggiare i positivi una volta sola e non due? Se così non fosse per tutte le province il dato dei casi totali, dei nuovi positivi e degli attualmente positivi risulterebbe ancora più “avariato”, visto che più o meno in questo periodo il 50% dei tamponi positivi è riferibile a situazioni già in essere da settimane.
 
Crediamo comunque più plausibile che le  differenze tra i dati comunicati dalle emittenti locali e quelli comunicati ufficialmente siano dovute più a ritardi di comunicazione ma siamo fermamente convinti che la curva reale del contagio nazionale sia lontana anni luce da quella proposta giornalmente dai vari mezzi di comunicazione.
 
Chiaramente se la curva del contagio avesse tutto un altro aspetto sarebbe di notevole importanza perché è soprattutto facendo considerazioni sull’andamento di questa curva che il comitato scientifico dà consigli al Governo e alle Regioni le quali poi traggono le loro conclusioni nello stilare ad esempio i calendari di probabili riaperture.  
Un modo semplice per capire la reale curva del contagio è quello che vi abbiamo proposto noi già da qualche giorno e riguardante la Provincia di Latina (Grafico in alto).
 
Basterebbe a  livello regionale e nazionale  moltiplicare la curva dei nuovi ricoverati per un numero verosimilmente tra 7 e 9 per avere una fotografia molto più realistica della curva del contagio.
 
E’ così difficile per il sistema sanitario scoprire quanti siano i nuovi ricoverati Covid giornalmente presso le loro strutture? Perché non ci propongono questa curva?
 
Da non confondere questa informazione da noi fornita dopo aver letto tutti i bollettini quotidiani della provincia di Latina sui “nuovi ricoverati” con quella giornalmente data dagli organi di informazione che riguarda l’aumento o la diminuzione di ricoverati nelle strutture ospedaliere nazionali, che comprende anche malati che sono lì da diverse settimane.
 
Se ci dicono ad esempio che i ricoverati in una determinata giornata sono diminuiti di 10 unità è una notizia importante e positiva per la tenuta del sistema sanitario ma non ci danno informazioni adeguate dal punto di vista statistico e soprattutto dell’evoluzione del contagio.
 
Ci sono 10 persone di meno negli ospedali perché ne sono entrate 40 e uscite 50 oppure perché ne sono entrate 1000 e ne sono uscite 1010?
Come è variato questo numero nelle varie fasi temporali?
 
Dopo l’informazione data ieri in Conferenza Stampa che negli ultimi 28 giorni circa il 35% dei malati in terapia intensiva nelle strutture sia di Milano che di Roma è deceduto e calcolando il tempo medio di permanenza abbiamo cercato di costruire una curva plausibile dei nuovi ingressi nelle terapie intensive.
 
Anzi a dir la verità l’abbiamo costruita utilizzando, in caso di dubbi, i dati più pessimistici per l’ultimo periodo.
Il grafico in basso da noi supposto dei nuovi ingressi in terapia intensiva a livello nazionale  sembra seguire un andamento molto simile a quello basato sui dati reali dei nuovi ricoverati in provincia di Latina . 
 
Se si considera che poi nel periodo tra il 15 e il 20 marzo in alcune aree della Lombardia molti ingressi non sono stati possibili perché era stato raggiunto il numero massimo di posti disponibili, la situazione dell’ultimo periodo risulta ancora migliore se paragonata alle precedenti.
 
I nostri 2 grafici offrono qualche speranza in più.  Anche noi “pensiamo 2 volte positivo”.






 

IL PUNTO DOPO I DATI STATISTICI DEL 13 APRILE


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RAGGIUNTO AZZERAMENTO (O POCHISSIME UNITA’) DI  NUOVI RICOVERATI NELLA PROVINCIA DI LATINA E IN DIVERSE REGIONI ITALIANE  

  
Il grafico in alto ci mostra che nell’intera provincia di Latina negli ultimi 5 giorni, cioè dal 9 al 13 aprile, c’è stato soltanto un nuovo ricovero Covid, registrato il giorno 11 aprile.
 
Un miglioramento che ci fa ragionevolmente sperare che la situazione non sia così statica e che la fase 2 nella maggior parte delle regioni italiane non durerà mesi e mesi come prevedono le tabelle di rientro alle attività che circolano su internet. Fake news o tabelle reali elaborate da esperti che non hanno realmente capito come stia rallentando il contagio del Coronavirus?   
 
Chiaramente non bisogna fare l’errore opposto: quello di considerarci fuori pericolo o pensare che l’emergenza sia già finita. Il grafico in basso  mostra l’andamento dei nuovi positivi accertati sempre in provincia di Latina .
 
Come mai in questo grafico il numero dei nuovi positivi sembra costante? Perché, come abbiamo scritto anche nei giorni precedenti, inizialmente venivano sottoposti a tampone soltanto le persone con sintomi gravi, in una seconda fase sono stati testati anche quelli con pochi sintomi, mentre ultimamente i test sono stati estesi ai nuclei familiari dei positivi, agli operatori sanitari, alle case di riposo. 
 
Se questo tipo di test fosse stato fatto anche nella fase iniziale e centrale avremmo avuto in quei periodi un numero di positivi anche 10 volte superiore a quello comunicato.  
 
Tra qualche giorno probabilmente assisteremo nei comunicati anche all’azzeramento  dei nuovi positivi. Ma anche in questo caso non significa che si è completamente fuori pericolo. 
 
Potrebbero esserci nuclei familiari composti da tutti asintomatici e che quindi in una situazione senza precauzioni e giusto distanziamento potrebbero far partire nuovi focolai pericolosi ovviamente anche per le vite delle persone.
 
Ma è molto ragionevole pensare che dopo poco più di una quindicina di giorni (non mesi) anche questo pericolo verrà a cessare.
 
Questa considerazione  potrà  essere, a nostro avviso,  valida in una situazione con tassi di letalità (rapporto tra decessi e casi positivi) non molto alti (inferiore al 5%).
 
Nella provincia di Latina al 13 aprile i decessi sono stati 17 e i casi accertati 432, quindi il tasso di letalità apparente è del 3,94%Siamo quindi in una situazione molto simile ora in provincia di Latina a quella in cui la Cina ha iniziato la fase 2.
 
La situazione della provincia di Latina non è anomala. Ci sono già diverse regioni che hanno raggiunto ormai da due o tre giorni o anche più l’azzeramento o poche unità di nuovi ricoverati.
 
Parliamo innanzitutto del Molise, della Basilicata e dell’Umbria in cui si può parlare forse già di azzeramento vero e proprio di nuovi ricoverati, ma anche la Calabria sembra aver raggiunto questa stabilizzazione e si stanno aggiungendo da un paio di giorni anche la Sardegna e la Valle d’Aosta.
 
Una situazione che secondo le nostre previsioni al 25 aprile sarà raggiunta da 16 o 17 regioni italiane. Le uniche che al 25 aprile avranno probabilmente ancora un numero di nuovi ricoverati superiori a 3 (tre) al giorno saranno soltanto la Lombardia, L’Emilia Romagna, il Piemonte e forse il Veneto.    
 
Crediamo che sicuramente dopo la metà di maggio, in virtù sia di queste forti differenziazioni regionali e sia  della situazione di riaperture che si creerà negli altri paesi occidentali, i modelli per la fase 3 saranno molto diversi da quelli pessimistici che circolano in questi giorni in Italia.
 
Ricapitolando, a nostro avviso, è importante mantenere la massima prudenza possibile per 15/20 giorni dopo l’azzeramento di ricoverati in situazioni con tassi di letalità inferiori al 5%.
 
Più il tasso di letalità è superiore e più la situazione del contagio reale è stata sottostimata e quindi la prudenza dovrà essere ancora maggiore.
 
I tassi di letalità in questo momento sono 3,94% in Umbria, 5,64% in Basilicata, 5,84 nel Molise, 7,22% in Calabria, 6,65% in Sardegna , mentre è abbastanza alto in una regione che pure ha pochi nuovi casi riscontrati, cioè la Valle d’Aosta (12,41%).
 
La situazione, anche se in forte miglioramento, rimane con numeri di nuovi positivi molto elevato in Lombardia, che ha un tasso di letalità apparente del 18,07 %,  e consistente anche in Emilia Romagna (T.L 12,79%) e nel Piemonte, che è la regione con il miglioramento meno marcato in questi giorni (tasso di letalità apparente al 10,66%).
              
 

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IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 10 APRILE

LA "VERITA’" SULLA PROVINCIA DI LATINA… E SULL’ITALIA

 
In questi giorni la quasi totalità degli esperti, i mass media e l’opinione pubblica, sia per quanto riguarda il territorio nazionale che per quello della provincia di Latina, parlano di una situazione contagio Covid19 stagnante o forse al massimo in lieve miglioramento.
 
La nostra opinione è da parecchio tempo diversa. Già seguendo l’andamento degli incrementi percentuali abbiamo visto un netto miglioramento iniziato pochi giorni dopo l’adozione delle misure restrittive (dal 10-12 marzo).
 
Poi, in una fase successiva questo miglioramento lo abbiamo visto anche non solo nei dati relativi ma anche in quelli assoluti, anche se questa analisi non sembrava confortata apparentemente da quelli  più o meno simili ascoltati o letti  nei bollettini quotidiani ufficiali.
 
Il grafico in alto mostra l’andamento dei nuovi ricoveri quotidiani nella provincia di Latina. Un dato che abbiamo noi ricostruito in base ai bollettini diramati giorno dopo giorno dall’Azienda Sanitaria Locale di Latina  e ripresi da giornali e siti internet del territorio.
Abbiamo suddiviso l’arco temporale dal 26 febbraio al 10 aprile in 9 mini periodi di 5 giorni.
 
Come si può evincere, seguendo quasi il classico andamento gaussiano (a campana), i dati dei nuovi ricoveri sono andati man crescendo, hanno raggiunto i valori più elevati nel periodo dal 17 al 26 marzo con un picco in particolare che si è verificato  con 14 ricoverati in un giorno il 22 marzo.  Subito dopo è iniziata una discesa che ha portato il numero degli ospedalizzati a 7 in totale nel periodo dal 6 al 10 aprile ( con due zero tra l’altro nelle ultime due giornate).
 
Il secondo grafico (quello a centro) ci spiega il motivo per cui il numero totale dei nuovi positivi invece è rimasto pressoché costante. 
Man mano si è ridotta la percentuale degli ospedalizzati ed è aumentata quella delle persone trattate a domicilio.      
In una prima fase venivano testate solo persone con sintomi gravi , poi col passare del tempo e con la possibilità di fare più tamponi dovuta ad una migliorata fase organizzativa del sistema si è proceduto a testare anche persone con sintomi più lievi fino ad arrivare all’ultimo periodo in cui è iniziata una giustissima caccia all’asintomatico.
 
Adesso passiamo al terzo grafico. In rosso (CASI ACCERTATI) troviamo il dato ufficiale dei nuovi positivi comunicato giornalmente dalle Autorità. La parte in blu (CASI PROBABILI) l’abbiamo costruita in base ai dati e a nostre supposizioni.
 
Abbiamo notato che nei due miniperiodi centrali il numero di ospedalizzati e trattati a domicilio è stato
23 O 26 D nel periodo dal 12 al 16 marzo
32 O 35 D nel periodo dal 17 al 21 marzo
36 O 38D nel periodo dal 22 al 26 marzo
Quindi abbiamo supposto che il numero dei sintomatici e dei pauci sintomatici fosse identico e insieme costituissero il 25% del totale dei positivi.
La percentuale rimanente del 75% data ai positivi asintomatici oltre ad un’intuizione dovuta ai dati registrati nell’ultimo periodo nella provincia di Latina è supportata dallo studio sistematico sui tamponi del team Crisanti a Vo' Euganeo, in Veneto, a distanza di 15 giorni: “per ogni contagiato con sintomi ce n'erano 3 asintomatici, dunque soggetti a rischio di contagio per gli altri» come ha dichiarato in diverse interviste  il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano.
Ci sono alcuni studi che spingono ancora più in alto questa percentuale: secondo le analisi condotte dagli scienziati dell’Imperial College di Londra, coordinati da epidemiologi della Columbia University di New York “per ogni soggetto a cui è diagnosticata l’infezione da Sars-Cov-2, ce ne sono da 5 a 10 non tracciati, magari asintomatici o con sintomi molto lievi”
 
Quindi ricapitolando nel terzo grafico (quello in basso) nei casi probabili abbiamo supposto che per ogni  
8 casi positivi
6 (75%) fossero asintomatici,
sintomatico ospedalizzato (12,5%)
e un altro con pochi sintomi trattato a domicilio (12,5%).
 
Quindi in pratica banalmente il nostro grafico dei casi probabili è stato costruito moltiplicando per 8 il numero dei ricoverati registrato nei diversi periodi.
 
Il grafico rosso dall’andamento costante dei casi accertati era molto lontano da quello blu dei casi probabili nel periodo iniziale e centrale  mentre si è avvicinato notevolmente in questi ultimi giorni .
 
casi probabili fino ad ora sarebbero quindi 157 x8 = 1256  (412 quelli invece registrati). Il tasso di letalità apparente in questo momento in provincia di Latina è 17/412 =  4,13%
Con 1256 casi sarebbe 17/1256 = 1,35% , molto vicino a quello di 1,14 che dovrebbe essere quello con una composizione demografica come quella italiana.   
 
Naturalmente il caso analizzato da noi della provincia di Latina con le opportune correzioni può essere applicato in quasi la totalità delle altre province italiane (tranne quelle della Lombardia e di alcune zone dell’Emilia Romagna e del Piemonte in cui per l’incredibile impatto del Coronavirus  i dati sono tutt’altro che certi).
 
Anche il fatto che in provincia di Latina (nel centro Italia) il picco dei nuovi contagi registrati  si sia registrato intorno al 22 marzo è in linea con quello avvenuto a livello nazionale qualche giorno prima e chiaramente influenzato dal dato lombardo (nel nord Italia).  
    
 


 


IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 9 APRILE 

Trend dopo i dati del 9 aprile - Tasso di letalità apparente - Nostra previsione dopo i dati del 7 aprile di azzeramento o poche unità di positivi sintomatici (o nuovi ricoverati Covid) - Azzeramento reale dei nuovi ricoverati Covid 

 

 

Trend

T.L. apparente

Ns Prev 7 apr zero o poche unità nuovi ricoverati

Azzeramento nuovi ricoverati

Lombardia

Discreto

18,29

dopo il 25 aprile

Emilia Romagna

Buono

12,4

dopo il 25 aprile

Veneto

Discreto

5,85

intorno al 25 aprile

Piemonte

Discreto

10,01

dopo il 25 aprile

Toscana

Ottimo

6,23

tra il 20 e il 25 aprile

Marche

Discreto

13,5

intorno al 20 aprile

Liguria

Buono

13,59

tra il 20 e il 25 aprile

Lazio

Buono

5,71

tra il 15 e il 20 aprile

Trentino Alto Adige

Discreto

9,87

intorno al 20 aprile

Campania

Ottimo

6,79

tra il 20 e il 25 aprile

Friuli Venezia Giulia

Buono

7,44

intorno al 20 aprile

Puglia

Buono

8,28

intorno al 20 aprile

Sicilia

Buono

6,18

tra il 15 e il 20 aprile

Abruzzo

Buono

10,05

intorno al 15 aprile

Umbria

Ottimo

3,93

entro pochi giorni

Già verificato?

Sardegna

Buono

6,24

intorno al 15 aprile

Valle d'Aosta

Buono

12,1

intorno al 20 aprile

Calabria

Buono

6,98

entro pochi giorni

Già verificato?

Basilicata

Buono

4,95

entro pochi giorni

Già verificato?

Molise 

Ottimo

5,56

entro pochi giorni

Già verificato?

ANALISI REGIONE PER REGIONE

Nella tabella oggi pubblicata abbiamo inserito nella prima colonna (dopo quella delle regioni) il trend in base alle analisi fatte oggi (mattina del 10 aprile) dei dati degli incrementi percentuali a 5 giorni.
 
In tutta Italia la situazione evolve positivamente.
 
In particolare la Campania è passata rapidamente e repentinamente da una situazione stagnante e con indici non troppo rassicuranti di una settimana fa ad un trend molto buono in questi ultimi giorni: una situazione molto simile era capitata qualche giorno prima ad altre regioni più a sud (la Sicilia, la Basilicata e la Calabria).
 
La seconda colonna ci indica il tasso di letalità apparente che è il rapporto (divisione) tra deceduti e casi totali registrati. Questo indice dovrebbe essere di 1,14 ma in realtà come possiamo riscontrare in molte regioni è molto più alto.
 
Questo non significa che il virus della Lombardia sia più aggressivo ad esempio di quello del Friuli Venezia Giulia. Un indice del tasso di letalità apparente più alto ci indica di quanto sia molto più sottostimato il numero reale dei positivi. 
 
Nella terza colonna trovate la nostra previsione, fatta dopo i dati comunicati il 7 aprile,  su un azzeramento o poche unità di nuovi positivi sintomatici o in alternativa di nuovi ricoverati Covid, che costituiscono una fetta di quella più ampia che comprende anche gli asintomatici. 
 
I dati ufficiali comunicati ieri ci danno notizie molto incoraggianti soprattutto per quelle 4 regioni in cui avevamo previsto qualche giorno fa un azzeramento o poche unità di nuovi ricoverati nei giorni immediatamente successivi. 
 
Infatti i nuovi positivi registrati il giorno 9 aprile sono stati 6 per la Basilicata, 8 per il Molise, 9 per l’Umbria e 15 per la Calabria.
 
In Calabria sono stati effettuati il 9 aprile 721 tamponi: quindi soltanto il 2.08% dei controllati ieri è risultato affetto da Covid19.  Ancora migliore questa percentuale in Umbria con 9 positivi su oltre mille tamponi effettuati.
 
Quindi le famiglie umbre, molisane, calabresi, lucane potranno invitare zii, cugini e nipoti per il pranzo pasquale e i giovani di queste regioni potranno fare la classica Pasquetta il giorno dopo? ASSOLUTAMENTE NO!
 
Come abbiamo scritto nei giorno precedenti dovranno trascorrere almeno una quindicina di giorni per cui gli azzeramenti reali seguano quelli rilevati.
 
Facciamo degli esempi: in Calabria ieri i positivi rilevati sono stati 15, per avere un quadro più veritiero bisogna dividere prima per 1,14 (tasso di letalità covid19) e moltiplicarlo per il tasso di letalità apparente che per la Calabria è 6,98: quindi 15/1,14 x 6,98 = circa 92 (numero di positivi plausibile).
 
Facendolo per le altre regioni italiane troverete numeri quindi molto più alti di quelli comunicati.
Un’analisi anche su questi dati che pubblicheremo nei prossimi giorni ci farà notare che anche questo aspetto è comunque in netto miglioramento.
 
Passiamo  all’ultima colonna della tabella.
I dati in provincia di Latina ci dicono che negli ultimi 10 giorni dei 121 nuovi positivi  registrati solo 18 (meno del 15%) sono stati ricoverati.
 
Quindi nella gran parte delle  province e regioni italiane con un andamento simile ci potrebbe essere negli ultimi giorni un ricoverato per ogni 6 o 7 positivi. Fino al 23 marzo nella provincia di Latina i postivi erano 193 e i ricoverati 107, quindi  più della metà.
 
In regioni quindi come Molise, Basilicata, Calabria, Umbria già ieri quindi ci potrebbero essere stati soltanto da 0 a 3 nuovi ricoverati.   
 
In una situazione molto simile a quella di queste 4 regioni si dovrebbero trovare secondo le nostre previsioni immediatamente dopo il 25 aprile tra le 17 e le 19 regioni italiane.
 
I dati dei ricoveri , delle terapie intensive, delle chiamate e pressioni ai pronto soccorso ci fanno comprendere chiaramente che subito dopo il 19 marzo è iniziata la discesa.
Quindi questa ondata non terminerà certamente dopodomani ma nemmeno dovremo aspettare mesi per dire la parola fine.             

 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DELL'8 APRILE


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LA CURVA INVISIBILE (E PIU’ PLAUSIBILE) DEL CONTAGIO. QUANTO INCIDE IL NUMERO DEI TAMPONI?

 
Quanti sono stati i nuovi positivi  ieri secondo il comunicato ufficiale diramato in Conferenza Stampa dalla Protezione Civile? 3836.
 
”Più o meno in linea con gli ultimi dati: forse una lentissima decrescita” si è detto. 
 
D’altronde anche il 17 marzo,  pochi giorni prima di raggiungere i 6153 (max del 21 marzo) se ne erano registrati 3526.
 
Nonostante le restrizioni si sta scendendo troppo lentamente quindi? No. C’è una differenza sostanziale. Il 17 marzo sono stati fatti 10695 tamponi, ieri invece ben 51680.  
Quindi, in realtà, i nuovi contagiati di ieri potrebbero essere più o meno un quinto di quelli registrati il 17 marzo.
 
Nel grafico l’area blu indica il numero dei contagiati registratiquella in rosso il numero dei contagiati se si fossero fatti quel giorno 100.000 tamponi .  
 
Per costruire la parte del grafico in rosso abbiamo sottratto anche al numero di tamponi effettuato il numero di guariti  di quel giorno, poiché purtroppo i dati dei tamponi comunicati non ci indicano le persone testate sola la prima volta ma sono comprensivi anche di coloro ai quali  una volta trovati positivi poi si fanno anche i successivi controlli per vedere se sono diventati negativi.
Poiché una persona viene definita guarita dopo due tamponi negativi. abbiamo quindi sottratto alla nostra analisi almeno il secondo tampone di controllo.  
 
Il grafico ci indica ad esempio che il 25 marzo i nuovi casi positivi registrati sono stati 5210 (area blu), mentre sarebbero stati 19701 (quasi il quadruplo) se si fossero fatti 100.000 tamponi.
Il giorno 31 marzo 4053 contro 14221 (il triplo), mentre ieri, 8 aprile, i casi positivi comunicati sono stati 3836, mentre se si fossero eseguiti 100.000 tamponi sarebbero stati più o meno il doppio (7737).
 
Quindi in realtà non siamo in una situazione quasi pianeggiante,  come ci indica la linea sopra l’area blu, ma molto più plausibilmente siamo in una situazione molto più simile a quella di ripida discesa indicata dalla linea sopra l’area rossa.
 
Man mano che l’organizzazione è diventata più efficiente e si sono potuti eseguire più tamponi la percentuale della parte dell’iceberg sommerso, della parte ignota, comprensiva dei pauci sintomatici e degli asintomatici si è venuta ad assottigliare sempre di più. Il grafico indica il notevole impatto avuto dalle misure di restrizione e dai comportamenti corretti eseguiti dalla maggior parte della popolazione.
 
A supporto di queste nostre considerazioni anche l’andamento dei dati più accertabili (decessi, terapie intensive, ricoveri).
 
I decessi sono in costante diminuzione: come già avevamo previsto con il post del giorno 31 marzo dal titolo “Non è un pesce d’aprile” in particolare i decessi sarebbero  iniziati a diminuire drasticamente dalla Lombardia ed infatti sono già passati in quella regione dai 550 giornalieri di quel periodo ai 238 di ieri 8 aprile.
 
E anche i nuovi ricoverati COVID sono in diminuzione: in alcune regioni siamo vicini già all’azzeramento.
 
Quindi non viaggiamo a nostro parere su una quasi parallela all’asse dell’ascisse (plateau, pianura ecc) ma in una discesa che ci porterà man mano a registrare un po’ in tutta Italia (le ultime saranno Emilia Romagna, Piemonte e poi Lombardia) sempre più pochi casi di positivi sintomatici. Già domani probabilmente pubblicheremo un’altra curva possibile del contagio (ancora più alta e ancora più ripida) che non cambia però lo scenario molto più leggibile in senso positivo da parte di tutti a cui potremmo assistere tra qualche settimana.    
 
Chiudiamo quindi "copiaincollando" un passaggio del nostro post di ieri:
“Non siamo quindi in un plateau, in un possibile inizio della discesa, come molte fonti anche autorevoli raccontano  ma siamo quasi alla fine della discesa per molte regioni. Ma non dimenticate che dopo la fine della discesa (azzeramenti apparenti) ci sarà una stretta galleria di almeno una quindicina di giorni da percorrere a fari spenti, senza indicazioni. Non è consigliabile avventurarsi a velocità media o sostenuta, perché il virus potrebbe arrivare improvvisamente come un camion.”
 
Rispettiamo le regole, facciamo attenzione nei posti di lavoro in questa fase e poi nella fase 2,  perché in un futuro non troppo lontano…. andrà tutto bene.  
 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 7 APRILE

Previsione su zero o poche unità di nuovi positivi sintomatici (o in alternativa di nuovi ricoverati Covid)
Previsione aggiornata dell'8 aprile ore 10.00

 

 

 

 

Entro  pochi giorni

Molise, Basilicata, Umbria, Calabria

Intorno al 15 aprile

Abruzzo, Sardegna

Tra il 15 e il 20 aprile

Sicilia, Lazio

Intorno al 20 aprile

Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Trentino Alto Adige, Marche 

Tra il 20 e il 25 aprile

Toscana, Liguria, Campania

Intorno al 25 aprile

Veneto

Dopo il 25 aprile

Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia



MOLISE, BASILICATA, UMBRIA, CALABRIA TRA LE PRIME AD AVERE AZZERAMENTI O POCHE UNITA’ DI NUOVI POSITIVI SINTOMATICI (O NUOVI RICOVERATI COVID).
IL LAZIO TRA IL 15 E IL 20 APRILE. CHIUDERA’ LA LOMBARDIA.
I CASI TOTALI IN ITALIA SONO 135586? NO. PIU’ DI UN MILIONE E MEZZO. NON ABBASSIAMO LA GUARDIA

  
Due sono le premesse importanti da fare, come al solito, prima di comunicarvi la nostra previsione aggiornata sugli azzeramenti.
 
Innanzitutto il sistema dei tamponi non è riuscito a rilevare tutti i casi dei positivi ma solo una minima parte.
 
Infatti il tasso di letalità del Covid19 per un paese con una composizione demografica come quella italiana dovrebbe essere dell’ 1,14%. Il tasso di letalità è il rapporto (la divisione) tra il numero dei deceduti e il numero di casi totali.
 
Quindi con 17.127 decessi registrati il numero dei casi totali non è 135.000  ma 1.502.368. Se invece consideriamo anche i decessi non apparsi nei dati ufficiali e ne ipotizziamo già 20.000  il numero dei casi totali sarebbe di 1.754.386.
Quindi non sarebbe un’ipotesi azzardata supporre che se a fine epidemia si facesse uno screening sierologico di massa troveremmo circa 2 milioni di Italiani che in un modo o nell’altro hanno contratto il Covid19. La stragrande maggioranza non se ne sarà accorta. Ed è proprio questo uno dei “problemi” del Covid19: la difficoltà di trovare gli asintomatici.
 
Questo significa che, anche quando vedrete tutti zero o poche unità nelle tabelle ufficiali dei nuovi positivi per regione, per almeno una quindicina dei giorni successivi ci saranno nella vostra regione da una dozzina ad un numero 10 volte superiore a quello registrato di asintomatici, che possono far ripartire i focolai.
 
Per questo non bisognerà  abbassare la guardia.
 
Non siamo quindi in un plateau, in un possibile inizio della discesa, come molte fonti anche autorevoli raccontano,  ma siamo quasi alla fine della discesa per molte regioni. Ma non dimenticate che dopo la fine della discesa (azzeramenti apparenti) ci sarà una stretta galleria di almeno una quindicina di giorni da percorrere a fari spenti, senza indicazioni. Non è consigliabile avventurarsi a velocità media o sostenuta, perché il virus potrebbe arrivare improvvisamente come un camion.
 
Seconda premessa: la situazione è notevolmente migliorata nelle ultime settimane. Come abbiamo scritto nel punto di ieri un numero di positivi rilevato pressoché costante non deve farci presupporre una situazione stazionaria.
 
A differenza che nella fase centrale dell’epidemia in questo momento si riescono a fare i tamponi a buona parte del personale sanitario, ad ospiti di case di riposo, anche se non hanno sintomi, e quindi così facendo sta aumentando notevolmente la percentuale degli asintomatici tra i nuovi positivi rilevati .
 
E poiché nelle fasi finali si andranno a scandagliare con i tamponi probabilmente anche parenti e conoscenti degli ultimi positivi trovati e poiché le indagini sierologiche che qualche regione già indipendentemente sta portando avanti faranno venire alla luce positivi asintomatici recenti a cui poi probabilmente verrà fatto un tampone, questo ci fa presupporre che gli azzeramenti ufficiali dei positivi verranno spostati più a destra nella linea temporale.
 
Per questo la nostra previsione di azzeramenti o poche unità si è incentrata da qualche settimana solo sui positivi sintomatici e poiché i dati ufficiali purtroppo non ci danno la distinzione tra asintomatici e sintomatici, - la nostra previsione – si basa praticamente sui nuovi ricoverati Covid nelle strutture ospedaliere.
 
Rispetto alle precedenti nostre analisi di qualche settimana fa, che potete vedere scorrendo la pagina  del sito,  le nostre previsioni a livello regionale sono rimaste  pressoché immutate e  possono essere così sintetizzate:.

Previsione su zero o poche unità di nuovi positivi sintomatici (o in alternativa di nuovi ricoverati Covid)
Previsione aggiornata dell'8 aprile ore 10.00

Entro  pochi giorni: Molise, Basilicata, Umbria, Calabria
Intorno al 15 aprile: Abruzzo, Sardegna
Tra il 15 e il 20 aprile: Sicilia, Lazio
Intorno al 20 aprile: Valle d'Aosta,  Friuli Venezia Giulia, Puglia, Trentino Alto Adige, Marche
Tra il 20 e il 25 aprile: Toscana, Liguria, Campania
Intorno al 25 aprile: Veneto
Dopo il 25 aprile: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia
 
 
 

Casi totali al giorno 7 aprile - Incremento percentuale a 5 giorni calcolato il 31 marzo -  Incremento percentuale a 5 giorni calcolato il giorno 6 aprile - Incremento percentuale a 5 giorni calcolato il giorno 7 aprile

     

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 6 APRILE

  nuovi positivi, coronavirus provincia di latina, ricoverati, domicilio          

TANA LIBERA TUTTI! 
LATINA E PROVINCIA DATI COSTANTI? NO. IN MIGLIORAMENTO !
QUANDO I NUMERI NON CAMBIANO MA LA SITUAZIONE E’ MIGLIORE

 Una sera una cinquantina di bambini giocano a nascondino nel quartiere (Q) della loro città.
Mentre gli altri si nascondono Vittoria inizia a contare .
 
Ci sono 10 bambini che hanno la torcia (T), altri 10 che muovendosi fanno rumore (R), altri 10 che sono pressappoco  svegli (PS) e poi ce ne sono ancora altri (A) 20 da trovare.
 
Vittoria ha un quadernino dove segna con un cerchietto (O) quelli più facili da trovare, cioè quelli con la torcia più quelli che fanno rumore (O = T + R) e segna anche quelli più difficili (D), cioè i pressappoco svegli e gli altri (D = PS +A).
 
Dopo un’ora trova 10 bambini (4T + 4R + 1PS + 1A), alla seconda ora di gioco  altri 10 (2T + 3R + 3PS + 2A) e alla terza ora ancora altri 10 (1T + 2R + 4PS + 3A).
 
Ma Vittoria è sconsolata. Sempre 10 all’ora ne riesce a trovare: i numeri non cambiano.
 
E poi ha saputo che alcuni bambini non hanno rispettato le regole: uno è andato a fare una corsetta al parco e un altro  è andato a farsi addirittura una bevanda con un amico invitandolo a giocare: sono usciti fuori dal quartiere (Q)!
 
Così il cerchio si allargherà all’intera città e poi alla nazione e poi al mondo. Sembra un incubo senza fine!
 
In realtà Vittoria su una cosa ha ragione e su un’altra ha torto. Ha ragione sull’utilità delle misure restrittive del gioco e dei comportamenti individuali corretti da rispettare per non far prendere una brutta piega alla situazione ma sui numeri probabilmente ha torto.
 
Se avesse guardato l’orologio e con più attenzione il suo quadernino avrebbe capito che forse più della metà della strada era stata fatta e che comunque è vero che i numeri sembravano gli stessi ma in realtà la situazione era migliore, perché, ora dopo ora, era diminuita la percentuale dei bambini segnati col cerchietto (Oed aumentata quella dei bambini più difficili da cercare (D). Era sulla strada giusta.
 
Veniamo ora alla nostra situazione che ha qualche affinità con quella precedente.
 
Anche nel nostro caso il numero delle persone bisognose di terapia (T) intensiva  più quello dei ricoverati ( R )  negli altri reparti ci dà il totale degli ospedalizzati (O). Quindi anche noi abbiamo O = T + R.
 
Mentre il numero delle persone positive con pochi sintomi (PS)  sommato a quello dei positivi asintomatici (A) ci dà il numero dei positivi a domicilio (D). Anche nel nostro caso D = PS + A .
 
Le persone con sintomi naturalmente sono quelle naturalmente che prima vengono registrate dal sistema (di norma le prime sottoposte a tamponi) .
 
Nel nostro caso è come se ci fossero delle barriere umane. Prima quella dei ricoverati, comprensiva delle persone a cui serve una terapia intensiva, poi dietro quella dei poco sintomatici e poi ancora dietro quella degli asintomatici.
 
Abbiamo visto la difficoltà in alcuni frangenti nel Nord Italia, a metà epidemia, in cui non si riuscivano a testare nemmeno con i tamponi quelli della prima barriera. Ma mentre queste barriere al centro sono numerosissime, quando ci si sposta verso la fine dell’ondata epidemica le abbiamo meno fitte e si riescono a fare i tamponi anche alle persone con pochi sintomi e man mano che la situazione migliora ulteriormente  si riescono a testare più persone e a trovare una percentuale maggiore nella barriera posteriore, quella degli asintomatici.
    
Analizziamo i casi totali riscontrati in provincia di Latina, che sono da intendere anche come uno specchio di quello che sta avvenendo nella stragrande maggioranza delle altre zone d’Italia.
 
Le persone trovate positive sono state 96 nel periodo fino al 16 marzo (periodo 1),  97 dal 17 al 23 marzo (periodo 2) 88 dal 24 al 30 marzo (periodo 3), 92 dal 31 marzo al 6 aprile (periodo 4). Gli ultimi tre periodi sono di una settimana esatta.
 
Quindi nelle ultime tre settimane abbiamo avuto un rilevamento di casi pressoché costante ma tra i NUOVI POSITIVI riscontrati è aumentata notevolmente la percentuale di quelli trattati  a domicilio (D) rispetto agli ospedalizzati (O).
 
In particolare la percentuale dei NUOVI POSITIVI trattati a domicilio è passata dal 40,625% (primo periodo) al 48,45% (secondo periodo), per andare al 63,64% del terzo periodo e per finire nell’ultima settimana (quarto periodo) all’85,87% .
Attenzione! Le considerazioni e il grafico si riferiscono ai NUOVI POSITIVI e non a coloro che sono in quel momento “attualmente positivi”. 
 
Una situazione che apparentemente ci sembrava con un andamento costante in realtà è in netto miglioramento: succede a volte che i numeri sembrano  non cambiare… ma in realtà  possono nascondere una situazione migliore. Anche noi quindi siamo sulla strada giusta.
 
L’importante è rispettare le regole, restare a casa in Quarantena (Q)  e continuare a confidare nel lavoro di chi sta combattendo in prima linea. 
 
Contiamo quindi fino a 20 e poi giriamoci gradualmente: iniziamo ad intravedere il volto di Vittoria...   
 


     

 

ITALIA
Data - Numero dei casi totali (Contagiati + deceduti + guariti) - Incremento percentuale "a 5 giorni" dei casi totali - Numero totale dei decessi - Incremento percentuale a 5 giorni del totale dei decessi 

 
Data          Casi Incr Perc 5 Giorn Tot Dec Incr Perc 5 Giorn
27-feb 650      
28-feb 888      
29-feb 1128      
01-mar 1694   34  
02-mar 2036   52  
03-mar 2502 284,92 79  
04-mar 3089 247,86 107  
05-mar 3858 242,02 148  
06-mar 4636 173,67 197 479,41
07-mar 5883 188,95 233 348,07
08-mar 7375 194,76 366 363,29
09-mar 9172 196,92 463 332,71
10-mar 10749 178,62 631 326,35
11-mar 12462 168,8 827 319,8
12-mar 15113 156,89 1016 336,05
13-mar 17660 139,46 1266 245,9
14-mar 21157 130,67 1441 211,23
15-mar 24747 130,23 1809 186,69
16-mar 27980 124,52 2158 160,94
17-mar 31506 108,47 2503 146,36
18-mar 35713 102,23 2978 135,23
19-mar 41035 93,95 3405 136,29
20-mar 47021 90 4032 122,89
21-mar 53578 91,49 4825 123,59
22-mar 59138 87,7 5476 118,78
23-mar 63928 79 6078 104,1
24-mar 69176 68,58 6820 100,29
25-mar 74386 58,2 7503 86,09
26-mar 80539 50,32 8215 70,26
27-mar 86498 46,26 9134 66,8
28-mar 92472 44,65 10023 64,9
29-mar 97689 41,22 10779 58,05
30-mar 101739 36,77 11591 54,48
31-mar 105.792 31,35 12428 51,28
01-apr 110574 27,83 13155 44,02
02-apr 115242 24,62 13915 38,83
03-apr 119827 22,66 14681 36,2
04-apr 124632 22,5 15362 32,53
05-apr 128948 21,89 15887 27,83
06-apr 132547 19,87 16523 25,6
07-apr 135586 17,65 17127 23,08
08-apr 139422 16,35 17669 20,35
09-apr 143626 15,24 18279 18,99
10-apr 147577 14,45 18849 18,64
11-apr 152271 14,88 19468 17,82
12-apr 156363 15,32 19889 16,13
13-apr 159516 14,41 20465 15,82
14-apr 162488 13,13 21067 15,25
15-apr 165155 11,91 21645 14,83
16-apr 168941 10,95 22170 13,88
17-apr 172434 10,28 22745 14,36
18-apr 175925 10,29 23227 13,5


ITALIA
CASI TOTALI

 
Data          Casi Incr Perc Giorn Incr Perc 3 Giorn IncrPerc 5 Giorn
27-feb 650      
28-feb 888 36,6    
29-feb 1128 27    
01-mar 1694 50,2 160,62  
02-mar 2036 20,2 129,28  
03-mar 2502 22,9 121,81 284,92
04-mar 3089 23,5 82,35 247,86
05-mar 3858 24,9 89,49 242,02
06-mar 4636 20,2 85,29 173,67
07-mar 5883 26,9 90,45 188,95
08-mar 7375 25,36 91,16 194,76
09-mar 9172 24,36 97,84 196,92
10-mar 10749 17,19 82,71 178,62
11-mar 12462 15,93 68,98 168,8
12-mar 15113 21,27 64,77 156,89
13-mar 17660 16,85 64,29 139,46
14-mar 21157 19,8 69,77 130,67
15-mar 24747 16,96 63,75 130,23
16-mar 27980 13,06 58,44 124,52
17-mar 31506 12,6 48,92 108,47
18-mar 35713 13,35 44,31 102,23
19-mar 41035 14,9 46,66 93,95
20-mar 47021 14,59 49,24 90
21-mar 53578 13,94 50,02 91,49
22-mar 59138 10,38 44,12 87,7
23-mar 63928 8,1 35,96 79
24-mar 69176 8,2 29,11 68,57
25-mar 74386 7,53 25,78 58,2
26-mar 80539 8,27 25,98 50,32
27-mar 86498 7,4 25,04 46,26
28-mar 92472 6,9 24,31 44,65
29-mar 97689 5,64 21,29 41,22
30-mar 101739 4,15 17,62 36,77
31-mar 105792 3,98 14,4 31,35
01-apr 110574 4,52 13,19 27,83
02-apr 115242 4,22 13,27 24,62
03-apr 119827 3,98 13,27 22,66
04-apr 124632 4,01 12,71 22,5
05-apr 128948 3,46 11,89 21,89
06-apr 132547 2,79 10,62 19,87
07-apr 135586 2,29 8,79 17,65
08-apr 139422 2,83 8,12 16,35
09-apr 143626 3,02 8,36 15,24
10-apr 147577 2,75 8,84 14,45
11-apr 152271 3,18 9,22 14,88
12-apr 156363 2,69 8,87 15,32
13-apr 159516 2,02 8,09 14,41
14-apr 162488 1,86 6,71 13,13
15-apr 165155 1,64 5,62 11,91
16-apr 168941 2,29 5,91 10,95
17-apr 172434 2,07 6,12 10,28
18-apr 175925 2,02 6,52 10,29


LATINA
 
Dati  Casi  Incr Perc Giorn Incr Perc 3 giorn Incr Perc 5 giorni
08-mar 24      
09-mar 38 58,33    
10-mar 40 5,26    
11-mar 47 17,5 95,83  
12-mar 49 4,25 28,95 145
13-mar 59 20,4 47,5 145,83
14-mar 72 22,03 53,19 89,47
15-mar 82 13,89 67,35 105
16-mar 96 17,07 62,71 104,25
17-mar 105 9,375 45,83 114,29
18-mar 113 7,62 37,8 91,52
19-mar 135 19,47 40,625 87,5
20-mar 150 11,11 42,86 82,93
21-mar 163 8,67 44,25 69,79
22-mar 183 12,27 35,56 74,29
23-mar 193 5,46 28,67 70,8
24-mar 216 11,92 32,52 60
25-mar 227 5,09 24,04 51,33
26-mar 237 4,41 22,8 45,4
27-mar 250 5,49 15,74 36,61
28-mar 264 5,6 16,3 36,79
29-mar 273 3,41 15,19 26,39
30-mar 281 2,93 12,4 23,79
31-mar 283 0,71 7,2 19,41
01-apr 298 5,3 9,16 19,2
02-apr 304 2,01 8,19 15,15
03-apr 324 6,58 14,49 18,68
04-apr 341 5,25 14,43 21,35
05-apr 359 5,28 18,09 26,86
06-apr 373 3,9 15,12 25,17
07-apr 378 1,34 10,85 24,34
08-apr 392 3,7 9,19 20,99
09-apr 402 2,55 7,77 17,89
10-apr 412 2,49 5,82 14,76
11-apr 415 0,73 5,87 11,26
12-apr 425 2,41 5,72 12,43
13-apr 432 1,65 4,85 10,2
14-apr 436 0,93 5,06 8,46
15-apr 438 0,46 3,06 6,31
16-apr 443 1,14 2,55 6,75
17-apr 452 2,03 3,67 6,35
18-apr 459 1,55 4,79 6,25


Previsione su zero o poche unità di nuovi positivi sintomatici (o in alternativa di nuovi ricoverati Covid)
Previsione del 4 aprile ore 10.00

 

 

 

Italia

tra il 20 e il 30 aprile

Lombardia

tra il 20 e il 30 aprile

Emilia Romagna

tra il 20 e il 30 aprile

Veneto

Tra il 15 e il 25 aprile

Piemonte

tra il 15 e il 25 aprile

Toscana

tra il 20 e il 30 aprile

Marche

tra il 10 e il 20 aprile

Liguria

tra il 10 e il 20 aprile

Lazio

tra il 12 e il 22 aprile 

Trento

tra il 10 e il 20 aprile

Campania

tra il 20 e il 30 aprile

Friuli Venezia Giulia

Tra il 7 e il 17 aprile

Puglia

Tra il 15 e il 25 aprile

Sicilia

Tra il 10 e il 20 aprile

Bolzano

tra il 10 e il 20 aprile

Abruzzo

tra il 7 e il 17 aprile 

Umbria

tra il 5 e il 15 aprile

Sardegna

tra il 10 e il 20 aprile

Valle d'Aosta

tra il 5 e il 15 aprile

Calabria

tra il 12 e il 22 aprile

Basilicata

tra il 7 e il 17  aprile

Molise 

tra il 5 e il 15 aprile

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 5 APRILE


Coronavirus, incrementi percentuali, casi totali, decessi, 5 aprile, italia

E’ INIZIATA LA DISCESA? SI’… 25 GIORNI FA.
AZZERAMENTI  NELLA TERZA DECADE DI APRILE SE CI SARANNO RESTRIZIONI E COMPORTAMENTI CORRETTI. 
PER CAPIRE L’EVOLUZIONE DEI CONTAGI ORA BISOGNA GUARDARE I DECESSI
 
Ogni  4 giorni analizziamo la tabella con gli incrementi percentuali “a 5 giorni” dei casi totali e dei decessi, indicatori che vengono usati poco in statistica e ancora più raramente da giornali e siti internet in questi giorni, ma che noi stiamo usando frequentemente e che ci fanno comprendere che la fine del tunnel non sia poi così lontana. Come potete vedere sia dalla tabella che dai grafici questi valori sono in costante discesa (miglioramento) da quando sono iniziate le misure restrittive.
 
Abbiamo già scritto il 20, il 24, il 28 marzo e il giorno 1 aprile che nella terza decade in aprile in Italia si dovrebbe avere una situazione con numeri di decessi e positivi sintomatici (o nuovi ricoverati Covid) a zero o prossimi allo zero e ci sentiamo di confermare anche oggi quella previsione.
 
Ma è importante perché questo avvenga che continuino le restrizioni e ci siano comportamenti individuali corretti. Se ciò non avvenisse non si sposterebbe di qualche giorno la previsione, ma trattandosi di fenomeni che se non limitati possono avere un andamento esponenziale, potrebbe significare che ancora in piena estate potremmo stare in una situazione identica a quella di questo periodo.
 
Ma è iniziata la discesa di cui ci parlano da ieri? In realtà di salite, picchi e discese ne esistono diversi.
Per quanto riguarda la probabilità di essere contagiati forse il grafico più esaustivo è quello dell’incremento percentuale a 5 giorni dei casi totali che vi proponiamo noi oggi .
 
Il ragionamento è semplice: alla fine della prima decade di marzo c’era una situazione per cui in Italia per ogni 100 casi accertati di un determinato giorno ne trovavamo più o meno altri 200 il quinto giorno successivo (in pratica triplicavano) , ora invece siamo in un frangente per cui per ogni 100 ne troviamo altri 20 il quinto giorno successivo (aumentano “solo” del 20 per cento).
 
Quindi la discesa è iniziata, come testimoniano tabelle e grafici, già alcuni giorni dopo l’applicazione delle misure restrittive ed è stata graduale e quasi sempre costante.
 
Poi c’è un altro picco, quello dei casi totali in un giorno, che è stato raggiunto il 21 marzo e quello dei decessi che c’è stato il 27 marzo. Quindi se facciamo riferimento a questi le discese sono iniziate rispettivamente il 22 e il 28 marzo.
 
Sempre nella terza decade di marzo, all’inizio o alla metà, o forse alla fine della seconda decade (non abbiamo chiari dati comunicati a proposito) si è raggiunto il picco quotidiano di accessi quotidiani negli ospedali e di afflusso nelle terapie intensive.
 
Tra i picchi rimasti due in particolare: quello del numero delle persone  ricoverate contemporaneamente  in ospedale, che è stato probabilmente raggiunto ieri ed è importante per la tenuta del sistema sanitario, ma non ci dice nulla sull’aumentato o meno rischio di contrarre il virus e quello del numero degli attualmente positivi (uno degli indicatori, a nostro avviso,  al momento meno significativi), che verrà raggiunto quando tale numero inizierà a decrescere, ma che è chiaramente influenzato dal numero di persone testate col tampone.         
 
La situazione degli incrementi percentuali a 5 giorni  dei casi totali dopo il dati comunicati il giorno 5 aprile  può  essere sintetizzata in questo modo:
 
TREND VERDE (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto,  Toscana, Marche, Lazio, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Sicilia, Bolzano, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Basilicata, Molise)
 
TREND GIALLO Trend positivo ma più lento ( Piemonte, Liguria, Trento, Campania)
 
TREND ARANCIONE costante o altalenante da tenere sotto osservazione (nessuna regione al momento)
 
TREND ROSSO in trend negativo o con indici preoccupanti (nessuna regione al momento) .
 
Veniamo alle previsioni. Analizzando i dati degli incrementi percentuali a 5 giorni avevamo previsto, dopo le comunicazioni ufficiali del giorno 1 aprile,  che alla fine del giorno 5 aprile si sarebbero raggiunti circa 15.900 decessi. Il dato comunicato ieri dalla Protezione Civile è stato di 15.887.
 
Non abbiamo comprato nessuna sfera di cristallo clandestinamente da Amazon e  né ci siamo basati su studi derivanti da lunghe notti insonni di ricercatori di qualche Università americana, ma abbiamo usato un po’ di spirito di osservazione.
 
Abbiamo notato che, più o meno dal 24 marzo, i dati degli incrementi percentuali  relativi ai decessi nelle tabelle ora pubblicate seguivano più o meno costantemente di 4 giorni quelli dei casi totali:  quindi abbiamo moltiplicato il dato dei decessi totali del 31 marzo (12428) per l’ Ip5 in tabella dei casi totali del giorno 1 aprile (dato: 27, 83).  Quindi 12428 x 1,2783 = 15887, che poi è il numero totale addirittura esatto dei decessi registrato ieri . Questo perché l’ip5G decessi del 5 aprile è risultato proprio identico all’ ip5G dei casi totali del giorno 1 aprile.
 
Ah! Quindi questa è una procedura che possiamo utilizzare sempre? Assolutamente no!
 
Se è vero che è opportuno che le decisioni (a volte anche quelle politiche) seguano i numeri, è vero anche che i numeri devono seguire le decisioni e quindi è consigliabile che anche i metodi di analisi da utilizzare cambino.
 
Sicuramente, ad esempio,  molto è cambiato in un giro di un paio di settimane in Lombardia. Da una situazione in cui non si riusciva per l’elevato numero di casi a fare tamponi anche a persone gravissime si è passato ad un momento, come quello attuale, che si riescono a testare gli operatori sanitari e tra qualche settimana si arriveranno magari anche a fare tamponi a vicini e parenti della maggior parte dei sintomatici.  
 
Ed è per questo probabilmente per cui da due o tre giorni nella curva degli incrementi percentuali dei casi totali abbiamo un campanello d’allarme di una situazione stabile e solo leggermente migliorativa (di una pianura dopo una costante discesa e non del “plateau” dopo la salita).   
 
Quindi più che prevedere i decessi in base al numero dei contagiati sarà più opportuno (e noi lo faremo) capire dal numero di decessi, che da qualche giorno è molto più attendibile, quella che è stata la reale situazione del contagio qualche giorno prima, valutarne l’effettiva consistenza a livello numerico (sappiamo che il dato dei casi totali è sicuramente sottostimato, ma magari cambia il modo in cui viene sottostimato) e poi prevederne un’evoluzione futura.             

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 4 APRILE


decessi, terapie intensive, coronavirus
TRESSETTE CON IL MORTO. LA TEORIA DEI GIOCHI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS.
SENZA MISURE RESTRITTIVE 30.000 DECEDUTI? NOOO. MOLTI DI PIU!!!
DECESSI E AFFLUSSI IN TERAPIA INTENSIVA IN CALO 
 
In piena pandemia, in una cittadina di 10.000 abitanti e con 10 positivi attivi accertati un “giovane invincibile” ha la brillante idea di allestire un tavolo per giocare a tressette con gli amici.
 
E siccome la fortuna aiuta gli audaci alla prima mano (primo giro di distribuzione di carte) al nostro giovane invincibile gli appare come prima carta un bel “Tre”. Ma è talmente bravo che anche alla seconda mano la prima carta che gli appare è un Tre. Difficile ma non impossibile. La probabilità infatti che per due volte  scopra un Tre in due giri diversi è di un centesimo (1/100).
 
Ma se i positivi accertati nella cittadina sono 10 molto probabilmente i casi reali, compresi i non accertati e gli asintomatici, sono 100. Quindi la probabilità che il giovane invincibile abbia di fronte seduto a sé una persona positiva è di 100/10.000, ovvero un centesimo (1/100): la stessa che ha di prendere per due volte consecutive un “Tre”.
 
La cosa però si complica, visto che per fare un bel tressette l’ideale non è giocare in due ma in quattro. Eh qui le probabilità di contrarre il virus aumentano ancora di più. Vale la pena giocare??
 
 
30.000? Noo. Di più! Ieri nella conferenza stampa nazionale della  Protezione Civile  si è affermato che se non ci fossero state misure di contenimento i deceduti sarebbero stati secondo studi accurati di fonti autorevoli più di 30.000.
 
In realtà per capire che sia un’affermazione sbagliata non occorrono scienziati, studi accurati e fonti autorevoli ma è sufficiente la calcolatrice del vostro cellulare.
 
Se in un momento in cui sicuramente le misure più restrittive ancora non avevano cominciato il loro effetto, cioè  l’8  marzo, l’incremento percentuale a 5 giorni dei deceduti era 363,29; basta calcolare il numero dei deceduti totali di quel giorno (366) x 4,6329 e otteniamo i deceduti che ci sarebbero stati se la percentuale fosse rimasta invariata il quinto giorno successivo cioè il 13 marzo: 1695,64.
 
Moltiplichiamo ancora una volta per 4,6329 e troviamo quelli del 18 marzo (7855,73). Così via otterremmo 36394,84 (23 marzo), 168613,67 (28 marzo) e 781.170 (il 2 aprile).
 
Vero che il virus avrebbe trovato semafori rossi di persone già probabilmente immunizzate  ma avrebbe agito indisturbato a mietere vittime perché in una situazione del genere nessun ospedale sarebbe stato attivo.
 
Se non vi piacciono gli incrementi percentuali a 5 giorni facciamo lo stesso ragionamento con gli incrementi percentuali giornalieri.
 
Prendiamo quello del 10 marzo, che non è nemmeno quello più alto registrato. Quindi i decessi totali in quel giorno (631) li moltiplichiamo  x 1,3629 e così via e arriviamo al 2 aprile al numero di 781.090 (non dissimile da quello precedente).
 
Facendolo con altre date troverete numeri minori o maggiori ma sicuramente lontani da quei poco più di 30.000 annunciati in Conferenza Stampa, che quindi si riferivano o ad uno studio sbagliato oppure semplicemente ad uno studio fatto intorno al 20 marzo
 
Noi stessi avevamo scritto nel nostro punto del 21 marzo una cifra di poco superiore ai 30.000 fino a quel punto.     
 
DECESSI E TERAPIE INTENSIVE Se questo appena affermato (sui decessi evitati) è un dato di fatto veniamo ora a quella che invece è una nostra opinione diversa rispetto a quella ufficiale sull’evoluzione del contagio. C’è chi parla di picco ancora da raggiungere, di plateau.. noi invece vi stiamo raccontando di una discesa già avviata e speriamo (per tutti) di avere ragione.
 
Proprio nel punto di ieri vi abbiamo detto che i dati a cui bisogna far più riferimento per comprendere l’evoluzione del contagio in questo momento sono i decessi e i ricorsi alle terapie intensive: se almeno uno migliora e l’altro rimane stabile allora il dato è già confortante: ieri sono migliorati addirittura entrambi.
 
La serie dei decessi giornalieri ci racconta meglio di altre  la situazione dei positivi nei giorni precedenti (se 4,7 o 10 giorni precedenti si può disquisire).
 
Auspichiamo tutti che il numero dei decessi si azzererà o sarà di poche unità nella terza decade di aprile, come da noi previsto. Nel frattempo possiamo vedere nel grafico di sinistra la serie dei decessi giornalieri  e ci sembra in deciso miglioramento, soprattutto se consideriamo che in alcune zone lombarde tra il 15 e il 20 marzo sicuramente quel dato è talmente sottostimato che probabilmente nel dato reale purtroppo quelle colonne uscirebbero fuori dagli schermi dei nostri dispositivi.
 
Anche la situazione degli afflussi nelle terapie intensive è in miglioramento.
 
Per comprendere il grafico di destra e il significato del valore TIx 30 da noi adottato vi rimandiamo al punto statistico  dopo i dati del 2 aprile 
 
Quindi se la situazione è migliore possiamo passare immediatamente alla fase 2? No! 
 
E’ indispensabile che i nuovi positivi (almeno i sintomatici) si azzerino o siano vicini allo zero. Non dovrebbe essere una data lontanissima (poche settimane e non mesi per intenderci).
 
Però tra qualche giorno se ci sarà meno probabilità di contrarre il virus magari si potrà  giocare?
 
Sicuramente se giocate al “gratta e vinci” è più probabile fare una vincita di 10 euro che di 10000, semplicemente perché il gestore avrà inserito meno biglietti vincenti con cifre alte.
 
Ma se voi continuate a giocare è perché vorreste vincere una cifra alta, altrimenti non ci giochereste. Capite che comunque una probabilità c’è e che quell’”opportunità” potrebbe capitare a voi, altrimenti non giochereste.
 
Chi va a fare spesa tre volte al giorno non è più furbo di altri ma  ha soltanto una probabilità superiore 3 volte di contrarre il virus. Ha senso comprare i biglietti del rischio? Ha senso continuare a giocare?    



IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 3 APRILE 

QUALI REGIONI NE USCIRANNO PRIMA? QUALI DATI GUARDARE?
 
Anche i dati del giorno 3 aprile ci regalano una situazione in miglioramento: dal  punto di vista degli incrementi percentuali a 5 giorni in  nella quasi totalità delle regioni c’ è una situazione con valori più bassi e quindi migliori rispetto a quelli del giorno precedente, come è evidenziato dalla tabella da noi costruita riferita ai giorni 30 marzo, 2 aprile e 3 aprile.
 
 
La situazione degli incrementi percentuali a 5 giorni  dei casi totali dopo il dati comunicati il giorno 3 aprile  può  essere sintetizzata in questo modo:
 
TREND VERDE (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Marche, Liguria, Lazio, Trento, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Sicilia, Bolzano, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Basilicata, Molise)
 
TREND GIALLO Costante o  Altalenante (nessuna regione al momento)
 
TREND ARANCIONE costante da tenere sotto osservazione (Campania)
 
TREND ROSSO in trend negativo o con indici preoccupanti (nessuna regione al momento) .
 
 
 
Vi proponiamo oggi a distanza di qualche giorno una nuova previsione sull’azzeramento (o pochi casi) di nuovi positivi sintomatici (o in caso di dato mancante di nuovi Ricoverati Covid) nelle varie regioni.
 
Premesso che tutte le regioni hanno ora  un trend positivo (a parte la Campania leggermente costante) ed indici poco preoccupanti, ci sono situazioni anche migliorano più velocemente del previsto ed altre meno.
 
Migliorano in modo meno veloce di quanto previsto qualche giorno fa le regioni del Nord Ovest (in particolare Piemonte e Valle d’Aosta), in modo leggermente meno veloce del previsto le regioni del Nord Est (in particolare il Trentino Alto Adige), ma ci sono anche regioni che migliorano più velocemente di quanto fosse prevedibile, in particolare Basilicata, Calabria e  Abruzzo, per le quali abbiamo anticipato la data prevista dell’azzeramento (o poche unità dei nuovi ricoverati Covid).
 
Migliora più del previsto anche la Sicilia, per la quale però abbiamo lasciato inalterate le date, mentre procedono secondo il trend previsto Lazio, Puglia e Veneto per le quali abbiamo comunque posticipato leggermente la data.
 
Quale sarà la regione che per prima comunicherà di avere pochissimi o zero nuovi positivi sintomatici o nuovi ricoverati Covid? Probabilmente sarà il Molise,seguita da una tra Basilicata, Umbria, Valle d’Aosta o Abruzzo.
 
L’ultima quasi sicuramente sarà la Lombardia, che anche se è quella che ha superato il picco del contagio da più tempo, ha comunque avuto dati di decessi e contagiati pari più o meno a tutti quelli delle altre regioni italiane messe insieme e impiegherà quindi più tempo per rimarginare una ferita più grande.
 
Quali dati guardare nei prossimi giorni per comprendere l’evoluzione del contagio?
Innanzitutto quello dei decessi che è il dato che ci farà capire meglio di tutti l’evoluzione che c’è stata nei contagiati 7/10 giorni prima.
 
Poi quello dei nuovi accessi nelle terapie intensive e tra i ricoverati.
 
Abbiamo cercato di capire nel punto di ieri anche con dei grafici l’evoluzione degli accessi nelle terapie intensive, che ci hanno fornito dati confortanti.
      
Sarebbe difficile auspicare che nei prossimi giorni ci vengano comunicati dati con distinzione tra positivi sintomatici ed asintomatici, ma speriamo che ci vengano forniti almeno quelli dei nuovi ricoveri (altrimenti faremo uno studio specifico noi)
 
Che la situazione ricoveri è uguale più o meno a zero è sì una notizia positiva ,ma ovviamente per capire l’evoluzione del numero dei contagiati  la prospettiva cambia se è zero perché in questo momento sono zero ad entrare e zero ad uscire (ovviamente una situazione che in questo periodo non si verifica) se sono 500 ad entrare e 500 ad uscire, oppure se sono 2000 ad entrare e 2000 ad uscire.
 
Molto meno utile seguire in questa fase il trend degli attualmente positivi, influenzato dal numero di tamponi che ovviamente sarà sempre crescente e che sposta inevitabilmente più avanti nel tempo la percezione dell’evoluzione e quindi del miglioramento.   
 
 
 

 
IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 2 APRILE

ALTRO CHE PLATEAU! SIAMO IN DISCESA… LO DICE ANCHE IL NUMERO DELLE TERAPIE INTENSIVE

 
Anche i dati del giorno 2 aprile ci regalano una situazione in miglioramento: dal  punto di vista degli incrementi percentuali a 5 giorni in  19 regioni su 20 c’ è una situazione con valori più bassi e quindi migliori rispetto a quelli del giorno precedente, come è evidenziato dalla tabella da noi costruita riferita ai giorni 29 marzo, 1 aprile e 2 aprile.

La situazione degli incrementi percentuali a 5 giorni  dei casi totali dopo il dati comunicati il giorno 2 aprile  può  essere sintetizzata in questo modo:
 
TREND VERDE (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Marche, Liguria, Lazio, Trento, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Sicilia, Bolzano, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Basilicata, Molise)
 
TREND GIALLO Costante o  Altalenante (nessuna regione al momento)
 
TREND ARANCIONE costante da tenere sotto osservazione (Campania)
 
TREND ROSSO in trend negativo o con indici preoccupanti (nessuna regione al momento) .
 
 
L’unica regione in cui l’incremento percentuale a 5 giorni rimane più o meno costante da una settimana  è la Campania, anche se ieri rispetto al giorno precedente ha registrato un numero minore di positivi in terapia intensiva:120, rispetto ai 129 comunicati nella serata del giorno 1 aprile.  
 
Ed è proprio del numero delle terapie intensive che ci occupiamo oggi .
 
Innanzitutto una premessa su dati che non trovate in tabella: il giorno 2 aprile gli attualmente positivi sono 83049 di cui 50456 (60,75%) in isolamento domiciliare, 28540 (34,37%)  ricoverati non in terapia e 4053 (4,88 %) in terapia intensiva.
 
Alla fine del giovedì dell’altra settimana, il 26 marzo, erano 62013, di cui 33648 (54,26%)  in isolamento domiciliare , poi 24753 (39,92%) ricoverati non in terapia e 3612(5,82%) in terapia intensiva.
 
La settimana precedente in isolamento domiciliare tra i positivi c’era circa il 51%.
Chiaramente l’aumento costante della percentuale dei positivi in isolamento domiciliare rispetto alle altre due ci prospetta una situazione in miglioramento anche perché, fra l’altro, rientrano tra questi probabilmente anche un numero percentuale sempre  più crescente di asintomatici
 
Il dato che ci viene fornito dalle comunicazioni sulle Terapie Intensive è quello che trovate nella tabella in TI con accanto il relativo aumento giornaliero .
 
Dai prossimi giorni nelle comunicazioni probabilmente troveremo che il numero delle TI si abbasserà e che quindi invece di un aumento avremo un segno meno (-): una diminuzione.  E questo avverrà anche per i ricoverati.
 
Ma attenzione! Questo è il numero delle persone contemporaneamente in terapia intensiva o contemporaneamente ricoverata (nel caso dei ricoveri), che è di fondamentale importanza per quanto riguarda la tenuta del sistema sanitario, ma non ci dà un’informazione sui posti di terapia intensiva che si sono liberati per i decessi oppure  per miglioramenti (persone passate ai ricoveri) .
 
 
Il numero in TI quindi ancora è in aumento, perché i nuovi entrati trovano la compagnia di altre persone, che sono già in terapia da giorni o anche da settimane.
 
Non viene comunicato, invece,  quanti posti vengano liberati quotidianamente dai decessi: abbiamo trovato in rete solo un dato che si riferiva ad una situazione in Lombardia di un paio di settimane fa e che parlava che il  13% dei decessi era  avvenuto tra le persone che si trovavano in terapia intensiva .
 
Nella nostra tabella trovate il numero dei decessi giornalieri nella colonna successiva agli aumenti dei ricoverati in terapia intensiva.
 
Quindi poi abbiamo inserito la voce TIx 15. Cosa significa? Significa che abbiamo preso il 15% del numero dei decessi quotidiani incrementandolo con gli aumenti giornalieri della terapia intensiva.
 
Ad esempio il giorno 29 marzo i decessi sono stati 756 . Il 15% è pari a 113,4 incrementato di 50 (aumento delle terapie intensive in quel giorno) ci dà un numero TI x di 163,4 riportato in tabella.
 
Il grafico, che quindi dovrebbe darci una buona idea  del ricorso alle terapie intensive, ci indica una chiara flessione e quindi un miglioramento. 
 
Quindi non un picco ancora da aspettare, non un plateau, ma una discesa anche abbastanza ripida.
Non abbiamo tenuto conto di coloro che passano da terapia intensiva al ricovero ospedaliero? Premettendo che per fortuna anche la percentuale dei ricoverati è in diminuzione e anche il numero dei nuovi ricoverati, abbiamo costruito altri 2 grafici: uno utilizzando un TIx a 30 e uno addirittura a 50.
 
Chiaramente la discesa diventa meno ripida, ma sicuramente tutte le considerazioni fatte ci portano a pensare che non siamo in una fase di assestamento ma di buon miglioramento.
 
Il che non significa che possiamo uscire di casa subito a fare una passeggiata o una corsetta: per avviare la  fase 2 sarebbe opportuno arrivare ad una situazione con positivi sintomatici a zero o con un numero molto vicino allo zero: se facciamo i bravi a fine mese potremmo arrivarci.   

Data - Numero dei ricoverati nelle Terapie intensive (TI) - Aumento giornaliero nelle Terapie intensive - Decessi giornalieri - Indice TIx 15 (leggi il punto statistico dopo i dati del 2 aprile per comprenderne il signficato) 

 

 

 

TI

Aum TI

Decessi g

TI x 15

01-mar

140

 

 

 

02-mar

166

26

18

28,7

03-mar

229

63

27

67,05

04-mar

295

66

28

70,2

05-mar

351

56

41

62,15

06-mar

462

111

49

118,35

07-mar

567

105

36

110,4

08-mar

650

83

133

102,95

09-mar

733

83

97

97,55

10-mar

877

144

168

169,2

11-mar

1028

151

196

180,4

12-mar

1153

125

189

153,35

13-mar

1328

175

250

212,5

14-mar

1518

190

175

216,25

15-mar

1672

154

368

209,2

16-mar

1851

179

349

231,35

17-mar

2060

209

345

260,75

18-mar

2257

197

475

268,25

19-mar

2498

241

427

305,05

20-mar

2655

157

627

251,05

21-mar

2857

202

793

320,95

22-mar

3009

152

651

249,65

23-mar

3204

195

601

285,15

24-mar

3396

192

743

303,45

25-mar

3489

93

683

195,45

26-mar

3612

123

712

229,8

27-mar

3732

120

919

257,85

28-mar

3856

124

889

257,35

29-mar

3906

50

756

163,4

30-mar

3981

75

812

196,8

31-mar

4023

42

837

167,55

01-apr

4035

12

727

121,05

02-apr

4053

18

760

132


Terapie intensive, coronavirus, indice


IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL GIORNO 1 APRILE

AZZERAMENTI  NELLA TERZA DECADE DI APRILE SE CI SARANNO RESTRIZIONI E COMPORTAMENTI CORRETTI. 

SITUAZIONE E PREVISIONI
 
Ogni  4 giorni analizziamo la tabella con gli incrementi percentuali “a 5 giorni” dei casi totali e dei decessi, indicatori che vengono usati poco in statistica e ancora più raramente da giornali e siti internet in questi giorni, ma che noi stiamo usando frequentemente e che ci fanno comprendere che la fine del tunnel non sia poi così lontana. Come potete vedere questi valori sono in costante discesa (miglioramento) da quando sono iniziate le misure restrittive.
 
Abbiamo già scritto il 20, il 24 e il 28 marzo che nella terza decade in aprile in Italia si dovrebbe avere una situazione con numeri di decessi e positivi sintomatici (o nuovi ricoverati Covid) a zero o prossimi allo zero e ci sentiamo di confermare anche oggi quella previsione.
 
Ma è importante perché questo avvenga che continuino le restrizioni e ci siano comportamenti individuali corretti. Se ciò non avvenisse non si sposterebbe di qualche giorno la previsione, ma trattandosi di fenomeni che se non limitati possono avere un andamento esponenziale, potrebbe significare che a ferragosto ancora stiamo leggendo questo punto quotidiano sull’evolversi della situazione.  
 
Quindi per qualche settimana scordiamoci le passeggiate all’aria aperta,  le corsette e auspichiamo che nei posti di lavoro vengano garantite le misure di sicurezza in tutte le fasi e gli orari. Anche perché il virus non va in pausa pranzo.
 
La situazione degli incrementi percentuali a 5 giorni  dei casi totali dopo il dati comunicati il giorno 1 aprile  può  essere sintetizzata in questo modo:
 
TREND VERDE (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Marche, Liguria, Lazio, Trento, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Sicilia, Bolzano, Abruzzo, Umbria, Valle d’Aosta, Basilicata, Molise)
 
TREND GIALLO Costante (Sardegna) Altalenante (Calabria)
 
TREND ARANCIONE costante da tenere sotto osservazione (Campania)
 
TREND ROSSO in trend negativo o con indici preoccupanti (nessuna regione al momento) .
 
Veniamo alle previsioni. Analizzando soprattutto i dati degli incrementi percentuali a 5 giorni avevamo previsto, dopo le comunicazioni ufficiali del 28 marzo,  che alla fine del giorno 1 aprile si sarebbero raggiunti circa 13.200 decessi. Il dato comunicato ieri dalla Protezione Civile è stato di 13.155.
 
Ricapitoliamo le nostre previsioni sui decessi fatte nei diversi periodi di tempo.
Previsione dopo i dati del 20 marzo sui decessi totali a fine ondata: circa 20.000
Previsione del 20 marzo sui decessi al 24 marzo: circa 6500 – Decessi comunicati il 24 marzo: 6820
Previsione dopo i dati del 24 marzo sui decessi al 28 marzo: circa 10.200 – Decessi comunicati il 24 marzo: 10023
Previsione dopo i dati del 28 marzo sui decessi al giorno 1 aprile: circa 13.200 – Decessi comunicati il giorno 1 aprile: 13155.
L’analisi sugli incrementi percentuali ci dice che alla fine del giorno 5 aprile potremmo raggiungere, a parità di efficacia nelle terapie,  circa 15.900 decessi, ma chiaramente noi speriamo che la percentuale dei decessi diminuisca ancora più rapidamente.
 
Se abbiamo registrato un numero di decessi inferiore alla tendenza da noi prospettata può significare che ci sia stata proprio una maggiore efficacia nelle terapie, dovuta anche alla decrescente pressione nei luoghi di ricovero avvenuta negli ultimi giorni.
 
Un’altra nostra analisi su ulteriori dati, che pubblicheremo probabilmente già nella giornata di domani, ci darà una visione leggermente diversa da questo punto di vista, confermando anch’essa l’azzeramento o il quasi annullamento dei decessi nella terza decade di aprile e prospettando una situazione forse più chiara riguardante il numero dei decessi che ci attenderà da ora a fine ondata.   


IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 31 MARZO

QUANDO IL  “RESTARE A CASA”…
 
Anche i dati del 31 marzo ci regalano una situazione in miglioramento: dal  punto di vista degli incrementi percentuali a 5 giorni praticamente  in tutte le regioni c’ è una situazione con valori più bassi e quindi migliori rispetto a quelli del giorno precedente, come è evidenziato dalla tabella da noi costruita riferita ai giorni 27,30 e 31 marzo.
 
La situazione degli incrementi percentuali a 5 giorni  dei casi totali dopo il dati comunicati il 31 marzo può  essere sintetizzata in questo modo:
 
TREND VERDE (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Marche, Liguria, Lazio, Trento, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Umbria, Molise)
 
TREND GIALLO Costante (Bolzano, Sardegna, Valle d’Aosta) Altalenante (Basilicata)
 
TREND ARANCIONE altalenante o costante da tenere sotto osservazione (Campania, Calabria)
 
TREND ROSSO in trend negativo o con indici preoccupanti (nessuna regione al momento) .
 
I decessi giornalieri di ieri sono stati 837con il numero in Lombardia che è sceso  a 381 rispetto ai 457 del giorno precedente.
 
Per i primi 5 giorni di aprile prevediamo un numero di decessi in Italia leggermente in calo ma sempre abbastanza consistente, con più o meno un dimezzamento nei 5 giorni successivi (dal 6 al 10 aprile) . L’azzeramento o la riduzione  a poche unità dei decessi  dovrebbe avvenire nella terza decade di aprile.  
 
Dopo aver raggiunto il picco nazionale (molto importante) del numero di nuovi contagiati giornalieri (registrato il 21 marzo) e molto probabilmente quello dei decessi (il 27 marzo ), mancano all’appello quello dei ricoverati e delle terapie intensive nello stesso momento, che è molto prossimo ed è importante tra l’altro, oltre che perché porterà ad una maggiore efficienza delle terapie, anche per il motivo che  abbiamo considerato ieri, cioè che il numero dei decessi è una funzione che cresce, oltre all’aumentare dei contagi di qualche giorno prima, anche con l’incremento delle persone ricoverate in quel momento.
 
Manca all’appello anche il picco degli attualmente positivi, ma quello  è un aspetto che riveste, a nostro avviso,  minore importanza, se si considera che se non è già arrivato è solo perché è stato spostato nel tempo dall’incremento dei tamponi e in linea teorica potrebbe essere spostato all’infinito. E’ solo un picco che ha valenza sotto l’aspetto psicologico.  
 
Ripetiamo poi che oltre ai picchi nazionali ci sono altrettanti  picchi regionali e locali.
 
Il dato importante è che, già dal 12 marzo, le politiche di restrizione e il “Restare a casa” hanno fatto diminuire la velocità del contagio, come hanno testimoniato i “nostri” incrementi percentuali a 5 giorni dei casi totali, e hanno fatto diminuire  notevolmente anche i decessi. 
 
Con lo stesso indice di incremento percentuale a 5 giorni dei decessi della prima decade di marzo avremmo avuto già ora più di 500.000 morti solo in Italia.
 
C’è anche un altro aspetto in cui il “restare a casa” assume altri toni e contorni ma sempre favorevoli: il fatto che la percentuale  dei  positivi in isolamento domiciliare (quelli che restano a casa)  sia sempre più superiore a quella dei positivi ricoverati con sintomi.
 
Assume contorni  drammatici, invece, come è successo in alcune zone della Lombardia, soprattutto tra il 15 e il 20 marzo, se persone malate non abbiano potuto raggiungere il luogo per le terapie e costrette, nonostante l’aggravamento, a “restare a casa” senza cure adeguate.
 
Sia chiaro che il “restare a casa” di tutti gli Italiani sani e asintomatici  ha impedito che questo avvenisse  dappertutto. Quello che noi evidenziamo ora come un’eccezione sarebbe stata la regola.        
 
C’è un'altra storia meno (o forse mai raccontata) in questi giorni e che pure sembra si sia più di una volta verificata: quelle di persone  anziane che si stavano aggravando ma che hanno deciso consapevolmente di passare gli ultimi momenti  della vita “restando a casa”.
 
E’ la storia di chi ha scelto di chiudere gli occhi guardando l’immagine di un sorriso di un caro, che si riesce sempre e comunque a scorgere, anche se coperto da una mascherina o a un metro e mezzo di distanza .
 
E’ entrato questo decesso tra i 12428  delle nostre statistiche??? Ha poca importanza. 

             
IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 30 MARZO

NON’E’ UN PESCE D’APRILE! A BREVE  UN CALO DRASTICO DI DECESSI IN LOMBARDIA.
DISCESA LIBERA PER IL CONTAGIO IN GRAN PARTE D’ITALIA
LE NOSTRE PREVISIONI SUI POSITIVI SINTOMATICI A ZERO O POCHE UNITA’ PER REGIONE
 
I dati del 30 marzo ci regalano una situazione in miglioramento non solo dal “nostro” punto di vista degli incrementi percentuali a 5 giorni, che è come ormai ben sapete  in lieve graduale discesa (miglioramento) già dal 10 -12 marzo, dal periodo in cui in pratica è iniziato l’effetto delle misure di restrizioni e distanziamento sociale.
 
I casi totali accertati il 30 marzo sono 101.739 (+ 4050), gli attualmente positivi 75528 (+ 1648), i  dimessi/guariti 14620 (+ 1590) e  decessi 11591 (+ 812).
 
 
Ma,  come avevamo preannunciato da tempo che purtroppo il mese di marzo sarebbe stato caratterizzato da un numero molto alto di decessi al giorno, allo stesso modo ora vi diciamo che per fortuna il mese di aprile vedrà una diminuzione degli stessi, poi un calo drastico in alcune zone e costante in altre, finché arriverà il momento che ci sorprenderemo anche per l’annuncio di nuovi decessi.   
 
Il calo molto sensibile inizierà dalla Lombardia. Perché? Ragioniamo. I decessi dipendono essenzialmente da due fattori: il primo è che sono proporzionali ai nuovi contagi che si sono verificati pochi giorni prima (visto che la metà dei decessi tra i ricoverati avviene nei primi 4 giorni di ricovero). Il secondo fattore è che è un numero anche proporzionale al numero degli attualmente ricoverati, soprattutto quelli in terapia intensiva.
 
Riteniamo molto probabile che già ieri la Lombardia possa aver raggiunto il punto massimo delle persone ricoverate nello stesso giorno e che questo dato possa calare in modo vistoso nei prossimi giorni.
 
Attenzione! Una precisazione. Quando ascoltiamo  in tv che i numeri ad esempio in terapia intensiva sono aumentati di 10 in un giorno non vuol dire che quel giorno sono entrate 10 persone ma magari sono 310, perché 300 posti si sono liberati per chi purtroppo non ce l’ha fatta oppure è migliorato ed è stato trasferito in altro reparto.        
 
Anche la situazione dei contagi migliora, come di consueto, in maniera di incrementi relativi in gran parte d’Italia.
 
La situazione degli incrementi percentuali a 5 giorni  dei casi totali dopo il dati comunicati il 30 marzo può  essere sintetizzata in questo modo:
 
TREND VERDE (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Marche, Liguria, Lazio, Trento, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Sicilia)
 
TREND GIALLO Costante (Bolzano, Sardegna, Valle d’Aosta) Altalenante (Puglia, Abruzzo, Molise)
 
TREND ARANCIONE altalenante da tenere sotto osservazione (Campania, Calabria, Basilicata)
 
TREND ROSSO in trend negativo o con indici preoccupanti (nessuna regione al momento) .
 
I  miglioramenti registrati continueranno a manifestarsi solo ed esclusivamente se le restrizioni continueranno ancora per qualche settimana e se non si abbasserà la guardia a livello individuale. 
 
Quando si arriverà allo zero o a pochissimi nuovi casi? Dopo non aver cambiato mai idea e previsione a livello nazionale: vi abbiamo sempre detto che sarebbe stata la terza decade di aprile, da oggi inizieremo anche le previsioni per aree geografiche, che aggiorneremo man mano, ma con una precisazione molto importante.
 
La nostra previsione si baserà sui nuovi positivi sintomatici o in mancanza di dati futuri comunicati che differenzieranno i sintomatici dagli asintomatici  si riferirà al numero di nuovi positivi ricoverati.
 
Spieghiamo meglio e spieghiamo perché.
Ci sarà un punto nei prossimi giorni in cui in alcune regioni il numero di contagi calerà drasticamente. Interromperanno i tamponi? Non crediamo. Si andrà alla ricerca,come è giusto che sia all’inizio e alla fine di un’epidemia, di coloro che sono venuti in contatto con le ultime persone risultate positive ….
 
A questo concorrerà uno screening di massa, fatto magari con tipi di analisi o tamponi diversi. Chiaramente il numero di positivi asintomatici si innalzerà inevitabilmente Ovviamente non si potranno mettere tutti questi dati dentro lo stesso calderone. Quando scopriremo anche dai dati ufficiali che forse  in Italia un milione di persone è rimasto nelle settimane e mesi precedenti contagiato ovviamente la pericolosità del contagio sarà venuta meno.
 
Dubitiamo che ci verrà fornita almeno col tipo di tampone ora utilizzato la distinzione tra nuovi positivi sintomatici , poco sintomatici ed  asintomatici.Ovviamente, in assenza di questo dato a quel punto andremmo a verificare i “nuovi ricoverati covid”.
 
La percentuale dei ricoverati ora si attesta sul 38%  rispetto all’intero numero di tutti i positivi accertati e in essere al momento,  mentre  è stata superiore anche al 50 per cento fino al  21 marzo e ancora più superiore nelle prime fasi.        



IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 29 MARZO

Nazione - Giorno a partire dal 100° caso accertato in cui le nazioni si trovano in questo momento (mattina del 30 marzo) - Casi totali - Deceduti - Tasso di letalità apparente -  Numero dii casi per nazione al quindicesimo giorno - Numero di casi per nazione al venticinquesimo giorno. 



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IL TREND DEI DESIDERI

UNO SGUARDO ALLA SITUAZIONE GLOBALE
 
I dati del 29 marzo ci regalano una situazione in miglioramento non solo dal “nostro” punto di vista degli incrementi percentuali a 5 giorni ma anche in termini assoluti. In calo per il secondo giorno consecutivo il numero totale dei decessi giornalieri (756) , mentre i casi totali sono aumentati di 5217 .
 
 Il massimo dell’aumento dei casi totali c’è stato finora il 21 marzo, che, come ben sa chi ci sta seguendo , è da noi considerato il “punto massimo del contagio” dal punto di vista nazionale (6557 nuovi casi totali registrati dal sistema in quel giorno) o comunque la fine del  periodo più critico che c’è stato tra il 15 e il 21 marzo.   
 
A supporto della nostra tesi anche un grafico, il più interessante sicuramente tra quelli proposti ieri in conferenza stampa della Regione Lombardia, che mostrava l’andamento delle chiamate ai numeri di pronto soccorso/intervento della regione, ora in calo e con un “picco” registratosi proprio nel periodo 15 21 marzo.
 
Per la prima volta ieri in TV siamo riusciti ad ascoltare un esperto, che ha proposto un approccio numerico molto simile a quello che stiamo utilizzando noi: un astrofisico, ospite di una trasmissione pomeridiana su Raitre, infatti, ha presentato un grafico degli incrementi percentuali giornalieri.
 
Secondo la sua opinione, tracciando una retta, si potrebbe arrivare allo zero addirittura tra una decina di giorni.
 
Chi  ci segue da diverso tempo avrà notato che un indice più preciso per raccontare la situazione e il trend è quello da noi utilizzato dell’incremento percentuale a 5 giorni, che ci prospetta un andamento più curvilineo che rettilineo e quindi, per dirla in modo più semplice, tempi di avvicinamento allo zero che sono sicuramente maggiori di quelli auspicati dall’astrofisico ma sicuramente molto minori di quelli proposti dalla maggior parte delle persone che sta analizzando l’evolversi della situazione Coronavirus anche in termini numerici.
 
La situazione degli incrementi percentuali a 5 giorni  può  essere sintetizzata in questo modo:
 
TREND VERDE (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Marche, Liguria, Lazio, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Umbria)
 
TREND GIALLO Costante (Campania) Altalenante in regioni con casi per lo più inferiori a 1000,  che vengono caricati nei dati ufficiali man mano con frequenze diverse (Trento, Bolzano, Sardegna, Valle d’Aosta, Molise) in trend positivo negli ultimi due giorni dopo una fase di diversi giorni in situazione preoccupante (Sicilia)
 
TREND ARANCIONE altalenante ma con una leggera tendenza al rialzo da tenere sotto osservazione (Abruzzo, Calabria, Basilicata)
 
TREND ROSSO in trend negativo o con indici preoccupanti (nessuna regione al momento) .
 
Diamo ora uno sguardo alla situazione internazionale.
Nella tabella da sinistra a destra  troviamo  il giorno a partire dal centesimo caso accertato in cui le diverse nazioni si trovano in questo momento (mattina del 30 marzo), i casi totali, i deceduti, il tasso di letalità apparente, il numero dei rispettivi casi al quindicesimo e poi al venticinquesimo giorno.
  
Quello che balza subito all’occhio dalla tabella  è il tasso di letalità completamente diverso tra nazione e nazione e che per questo motivo noi abbiamo definito “apparente”.
 
In realtà, stando agli studi dei virologi, non esistono virus diversi tra nazione e nazione e quindi la maggior parte della differenza tra questi tassi di letalità dipende o per sottostima del numeratore (decessi)… si veda in particolar modo la Germania, che conteggia solo i decessi di persone senza altre patologie, o del denominatore (numero di casi totali), condizione comune a tutto il pianeta, vista la presenza difficilmente tracciabile degli asintomatici, ma soprattutto dell’Italia, in cui il tasso di letalità è al momento circa 9 o 10 volte superiore all’1,14, che dovrebbe essere più o meno quello di una popolazione con  fasce di età più anziane come la nostra.
 
Quindi, di  conseguenza, il numero dei positivi reale dovrebbe essere allo stesso modo di 9 o 10 volte superiore rispetto a quello comunicato e quindi aggirarsi nella nostra nazione intorno al milione di unità .
 
Per quanto riguarda questo argomento potete anche leggere il nostro punto di qualche giorno fa  “Quando i numeri sono diversi… ma sono uguali( regione di Vattelappesca)”.
 
Sicuramente il numero di casi positivi non tracciati è una variabile che potrebbe allungare i tempi di avvicinamento allo zero, perché presupponiamo ed è anche auspicabile che i test, usciti dalla fase più critica, verranno fatti anche a persone poco sintomatiche e/o  nell’ambito familiare/lavorativo dei positivi accertati.
 
Poi, in una fase successiva, magari con modalità diversa dal’attuale  tampone, potrebbe essere fatto anche uno screening di massa per capire chi sia stato positivo e in che tempi.
 
Ritornando al panorama internazionale, che approfondiremo con un altro post nei prossimi giorni, possiamo ora sintetizzare ed anticipare che a nostro avviso l’Italia è una delle nazioni che si è comportata finora meglio sotto molteplici punti di vista.
 
Ha avuto sicuramente una situazione più sfortunata rispetto ad altre nazioni e con un solo grande errore (altre nazioni ne hanno fatti diversi di grandi errori) – un solo grande errore - che ha inciso in modo considerevole sia sul contagio che sui decessi: quello di non aver istituito ad inizio marzo la zona rossa nel Bergamasco.
 
Un provvedimento, quello della zona rossa, che invece è stato fatto in modo tempestivo e andando anche contro l’opinione popolare, in altre aree, basti pensare, solo per citarne qualcuno, ai casi  del lodigiano (prima zona rossa in ordine cronologico in un paese occidentale) di Agira nell’ennese, di 4 paesi nella provincia di Salerno e della vicina Fondi.        
 



IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 28 MARZO

SPOSTIAMO LE LANCETTE DELL’OROLOGIO AVANTI 
ALMENO 500.000 I DECESSI EVITATI
 
Ogni  4 giorni pubblichiamo la tabella con gli incrementi percentuali “a 5 giorni” dei casi totali e dei decessi, indicatori che vengono usati poco in statistica e ancora più raramente da giornali e siti internet in questi giorni, ma che noi stiamo usando frequentemente e che ci fanno comprendere che la fine del tunnel non sia poi così lontana. Come potete vedere questi valori sono in costante discesa (miglioramento) da quando sono iniziate le misure restrittive.
 
Abbiamo già scritto il 20 e il 24  marzo che nella terza decade in aprile in Italia si dovrebbe avere una situazione con numeri di decessi e contagi a zero o prossimi allo zero e ci sentiamo di confermare anche oggi quella previsione.
 
Per quanto riguarda la situazione dei contagi l’incremento percentuale a 5 giorni è sceso di valore (migliorato) rispetto a quattro giorni fa in tutte le regioni italiane con almeno mille casi accertati. La tabella per regioni completa è pubblicata sulla pagina del sito dove potete trovare altri grafici oltre a tutte le nostre considerazioni fatte giorno dopo giorno.
 
La tabella per regione ci dice anche che le zone a cui prestare più attenzione sono quelle del sud e delle isole e che anche il nostro indice può avere scarsa affidabilità in caso di regioni con pochi casi che vengono caricati nei dati ufficiali man mano con frequenze diverse.  
 
Ma come ormai stiamo “copia incollando” da una settimana “L’incremento percentuale a 5 giorni sui dati regionali ci confermano che il centro e il sud Italia saranno risparmiati dal numero a livello assoluto di contagi che hanno contraddistinto alcune zone del Nord Italia. Le misure restrittive sono state prese in tempo per evitare al centro a al  sud una crescita esponenziale dei contagi in questa ondata.”
 
Veniamo alla situazione dei decessi, che hanno superato la soglia dei 10.000Ma quanti sarebbero stati se non ci fossero state le misure restrittive??? Se utilizzassimo le stesse percentuali che c’erano nella prima decade di marzo arriveremmo a più di 500.000 .
 
Senza contare che è una constatazione fatta con percentuali di un periodo in cui gli ospedali non erano al collasso. Bisognerebbe aggiungere tutti quelli che sarebbero deceduti per la totale assenza di un sistema sanitario andato in tilt . Anche una semplice appendicite sarebbe stata incurabile.
 
La curva dei decessi e una nostra analisi ci dice che alla fine del giorno 1 aprile potremmo raggiungere circa 13.200 decessi, ma chiaramente noi speriamo che la percentuale dei decessi diminuisca ancora più rapidamente.
 
Molto inciderà come di consueto la Lombardia. Purtroppo nel periodo 15 - 21 marzo soprattutto nell’area lombarda c’è stata una situazione gravissima . Avremo in questi giorni numeri di decessi peggiori alla tendenza prospettata se ad incidere di più saranno (negativamente) le situazioni in cui non si è potuto agire con le giuste terapie in quel periodo  e che si sono protratte fino ad ora oppure migliori alla tendenza se ad incidere di più (positivamente) saranno una maggiore efficienza nelle terapie dovute alla situazione meno oppressiva di questo periodo.    
 
Capite benissimo che riaprire tutto subito ora sarebbe da folliUna cosa è farlo con centinaia di migliaia di positivi in giro e un conto farlo con una situazione prossima allo zero che non è poi così lontana nel tempo. 
 
Poi che il rientro alla normalità sarà comunque lento e che la  situazione bisognerà essere attenzionata anche nelle settimane e nei mesi successivi è vero. 
 
Ma sicuramente il tempo ci darà armi come farmaci specifici e dalla grande efficacia oppure più probabilmente  un’app da installare obbligatoriamente sul nostro telefonino se si vuole uscire da casa e che consentirebbe di chiudere magari solo un centinaio di persone in casa e non un’intera nazione qualora si verificasse successivamente un piccolo focolaio.  
 
 
  

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 27 MARZO

casi totali, incremento percentuale, coronavirus
TREND CONTAGI BUONO IN TUTTA ITALIA –NUMERO MAX CONTAGI IL 21 MARZO – NUMERO MAX DECESSI IL 27 MARZO (??) –NUMERO MAX RICOVERATI ANCORA DEVE ARRIVARE. 
LA “NOSTRA CURVA DELLA SPERANZA”
 
Il nostro indicatore “incremento percentuale a 5 giorni” mostra un trend positivo per tutte le regioni italiane.
 
Nella tabella si possono vedere i valori calcolati il 25, il 26 e il 27 marzo
 
Il centro e il sud Italia saranno risparmiati dal numero a livello assoluto di contagi che hanno contraddistinto alcune zone del Nord Italia
Le misure restrittive sono state prese in tempo per evitare al centro a al  sud una crescita esponenziale dei contagi in questa ondata.
Importante naturalmente perché tutto si azzeri è restare ancora qualche settimana a casa.
 
Chiaramente più il numero è alto e più c’è bisogno di attenzione, ma se si pensa che gli indici il 20 marzo erano, ad esempio, Campania 124,93, Puglia 152,6, Sicilia 117,02, Lazio 131,19 si capisce che le misure di distanziamento sociale funzionano sicuramente: quei valori ora sono nettamente più bassi. 
 
Il giorno in Italia in cui sono stati registrati ufficialmente più contagi è tuttora il 21 marzo: 6557 .
 
E anche se un giorno troverete un numero più alto non preoccupatevi: il numero di tamponi fatto il 21 marzo è stato di 26336.
 
Il 26 marzo si è raggiunto un numero vicino di nuovi contagiati 6153 .. ma sapete con quanti tamponi? 36615 .Più di 10.000 tamponi , quindi, e più o meno lo stesso numero di nuovi contagi.
 
Questo ci fa capire che il periodo peggiore per il contagio è passato. Ciò non vuol dire che sia finita l’ondata ma che siamo sicuramente sulla strada giusta.   
 
Sì… ma perché il numero dei decessi aumenta? Chiaramente prima una persona ha i sintomi… poi, se questi sono abbastanza seri, viene ricoverato. Tra i ricoverati la stragrande maggioranza guarisce e una parte minore purtroppo non ce la fa.
 
I tempi mediani in giorni dal ricovero in ospedale al decesso sono 4, dai dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità una decina di giorni fa.
 
Considerando che il max dei contagi c’è stato il 21 marzo e considerando che comunque il numero dei ricoverati è in aumento e che le terapie possono essere migliorate nel frattempo, un tempo dai 6 agli 8 giorni può essere considerato valido perché il numero max dei decessi segua quello max del contagio.  Quindi… ci siamo.
 
Il numero max dei ricoverati ancora deve arrivare nella maggior parte delle regioni italiane,  perché ovviamente un ricovero non dura solo pochi giorni e  i nuovi ricoverati si aggiungono man mano a coloro che già c’erano prima e che nel frattempo non siano stati dimessi o siano deceduti.
La “nostra curva della speranza”, che mostra l’andamento dell’incremento percentuale a 5 giorni, continua ad abbassarsi costantemente . Quando sarà a zero l’ondata sarà finita. Mancano ancora solo poche settimane!  




IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 26 MARZO

CONTAGI IN CALO IN TUTTA ITALIA!  IPG DECESSI PER LA PRIMA VOLTA SOTTO IL 10%. ATTENZIONE ALLA SICILIA!

 
L’incremento percentuale a 5 giorni da noi utilizzato ci indica che dal 25 al 26 marzo  (vedi tabella) i dati sono scesi (migliorati) in pratica in tutta Italia.
 
Come abbiamo scritto già ieri “L’incremento percentuale a 5 giorni sui dati regionali ci confermano che il centro e il sud Italia saranno risparmiati dal numero a livello assoluto di contagi che hanno contraddistinto alcune zone del Nord Italia.
 
Le misure restrittive sono state prese in tempo per evitare al centro a al  sud una crescita esponenziale dei contagi in questa ondata.”
Importante naturalmente perché tutto si azzeri restare ancora qualche settimana a casa.
 
Per la prima volta, inoltre, l’incremento percentuale dei decessi in Italia è sceso sotto la soglia del  10% . 
 
Gli indici dei decessi sono in graduale decrescita come potete vedere dalle tabelle degli indici pubblicate in questa  pagina del nostro sito
 
Un dato da tenere sotto attenzione è quello riguardante i casi totali in Sicilia. Innanzitutto perché l’indice percentuale a 5 giorni continua a rimanere superiore a 90 nonostante le misure restrittive. 
 
Per questo abbiamo creato  per questa regione una tabella apposita per controllare l’evoluzione dell’incremento percentuale a 5 giorni. Notiamo che dal 22 marzo c’è qualche segnale di miglioramento, ma sicuramente bisogna prestare attenzione all’evoluzione dei dati nei prossimi giorni.
 
Situazioni di criticità negli ospedali continueranno ad esserci anche in altre aree italiane ma dovute al fatto che, a differenza del picco del contagio, il picco dei ricoveri (che è successivo) ancora non è arrivato nella maggior parte delle regioni italiane.
 
Per completezza di informazioni pubblichiamo lo stesso i dati di Valle d’Aosta, Basilicata e Molise. Il nostro indicatore perde di efficacia nel confronto giornaliero per realtà più piccole e con casi limitati, quando i  dati vengono caricati dalla Protezione Civile con frequenze diverse. Ma notiamo sicuramente un trend migliorativo per tutte queste regioni e province che una settimana fa (il 20 marzo) avevano infatti questi valori Molise (194,11) , Valle d’Aosta (363,16) , Basilicata  (372,72).
 
n ricovero non dura solo pochi giorni e  i nuovi ricoverati si aggiungono man mano a coloro che già c’erano prima e che nel frattempo non siano stati dimessi o siano deceduti.
La “nostra curva della speranza” che mostra l’andamento dell’incremento percentuale a 5 giorni continua ad abbassarsi costantemente . Quando sarà a zero l’ondata sarà finita. Mancano ancora solo poche settimane!  


SICILIA

 

 

Sicilia

Incr Perc 5 giorni

14-mar

188,89

15-mar

203,23

16-mar

156,63

17-mar

106,09

18-mar

116,92

19-mar

117,95

20-mar

117,02

21-mar

130,04

22-mar

165,82

23-mar

155,67

24-mar

148,82

25-mar

143,63

26-mar

137,55





IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 25 MARZO

IL CONTAGIO SCENDE IN QUASI TUTTA ITALIA. IL PROBLEMA SONO I RICOVERI. 

 
Come abbiamo scritto nei giorni scorsi non bisogna tenere d’occhio soltanto un picco ma diversi picchi.
 
L’incremento percentuale a 5 giorni sui dati regionali ci confermano che il centro e il sud Italia saranno risparmiati dal numero a livello assoluto di contagi che hanno contraddistinto alcune zone del Nord Italia. Le misure restrittive sono state prese in tempo per evitare al centro a al  sud una crescita esponenziale dei contagi in questa ondata.
 
L’indice percentuale a 5 giorni mostra un miglioramento su tutto il territorio nazionale. Fanno eccezione la Sicilia e Trento .
 
Ma potrebbero almeno per il secondo caso esserci problemi di dati che arrivano in ritardo e conteggiati in modo diverso . Per esempio i casi totali  conteggiati ieri nel comunicato della Protezione Civile in provincia di Latina sono 198 , mentre in realtà sono 237 (fonte asl di ieri) . L’altro ieri ne erano stati conteggiati 159 anche se in realtà erano 193. In pratica in questo caso si viaggia con circa 2 giorni di ritardo. In altri casi potrebbero essere in tempo reale, in altri con un ritardo di un giorno, in altri anche con ritardi pari o superiori ai 3 giorni.
 
Per questo utilizziamo l’indice di incremento percentuale a 5 giorni che attenua nella maggior parte dei casi queste fluttuazioni.   
 
Per completezza di informazioni pubblichiamo lo stesso i dati delle regioni con meno di 500 contagi accertati ma vi avvertiamo che per le questioni indicate anche il nostro indice, essendo piccoli i numeri,  per queste regioni  è un indicatore che ha un modesto valore. 
 
Per orientarvi riteniamo che un indice percentuale a 5 giorni che continui a restare per qualche giorno sotto i 90  sia abbastanza confortante.
Oltre ad esserci un picco nazionale e i diversi picchi regionali e locali per i contagi, c’è un picco o diversi picchi per i decessi e per i ricoveri.
 
Nei tre giorni passati per i decessi c’è stato un incremento percentuale giornaliero oscillante sceso tra 10 e 12 . Anche se ci fosse una tendenza ancora migliore e si dovesse scendere all’8 per cento si arriverebbe ad un numero di decessi giornalieri oggi pari  a 600.    
 
I decessi seguono di qualche giorno in linea temporale i contagi e non necessariamente con lo stesso andamento .
 
Quello che è problematico sono i numeri delle persone ricoverate per Covid che si manterranno alti in tutta Italia per diversi giorni . 
 
I vari picchi regionali lì ancora devono quasi tutti arrivare, poiché come è facilmente intuibile un ricovero non dura soltanto un giorno ma anche 3 o 4 settimane.
 
E quindi analizzeremo nei prossimi giorni soprattutto su questo punto  l’evolversi della situazione.
 
Molte zone del centro e del sud sono carenti  di posti di terapia intensiva e sub- intensiva rispetto al numero di abitanti e quotidianamente sappiamo anche della difficoltà in tutto il mondo ormai a reperire mascherine e reagenti per i tamponi.  
 
Nel caso di alcune zone del Centro e del Sud anche un aumento minimo dei ricoveri può creare difficoltà. Per questo c’è anche una corsa contro il tempo per aumentare i posti soprattutto di terapia intensiva  e sub-terapia in tutta Italia.  
 
Noi nei prossimi giorni monitoreremo questa situazione e controlleremo come gli incrementi percentuali continueranno a scendere nelle varie zone: più lo faranno in maniera repentina e più sarà meglio.


IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 24 MARZO

QUELLA LUCE IN FONDO AL TUNNEL CHE APPARE SEMPRE PIU’ CHIARA

 
Ripubblichiamo dopo 4 giorni la tabella con gli incrementi percentuali “a 5 giorni” dei casi totali e dei decessi, indicatori che vengono usati poco in statistica e ancora più raramente da giornali e siti internet in questi giorni, ma che noi stiamo usando frequentemente e che ci fanno comprendere che la fine del tunnel non sia poi così lontana.
 
Il ragionamento, che apparentemente può apparire complicato, invece  è semplice: Se fino ad un paio di settimane fa per ogni 100 contagiati 5 giorni dopo ne trovavamo 200… ora per ogni 100 contagiati dopo 5 giorni ne rileviamo 70.
 
I numeri, a livello percentuale, , sia per i contagi che per i decessi, come chiaramente si evince dalla tabella, diminuiscono costantemente già da un paio di settimane, senza quegli alti e bassi che troviamo molto spesso nei dati “fotografati” a livello assoluto e che magari disorientano le nostre speranze.
 
Abbiamo già scritto il 20 marzo che nella terza decade in aprile in Italia si dovrebbe avere una situazione con numeri di decessi e contagi a zero o prossimi allo zero e ci sentiamo di confermare anche oggi quella previsione.
 
Veramente il giorno 20 marzo ci eravamo permessi di fare anche una previsione un pochino più azzardata: il raggiungimento al giorno 24 marzo di circa 6500 decessi, tenendo conto che “l’efficacia delle terapie fosse pari a quella fino ad allora registrata”. I decessi registrati sono stati 6820.
 
Fino ad allora nei primi 20 giorni di marzo c’erano stati circa 4000 decessi (200 al giorno) e quindi prevederne addirittura 2500 in soli 4 giorni a primo impatto poteva sembrare un’ipotesi pessimistica e peggiorativa, ma in realtà considerava una tendenza che faceva diminuire molto i decessi  in modo percentuale ( e quindi migliorativa).
 
Ciò per dire che non si può prevedere con esattezza assoluta un dato, una precisa evoluzione, ma se si fanno le opportune valutazioni statistiche ci si può avvicinare.
 
Da considerare anche che il nostro sistema sanitario nei giorni scorsi è stato sottoposto ad una situazione difficilissima da affrontare e chiaramente in un frangente del genere riuscire ad essere efficaci nelle terapie dei ricoverati diventa un’impresa titanica, rischiosissima e da apprezzare e lodare in tutti i modi possibili.
 
Nei prossimi giorni pubblicheremo dei dati che evidenzieranno come il sistema Italia (in particolare quello sanitario) sia stato per ora uno dei migliori nell’affrontare l’emergenza Covid 19 .
 
Perché non abbiamo fatto una previsione a breve termine sui numeri dei contagiati e la abbiamo fatta sui decessi? Perché quello dei decessi è uno dei dati comunicati che meno risente di incognite e fluttuazioni.
 
Abbiamo affermato una cosa più intuitiva il 19 marzo: che il dato dei positivi è sottostimato, per via soprattutto dell’alta presenza di asintomatici, e le stesse nostre considerazioni sono state fatte ieri in un’intervista dal capo della Protezione Civile, Borrelli.
 
Ma, a nostro avviso, anche il dato dei contagiati, seppur sottostimato, è comunque un ottimo campione e la sua evoluzione è da ritenere non molto dissimile da quella  effettiva.
 
Abbiamo anche detto un altro post che i media ci parlano sovente di un picco, di un’evoluzione, ma a nostro avviso le evoluzioni e i picchi da analizzare sono diversi. Quindi non ci deve spaventare se ad esempio ieri i contagiati sono diminuiti per il terzo giorno consecutivo mentre i decessi sono invece aumentati rispetto al giorno precedente.. d’altronde i decessi sono successivi in linea temporale di qualche giorno rispetto ai contagi.
 
Quindi diciamo che è molto probabile che il picco del numero dei contagi si sia verificato ufficialmente il 21 marzo, o addirittura qualche giorno prima, visto che i tempi di acquisizione e comunicazione di dati non è immediata.            



IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 23 MARZO


coronavirus, 23 marzo, casi totali

DUE RONDINI FANNO PRIMAVERA?
 
Oggi facciamo un’analisi più “semplice” possibile dei grafici per consentire un po’ a tutti di comprendere l’evoluzione dei dati
 
I dati di ieri comunicati dalla Protezione Civile confermano la diminuzione sia del numero dei casi totali dei contagiati (grafico a sinistra) e sia del numero dei deceduti per il secondo giorno consecutivo.
 
Se guardate l’altezza delle colonne nel grafico dei casi totali (sempre quello di sinistra) vi accorgerete che è la prima volta che accade per due giorni consecutivi.
 
L’auspicio è che le altezze di quelle colonne diminuiscano man mano fino a diventare invisibili fra qualche settimana.
 
Chi ci segue da qualche giorno sa che la nostra attenzione è focalizzata soprattutto sugli incrementi percentuali. Che significa? Se troviamo un incremento percentuale giornaliero del 10 per cento significa che per ogni 100 contagiati che c’erano nel giorno precedente se ne sono aggiunti 10. Se troviamo un incremento percentuale dell’8 per cento vuol dire che per ogni 100 che c’erano il giorno prima se ne sono aggiunti “solo” 8 e quindi ovviamente la situazione è migliore.
 
Ieri 17 regioni su 20 hanno fatto segnare un incremento percentuale giornaliero minore ( e quindi migliore) rispetto al giorno precedente. Fanno eccezione Sardegna, Emilia Romagna ed Abruzzo.   
 
I nostri lettori sanno che noi abbiamo puntato costantemente l’attenzione su altri indicatori (gli incrementi percentuali a 3 e 5 giorni), che vengono usati molto raramente in statistica e ancor meno da giornali e siti internet in questi giorni.
 
In pratica utilizzano lo stesso ragionamento dell’incremento percentuale giornaliero ma facendo i calcoli a 3 e 5 giorni di distanza. Ebbene abbiamo notato una decrescita pressoché costante di questi valori sia per quanto riguarda i casi totali che per i decessi a partire dal periodo 10 – 12 marzo.
 
Nel grafico a destra potete vedere l’andamento dell’incremento percentuale a 3 giorni dei casi totali. Anche in questo caso l’auspicio è che quei numeri si avvicinino sempre di più allo zero e che le colonne ad un certo punto non abbiano più un’altezza, perché vorrà dire che l’ondata sarà finita.     





IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 22 MARZO



coronavirus, casi totali, incremento percentuale, inventa un film


QUANDO I NUMERI SONO DIVERSI… MA SONO UGUALI
 
Nella regione di Vattelappesca la mattina si registrano per un’epidemia 5 morti e 100 contagiati. il tasso di letalità è una frazione che ha al numeratore il numero di decessi e al denominatore il numero dei positivi… quindi nel caso della mattina a  Vattelappesca 5/100 = 0,05 = 5% .
 
Il governatore di quella regione decide di procedere a dei tamponi. Nella serata, per fortuna i decessi sono sempre 5 ma arrivano i risultati dei tamponi. Adesso i contagiati risultano 200 . Quindi nella serata il tasso di letalità diventa 5/200 = 0,025 = 2,5% .
 
Non ci interessa in questo momento sapere se quei tamponi siano stati fatti ad una determinata categoria sociale, oppure se siamo ad una fase iniziale o finale di quell’epidemia o quali saranno le decisioni successive del Governatore.
 
Quello che ci interessa sapere è che la situazione a Vattelappesca tra la mattina e la sera non è cambiata eppure il tasso di letalità è stato dimezzato.
 
Questo per asserire che ci sono sicuramente dei fattori che influenzano questo tasso, come l’anzianità della popolazione o magari l’ area geografica o altri elementi che verranno valutati con studi approfonditi, ma la maggior parte delle differenze che troviamo tra tassi di letalità soprattutto tra aree geografiche contigue o con le stesse caratteristiche di età tra la popolazione dipende semplicemente dal numero dei tamponi effettuati
 
Nella non lontana nazione di Vattelappeschen si registrano per la stessa epidemia una mattina 5 morti e 100 contagiati. Il tasso di letalità è anche qui quindi del 5/100 = 5% . Però poiché due erano malati di cuore , uno di diabete ed un altro di cancro si decide di escludere dal numero dei decessi dell’epidemia chi ha altre patologie. Quindi il tasso di letalità comunicato è 1/100 = 1%.
 
La differenza in questo caso sta nella comunicazione dei dati e chiaramente ognuno a livello soggettivo può decidere quale sia quella più opportuna da dare o da ricevere.
 
Veniamo ai grafici dei casi totali (contagiati + decessi + guariti) pubblicati oggi. A sinistra come la hanno “raccontata” in pratica tutti: un’ascesa, un picco da raggiungere e poi una discesa: speriamo che poi qualcuno aggiunga anche che anche in fase di discesa le precauzioni da prendere dovranno  essere sempre le stesse… anzi  magari si dovrà alzare ancora di più la guardia.
 
Noi invece abbiamo preferito “raccontarvela” nei giorni precedenti in modo diverso. Sentivamo serpeggiare nei post e nelle chat un’aria di ansia, dubbi sull’efficacia degli sforzi effettuati, incapacità di comprendere a volte soprattutto nei più giovani quel consiglio/imperativo di “restare a casa”.
 
Abbiamo utilizzato il grafico a destra quello degli incrementi percentuali a 5 giorni che vedevamo quasi sempre costantemente scendere: per far capire che quella era la strada giusta da seguire e che i risultati della consapevolezza, dell’attenzione, della responsabilità già man mano li stavamo raccogliendo .
Eppure i dati, i numeri… erano gli stessi, anche in questo caso cambiava solo il modo di analizzarli e comunicarli. 


IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 21 MARZO

coronavirus, inventa un film, decessi giornalieri, grafici

QUANDO ARRIVA IL PICCO?  MA QUALE PICCO? L’IMPORTANTE E’ LA FORMA DEL PICCO .
 
Si parla spesso di “picco” per il coronavirus, ma pensandoci bene ci sono diversi fasi che si può avere interesse ad  analizzare ed ognuna di queste ha evoluzioni e momenti temporali diversi.
 
Contagio (Giorno 0)
Primi sintomi ( Giorno 6 in media)
La Protezione Civile comunica i dati dei positivi (Giorno 15-20 in media).
Decessi
Ricoveri in ospedale.
 
Ognuna di queste situazioni ha un’evoluzione ed un picco. Quindi quale di questi  picchi stiamo aspettando?
Il picco del momento del contagio potrebbe essere già stato superato in tutte quelle zone soprattutto del centro e del sud Italia in cui si sono rispettati consigli e regole in questi 15 giorni di stretta e non ce ne saranno altri se si continueranno a rispettare. Il centro e il sud Italia sono le zone in tutta Europa  in cui le misure restrittive sono scattate prima e potrebbero essere “avvantaggiate”.
 
Chiaramente i dati statistici del momento del contagio e i relativi picchi si potranno  vedere con certezza  solo a ritroso.
 
Il dato dei contagiati comunicato dalla Protezione Civile giornalmente è un indicatore che non deve essere preso a sé stante ma deve essere arricchito da numerosissime ulteriori informazioni. Prime fra tutte il numero dei tamponi, le modalità in cui questi si fanno nelle varie regioni , le tempistiche diverse in cui vengono acquisiti i dati delle varie province. E’ inutile che aspettiamo quel picco: poco indicativo.
Un esempio banale. Se interrompessimo oggi i tamponi già avremmo raggiunto quel picco. Se continuassimo ad incrementarli ad oltranza, come sta avvenendo anche forse giustamente in questo periodo, troveremmo sempre più positivi asintomatici e paradossalmente quel picco potrebbe essere raggiunto addirittura dopo quello dei decessi.    
 
 
L’indicatore più sicuro da un punto di vista statistico in questo momento è quello dei decessi col Coronavirus . Lì il picco in Italia ancora purtroppo non si è registrato ( il grafico a sinistra mostra il numero dei decessi giorno per giorno in Italia)
 
L’importante è comunque la forma dei picchi. 
 
E’ augurabile sia analizzando i dati nazionali che quelli locali che i grafici sia dei contagi e sia dei decessi  abbiano un andamento come una collina e non picchi con pendenze improvvise.
 
Gli incrementi percentuali, su cui noi stiamo insistendo nelle analisi in questo periodo, misurano quindi le pendenze di questi andamenti e quando non li vediamo schizzare in alto dobbiamo tirare un sospiro di sollievo (Nel grafico a destra gli incrementi percentuali giornalieri dei decessi in Italia)            
 


IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 20 MARZO
 
CORONAVIRUS: LE NOSTRE PROIEZIONI IN BASE AI DATI GIA’ REGISTRATI
 
PROIEZIONE: QUANDO FINIRA’?
 
Uno dei dati statistici più importanti da tenere in osservazione sono gli incrementi in percentuale del totale dei casi totali e dei  decessi .
 
In pratica più questi dati tendono  a scendere e più la situazione in prospettiva migliora.

Quando si arriverà a 0 vuol dire che l’ondata sarà finita.
 
Come potete vedere dalle nostre tabelle calcolate sugli incrementi percentuali  dei casi e dei decessi “negli ultimi 5 giorni” la situazione si sta evolvendo costantemente in modo positivo, almeno da questo punto di vista.
 
A nostro avviso, in base ai dati riportati, per fine aprile in Italia si dovrebbe avere una situazione come è quella che attualmente c’è in Cina con numeri di decessi e contagi a zero o prossimi allo zero.
 
PROIEZIONE: CI SARANNO ANCORA MOLTI DECESSI?

Purtroppo per tutto il mese di marzo ci saranno ancora molti decessi al giorno.
 
In particolare la nostra proiezione ad oggi per il 24 marzo è del raggiungimento di un numero totale di circa 6500 decessi, tenendo conto naturalmente del trend, di altri calcoli  e supponendo che l’efficacia delle terapie sia pari a quella finora registrata.  
 
 
NOTIZIA CERTA IN BASE AI DATI  REGISTRATI
 
Se il trend dei decessi fosse stato quello tra i 4 e l 9 marzo i decessi totali sarebbero stati 37612 al giorno 24 marzo.
 
Ciò significa che le misure restrittive finora adottate e il senso di responsabilità dimostrato dalla maggior parte degli Italiani hanno già contribuito a salvare la vita ad almeno 30000 connazionali.
 
Restare a casa e rispettare le regole è servito e servirà ancora.



IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 19 MARZO
 
ANDRA’ “QUALCOSA” BENE? QUALCHE DATO STATISTICO AL MOMENTO E’ CONFORTANTE
PERCHE’ IERI C’E’ STATA UN’IMPENNATA NEL DATO DEGLI “ATTUALMENTE POSITIVI”? 
PERCHE’ IN LOMBARDIA IL TASSO DI LETALITA’ E’ MAGGIORE CHE IN ALTRE ZONE?
 
 
Come abbiamo già detto ripetutamente quelli che a nostro avviso sono i dati statistici da tenere sotto osservazione sono gli incrementi percentuali giornalieri sia per quanto riguarda i contagi e sia per quanto riguarda i decessi.
 
Come potete vedere chiaramente dalle tabelle nell’articolo questi sono numeri che da qualche giorno danno segnali molto più confortanti rispetto a quelli di una o due settimane fa.
 
Ci rendiamo conto che è difficile far capire che avere centinaia di morti al giorno sia una buona notizia o che trovare il 10 per cento di respiratori in più ogni giorno sia un motivo che possa farci sorridere.
 
Però se i numeri degli incrementi percentuali continuano ad abbassarsi con questo ritmo a breve inizieranno anche a scendere i numeri “in senso assoluto” dei decessi e dei contagi.
 
Poiché i dati da cui attingiamo sono quelli comunicati alla Protezione Civile e ci rendiamo conto che non sempre possano arrivare dalle sedi periferiche con la stessa tempistica e la stessa esattezza abbiamo inserito altre due tabelle: quelle che calcolano gli incrementi percentuali di ogni singola data rispetto alla situazione dei tre e dei cinque giorni precedenti.
 
In questo modo auspichiamo che si possa cogliere meglio ancora la tendenza che anche in questo caso come potete leggere fino ad oggi è confortante.
 
Perché ieri, nella giornata del 19 marzo, c’è stata un’impennata nel dato dei nuovi contagi e quindi degli  “attualmente positivi” che oltre all’opinione pubblica ha “sconvolto” la maggior parte dei modelli di previsione fatti prima dagli esperti?
 
Diverse sono state le risposte… la nostra è la più semplice possibile: è aumentato il numero dei nuovi contagi perché si sono fatti più tamponi:
 
18 marzo:  16884… 19 marzo: 17236… mentre ad esempio il 17 marzo sono stati 10695 e il 10 marzo 6935.  Chiaramente l’aumento in una giornata del numero dei tamponi del 50 x cento va ad incidere anche sulla numerosità dei contagi calcolati.
 
La domanda che ci dovremmo porre è … perché è stato aumentato così sensibilmente il numero dei tamponi effettuato? 
 
Chissà.. magari perché il nostro sistema è diventato più efficiente e mentre qualche settimana fa faticava a farne 5000 ora ne fa quasi 20000 (notizia positiva)… oppure  perché più di qualche regione ha esteso il proprio campo di azione facendolo magari anche ad asintomatici (notizia positiva)… oppure ancora perché in più zone d’Italia sono aumentate improvvisamente le persone con sintomi (notizia negativa).
 
Chiaramente la prospettiva cambia a seconda di quali fattori abbiano inciso di più sull’aumento di questi tamponi avvenuto negli ultimi giorni.
 
Una cosa è certa: in tutta Italia e in particolare in alcune zone il numero dei positivi, purtroppo, è di gran lunga superiore di quello che traspare dai comunicati. 
 
In alcune zone forse anche 4 o 5 volte superiore. Perché con il metodo con cui si è agito nella stragrande maggioranza delle zone fino a qualche giorno fa (Vò Euganeo forse è una delle poche eccezioni)  sono stati pochissimi i tamponi fatti agli asintomatici.
A questo punto dal punto di vista statistico forse ha meno senso di parlare delle curve di contagi e addirittura di eventuali picchi e la nostra attenzione maggiore dovrebbe vertere di più sui dati dei decessi che sono oggettivi.
  
Veniamo all’ultimo interrogativo: perché in Lombardia il tasso di letalità è maggiore? Non sembra esserci una differenza di virus come ha detto più volte la maggior parte dei virologi.
 
Quindi, visto che il tasso di letalità è una frazione che ha al numeratore il numero di decessi e al denominatore il numero dei positivi,  la risposta è che il tasso risulta alto perché il tampone viene fatto solo su pazienti da Coronavirus che manifestano un’infezione sintomatica. In pratica , come detto prima, perché il numero dei positivi è sottostimato.              
   
 
IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 18 MARZO
   
 
C’è qualche notizia positiva nei dati di ieri? 

Ma serve davvero stare a casa? Sì. 10 giorni nostri a casa hanno già salvato quasi 10000 persone in Italia dalla morte.
 
 
Apparentemente il dato favorevole dei dati comunicati ieri a livello nazionale è la diminuzione dell’incremento degli “attualmente positivi” sceso da 2989 del 17 marzo a 2648 del 18 marzo.
 
Questo è stato possibile nonostante un leggero incremento della percentuale giornaliera di casi totali   (+ 13.5 contro il + 12,6 del giorno precedente) in virtù dell’elevato numero di dimessi e guariti (+ 1084 in una sola giornata).
 
Ma il dato più confortante è stato a nostro avviso il fatto che non ci sia stata un’impennata del trend giornaliero  nonostante  l’incremento dei tamponi negli ultimi giorni (10695 il 17 marzo e 16884 il 18 marzo… prima del 7 marzo se ne facevano meno di 5000 al giorno).
 
La notizia positiva e indiscutibile è la forte diminuzione degli incrementi percentuali a 3 giorni che c’è da qualche periodo sia nel numero dei casi totali che dei decessi. Potete vedere le tabelle nell’articolo .
 
Qualcuno si chiede: “Serve davvero stare a casa? Ogni giorno sembra un bollettino di guerra nonostante i nostri sforzi! Centinaia di morti al giorno. Ieri siamo arrivati a 2978”
 
Sì serve!! Leggete la tabella dell’incremento percentuale dei deceduti che si sta abbassando.  Il 10 marzo era 170,82 ora è 64, 62. Che significa? Che se il trend fosse stato quello avuto dal 7 al 10 marzo i morti in Italia per Coronavirus ora sarebbero 12533. Restiamo a casa!      

 

IL PUNTO STATISTICO DOPO I DATI DEL 17 MARZO


E SE IL PICCO FOSSE STATO GIA’ RAGGIUNTO? E’ POSSIBILE.

E SE TARDASSE AD ARRIVARE NON SAREBBE DA CONSIDERARE PER FORZA UN SEGNALE NEGATIVO
Per farla semplice:  se l’aumento percentuale dei casi totali di Coronavirus in Italia lunedì 16 marzo è stato circa del 13% e se il giorno dopo martedì 17 marzo è stato del 12% si potrebbe presupporre che mercoledì 18 marzo potremmo averlo dell’11%..... se appunto il trend è lo stesso!
Se fosse dell’11% che succederebbe? L’11 per cento di 31506 (i casi totali di martedì) è 3466, che è un numero inferiore a 3526 (il numero dell’aumento dei casi totali di martedì) .
Ciò vuol dire che si è raggiunto il famoso “picco”.  Chiaramente ciò  potrebbe non succedere per una controtendenza . D’altronde, se si guarda il dato storico degli incrementi percentuali dei casi, non ci sono mai stati tre giorni consecutivi con la medesima identica tendenza.
Ma anche se il picco tardasse ad arrivare non per forza sarebbe da considerare un segnale negativo. L’aumento dei casi infatti dipende da diversi fattori tra cui anche il numero di tamponi effettuati. Chiaramente se per esempio ogni regione decidesse un giorno diverso di fare tamponi di massa  ( e potrebbe essere come vedremo nei prossimi giorni anche auspicabile) il numero dei casi crescerebbe ma magari ci aiuterebbe ad avere  una situazione più sotto controllo e ancor di più a frenare  il contagio : per questo  il “picco” tanto aspettato  non è  il solo  indicatore di cui tenere conto.
Sicuramente… e questo è un dato certo… il distanziamento sociale, le regole restrittive, la consapevolezza e il senso di responsabilità della maggior parte degli Italiani stanno già facendo il loro effetto. E che effetto! Basta vedere le tabelle con le variazioni percentuali ad intervalli di 3 e 5 giorni che abbiamo pubblicato. Se si continuerà  in questo modo , senza abbassare la guardia , più passeranno i giorni e più vedremo i risultati anche sui numeri “assoluti”. Ma sia chiaro:  il “restiamo a casa” ha già ora evitato migliaia e migliaia di casi e salvato centinaia e centinaia di vite .